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Enduro MTB Italiano: nell’agonismo è tempo di bilanci

Con l’enduro delle Nazioni di Finale si chiude la stagione internazionale. E’ il momento di fare un’analisi della situazione agonistica tricolore

Podio Sophie Riva
Sophie Riva vince tra le U21

Si sono da poco spenti i riflettori sulla stagione internazionale dell’enduro, come consuetudine è il momento di fare un’analisi della salute del movimento, visto dal punto di vista puramente agonistico.

UPDATE: le precisazioni di Marco Tagliaferri ->ARTICOLO COMPLETO

Il rosa è il colore dominante

Come anche nella DH, nell’enduro i migliori risultati stanno arrivando dalla ragazze. Sophie Riva e Gloria Scarsi sono riuscite a raccogliere ottimi risultati in Coppa del Mondo, confermati anche al Trofeo delle Nazioni, dove le lady under hanno raggiunto il terzo posto, mentre le donne elite si sono piazzate in quarta posizione.

Gloria Scarsi Canyon Enduro
Gloria Scarsi EWS Petzen Jamnica 2022

Sarebbe bello riuscire a vedere Gaia Tormena in qualche prova delle EWS, poiché pensiamo che l’attuale campionessa italiana di specialità, nonché iridata xce potrebbe sicuramente dire la sua anche in questo contesto.

Gaia Tormena Enduro
Gaia Tormena

L’enduro è ancora uno sport maschio?

Guardando i risultati degli azzurri si potrebbe dire di no. Ma non sono solo i piazzamenti a destare preoccupazione, è soprattutto il numero di atleti azzurri al via delle diverse tappe dell’ews a segnalare un momento di crisi del sistema.

Sempre meno e sempre più lontani dalle posizioni di rilievo, i nostri ragazzi sembrano aver perso la voglia di mettersi in gioco nelle competizioni che davvero contano.

Se poi allarghiamo l’obiettivo e prendiamo in considerazione le categoria giovanili, vediamo che quest’anno non abbiamo avuto under in ews. Brutto segno anche in previsione futura.

Un movimento da rifondare

Due anni fa, davanti alla scomparsa del circuito Superenduro, avevo scritto dell’opportunità che si apriva per i nostri ragazzi. Una delle critiche che spesso giungevano era legata proprio al fatto che per molti italiani fosse più importante il trofeo interno, piuttosto che quello dell’ews. Con la fine del primo si apriva la possibilità per alcuni di focalizzare tutte le attenzioni verso le gare internazionali, fattore che avrebbe potuto permettere quel salto di qualità di cui avevamo bisogno.

Purtroppo così non è stato e, a due anni di distanza, siamo nella condizione di avere pochi atleti discreti e nessun giovane.

Quindi il primo passo da fare è quello di ricostituire una Coppa Italia che dia la possibilità ai ragazzi più motivati di avere appuntamenti validi che possano dare i giusti stimoli e che aiutino a far crescere un movimento che fa grandi numeri fra gli amatori ma pochi atleti validi.

livigno tracciato red bull wide open
Sono necessari molti lavori di ricostruzione di un tessuto agonistico

Il tema tracciati

E’ un tema ricorrente, che si scontra con diverse problematiche che andrebbero analizzate. Le gare internazionali sono sempre più tecniche: i nostri circuiti dovrebbero quindi uniformarsi a questi, alzando così l’asticella e spingendo i ragazzi ad allenarsi meglio e su tracciati più complicati.

Questo fattore si potrebbe scontrare con tre problematiche:

1) con tracciati più difficili molti amatori si troverebbero in difficoltà, rinunciando probabilmente a gareggiare nelle competizioni più importanti e abbassando così i numeri dei corridori, vero motore di molte organizzazioni

2) tracciati più tecnici possono comportare un’assunzione di responsabilità maggiore da parte degli organizzatori e la nostra legislazione non aiuta in questo senso,

3) un tracciato valido per Francardo, probabilmente non lo è per la maggior parte degli esordienti, creando così un scoglio che potrebbe portare al prematuro abbandono di molti ragazzini.

jesse melamed enduro ews loudenvielle
I tracciati internazionali sono sempre più selettivi

Come risolvere il groviglio?

Nessuno ha la bacchetta magica e confrontando la situazione dell’enduro a quella della DH sembrerebbe che il nostro paese non sia in grado di dare quella spinta necessaria alla crescita del movimento. Si possono però fare alcune riflessioni, prendendo magari spunto dal Cross Country, che come abbiamo scritto, sembra funzionare molto bene.

Esempio Internazionali d’Italia xco

Partiamo dall’alto, immaginando che la Coppa Italia provi ad assomigliare a quello che, ad esempio, sono gli internazionali d’Italia. Una manifestazione con un tracciato dedicato agli elite pensata come banco di prova per i migliori interpreti. Quindi una Coppa Italia dove i tracciati, sia come lunghezza, che come dislivello e difficoltà, siano in grado di esaltare le qualità dei rider più allenati.

Un circuito per i giovanissimi

Conosco le difficoltà nell’organizzare gli eventi, ma parlando di strategie e di progetti di rilancio, è chiaro che, così come nel Cross country dove esordienti e allievi hanno delle loro gare dedicate, sarebbe opportuno pensare ad un progetto simile anche nell’enduro; perchè, come scritto più sopra, un percorso allenante per Francardo o Vendemmia, è probabilmente troppo impegnativo per un tredicenne, così come non è pensabile che una ragazzina esordiente gareggi su un tracciato pensato per Martina Berta. Mi rendo conto che non sempre è semplice da mettere in pratica, ma si potrebbe pensare che queste categoria possano gareggiare solo nelle gare regionali, laddove i tracciati saranno sicuramente più abbordabili, immaginando poi un confronto su di un campionato italiano a loro dedicato

Settore pulcini

Ho sentito alcune critiche verso le categorie dei G. Io invece credo che sarebbe opportuno immaginare di fare un percorso adatto ai più piccoli anche nell’enduro, con competizioni di mini enduro che avvicinino i ragazzi agli aspetti agonistici. La difficoltà potrebbe esserci nel nel calibrare il giusto equilibrio fra aspetti ludici e competitivi, ma anche in questo caso sembra che l’esperienza del Cross country globalmente funzioni e ci venga in soccorso.

Una provocazione? Più professionalità nell’ambiente

A me l’ambiente dell’enduro piace, ma se lo guardo con l’occhio agonistico vedo un settore troppo amatoriale, anche fra i ragazzi più dotati. Al pari della DH e dell’XCO, l’enduro internazionale è altamente specializzato; i ragazzi si divertono, ma la competitività è elevata e l’avvicinamento alle gare è molto professionale. Bisogna insegnare loro ad avere un approccio determinato, che qualche volta manca.

Fino a quando questa disciplina verrà vista come lo sport di ripiego per chi pensa di potersi allenare poco, resterà un bel circo; divertente e rilassato, ma dal punto di vista agonistico marginale rispetto ai trend mondiali.

Qualcuno potrà dire che va bene così, ma credo che i due mondi possono coesistere. Ci potranno essere gare regionali dedicate ai weekend warriors e gare di alto profilo pensate per far crescere un movimento agonistico; che significa anche opportunità lavorative per i ragazzi e per un tessuto che ruota attorno a questo mondo.

Speriamo che con il 2023 ci siano novità interessanti attorno a questo ambiente e che a fine stagione 2023 si possa scrivere di un movimento che ha intrapreso una strada di crescita di numeri e ma soprattutto di risultati.

UPDATE: le precisazioni di Marco Tagliaferri -> ARTICOLO COMPLETO



Scritto da

marco.tagliaferri@365mountainbike.it Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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