Trail bike, grande esploratrice oppure e-enduro? Abbiamo portato la Fantic Sierra Factory sui sentieri, poi abbiamo cambiato le gomme per capire fin dove può spingersi. E abbiamo scoperto una bici con due personalità molto diverse.
La nuova Fantic Sierra Factory nasce attorno a un concetto piuttosto chiaro: realizzare una e-MTB capace di affrontare la montagna a 360 gradi, senza essere necessariamente confinata all’utilizzo enduro più esasperato.
Una bici pensata per macinare chilometri, alternare sentieri e lunghe strade bianche, affrontare salite tecniche e, quando il terreno punta verso valle, mettere sul piatto geometrie e sospensioni capaci di concedere molto.
È quindi una trail bike nella filosofia, ma con un cuore decisamente enduristico.
La forcella RockShox Lyrik Ultimate da 160 mm, l’angolo sterzo di 65° e il carro da 448,5 mm raccontano immediatamente quale sia il margine concesso quando il sentiero diventa ripido e sconnesso. Allo stesso tempo, però, Fantic non ha costruito la Sierra come una semplice e-enduro: l’obiettivo è trovare un equilibrio tra capacità in discesa, efficienza e autonomia, trasformandola in un mezzo adatto anche alle grandi giornate in montagna.
Carbonio e Bosch CX: una base che promette molto

Il telaio è realizzato in fibra di carbonio, con un progetto mirato a ottimizzare rigidità e peso. Al suo interno trova spazio la Bosch PowerTube da 800 Wh, abbinata al Performance Line CX di quinta generazione: una combinazione che mette a disposizione una grande riserva energetica per le uscite con molto dislivello e per quei giri in cui l’obiettivo non è semplicemente raggiungere la cima, ma continuare a esplorare.
Il comparto sospensioni è affidato a una RockShox Lyrik Ultimate da 160 mm e a un Deluxe Select+ da 185×55 mm. Al posteriore Fantic utilizza uno schema Horst Link coassiale, studiato per mantenere efficace il lavoro della sospensione anche in frenata. A questo si aggiunge un flip chip che permette di intervenire sul comportamento della sospensione e ampliare le possibilità di configurazione della bici.


La versione Factory che abbiamo provato adotta una trasmissione elettronica SRAM GX AXS T-Type a 12 velocità, con cassetta 10-52 e corona da 34 denti. La frenata è affidata agli SRAM Maven Silver, mentre il cockpit utilizza un manubrio FSA KFX UD in carbonio da 780 mm e attacco Gradient da 50 mm.
Particolarmente interessante è la scelta delle ruote Fantic Racing in carbonio, abbinate di serie a pneumatici Maxxis Rekon 3C EXO da 29×2.4″.
Ed è proprio da questa scelta che si comincia a comprendere la filosofia della Sierra.
Invece di inseguire esclusivamente grip e robustezza da e-enduro, Fantic ha cercato anche scorrevolezza e contenimento delle masse, caratteristiche che acquistano importanza quando si vogliono affrontare percorsi lunghi e molto vari.


Geometria moderna, senza estremismi
Anche le geometrie raccontano questo equilibrio.
Lo sterzo è aperto a 65°, il piantone misura 76,5° e il carro posteriore 448,5 mm su tutte le taglie. Il reach passa dai 429 mm della S ai 501 mm della XL, con 449 mm sulla M e 477 mm sulla L.
Numeri moderni e sufficientemente aggressivi per affrontare terreni impegnativi, ma inseriti in un progetto che non nasce soltanto per cercare la discesa.
Sulla carta, quindi, la Sierra sembra voler occupare uno spazio interessante: una e-MTB con cui partire senza necessariamente sapere dove finirà il giro.
Ma è sul terreno che bisogna capire se queste diverse anime riescono realmente a convivere.
Test sul campo
In salita tutto parte dalla posizione

Prima ancora di parlare di motore, sospensioni e capacità di superare i passaggi più tecnici, sulla Fantic Sierra vale la pena partire da un elemento apparentemente banale: la posizione in sella.
La Sierra permette di trovare facilmente un buon assetto, lavorando anche sull’arretramento della sella per raggiungere il giusto equilibrio tra comfort ed efficacia della pedalata.
Un aspetto che non deve passare in secondo piano solo perché stiamo parlando di una e-bike. Anzi, quando l’obiettivo sono lunghe giornate in montagna e diverse ore trascorse sui pedali, una posizione corretta diventa ancora più importante.
Il motore riduce lo sforzo necessario per avanzare, ma non elimina il gesto della pedalata. Trovare il corretto bilanciamento permette di mantenere un’azione delle gambe più naturale e fluida e di gestire meglio i carichi durante le molte ore in sella.
Quando chilometri e dislivello iniziano ad accumularsi, anche ginocchia, anche e muscolatura del core beneficiano di un assetto corretto.
Il primo passo per sfruttare realmente le qualità della Sierra è quindi dedicarle qualche minuto di regolazioni e trovare la propria posizione.
Bosch CX: tanta spinta, soprattutto tanto controllo
Sul fronte dell’assistenza troviamo il Bosch Performance Line CX di quinta generazione, un motore ormai ben conosciuto e che sulla Sierra conferma una delle sue qualità più importanti: la facilità con cui permette di gestire la potenza.
La spinta è consistente ma controllabile e questo aiuta soprattutto quando il fondo si fa sconnesso. Nei tratti tecnici si riesce a dosare bene l’assistenza, mentre sui muri più ripidi la coppia disponibile permette di continuare ad avanzare senza dover necessariamente aggredire ogni passaggio.
È proprio questa prevedibilità della risposta a trasmettere sicurezza: ci si può concentrare sulla linea e sulla gestione della bici, lasciando al sistema Bosch il compito di fornire l’assistenza richiesta.
Su una bici pensata per affrontare itinerari molto lunghi, però, la prestazione assoluta del motore rappresenta soltanto una parte dell’equazione.
Conta anche quanto facilmente la bici riesca a conservare velocità una volta lanciata.
Maxxis Rekon: una scelta che ha un perché
Qui entra in gioco una delle scelte più interessanti dell’allestimento Factory: i Maxxis Rekon 29×2.4″ 3C EXO.
Su una e-MTB con 160 mm all’anteriore e un’impostazione che strizza l’occhio all’enduro sarebbe stato facile optare per coperture più aggressive. Fantic ha invece seguito una strada differente, privilegiando una gomma più scorrevole e coerente con la vocazione all-mountain ed esplorativa della Sierra.
Quando si trascorrono molte ore in sella, ridurre la resistenza al rotolamento significa richiedere meno energia per mantenere l’andatura.
Il vantaggio non riguarda soltanto il consumo della batteria: la bici acquista una sensazione di maggiore fluidità, mantiene più facilmente la velocità e restituisce una pedalata meno “gommosa”, con un effetto dondolio più contenuto.
Su un’uscita breve o affrontando continuamente terreni molto accidentati la differenza può sembrare marginale. Quando però aumentano chilometri, ore e trasferimenti su sterrati scorrevoli, questa scelta comincia ad avere molto più peso.
Ed è proprio qui che emerge il vero focus dell’allestimento originale: non necessariamente il giro breve e aggressivo, ma il grande tour in montagna, dove efficienza, autonomia e comfort diventano importanti quanto la prestazione sul singolo tratto tecnico.
Sospensioni: sostegno senza togliere sensibilità
Anche il comparto RockShox lavora nella stessa direzione.
In salita la possibilità di sostenere maggiormente la sospensione permette di limitare i movimenti indesiderati senza rendere la bici completamente insensibile al terreno.
Rimane quel minimo di lavoro utile ad assorbire asperità e vibrazioni, un comportamento particolarmente apprezzabile sulle lunghe strade bianche e sulle salite sconnesse.
Qui entra in gioco anche il progetto del carro: la sospensione continua a seguire il fondo senza dare la sensazione di disperdere inutilmente l’energia impressa sui pedali.
Ne deriva una Sierra che in salita non cerca soltanto di portarci in cima grazie alla forza del motore. Posizione, scorrevolezza delle gomme, comportamento delle sospensioni e assistenza Bosch lavorano nella stessa direzione, rendendo naturale mantenere il ritmo per molto tempo.
La batteria da 800 Wh fornisce la riserva energetica, ma è l’efficienza complessiva del mezzo a darle realmente senso.
Perché, quando l’obiettivo è andare lontano, non conta soltanto quanta energia abbiamo a disposizione: conta anche quanta ne sprechiamo per arrivarci.
In discesa: le due anime della Sierra
È quando la strada comincia a scendere che emerge probabilmente l’aspetto più interessante della Fantic Sierra Factory.
Perché qui il discorso deve necessariamente essere diviso in due: la Sierra con il suo allestimento di serie e la Sierra che la ciclistica lascia intravedere sotto la superficie.
Partiamo dalla configurazione originale.
Con i Maxxis Rekon da 2.4″, coperture scorrevoli e relativamente leggere, la Sierra si comporta bene e trasmette fin dai primi metri una piacevole sensazione di stabilità.
Il telaio è preciso, le geometrie danno sicurezza e soprattutto il comparto RockShox permette di affrontare lo sconnesso con grande controllo.
La Lyrik Ultimate da 160 mm offre sostegno e capacità di assorbimento anche quando il terreno comincia a diventare importante, mentre il lavoro del carro mantiene la ruota posteriore composta e capace di seguire le asperità.
La sensazione, però, è quella di avere a disposizione una ciclistica con un potenziale superiore a quello che l’allestimento di serie invita realmente a sfruttare.
Con le Rekon bisogna sapere cosa si vuole

Se l’obiettivo sono lunghe giornate all-mountain, collegamenti su strade bianche, sentieri scorrevoli e grandi traversate, la scelta delle Rekon ha perfettamente senso.
La scorrevolezza apprezzata durante la salita e nei trasferimenti rappresenta un vantaggio concreto quando aumentano chilometri e ore in sella. Inevitabilmente, però, qualcosa bisogna concedere quando arriva il momento di scendere.
Sui fondi più compatti e sui trail scorrevoli la Sierra rimane intuitiva e divertente. Quando invece aumentano pendenza, velocità, rocce e terreno smosso, occorre guidare con un margine maggiore, soprattutto in frenata e nell’appoggio laterale.
Non sono il telaio o le sospensioni a chiedere di rallentare: sono principalmente le coperture a ricordarci quale sia il vero obiettivo di questo specifico allestimento.
Se il programma della giornata è un grande tour, con tanti chilometri, dislivello, strade forestali e sentieri di diversa difficoltà, bisogna semplicemente mettere in conto una gestione un po’ più conservativa delle discese aggressive.
Ma telaio, geometrie e sospensioni continuavano a suggerirci una domanda.
Cosa succede se alla Sierra diamo una gomma capace di assecondare fino in fondo il suo lato più aggressivo?
Abbiamo deciso di scoprirlo.
Due Assegai e cambia tutto

Restando in casa Maxxis e confrontandoci anche con i tecnici Fantic, abbiamo sostituito le coperture di serie montando Assegai sia all’anteriore sia al posteriore.
La scelta non è casuale.
L’Assegai è una delle coperture di riferimento per la guida gravity ed è soprattutto una gomma che conosco molto bene, utilizzandola anche in gara nel Superenduro. Questo mi ha permesso di avere un riferimento preciso e concentrarmi sulle reazioni della bici.
Il risultato?
Quello che con l’allestimento originale si poteva soltanto intuire, con le Assegai esplode. E viene fuori la vera anima della Sierra.
La bici cambia carattere.
Diventa una divoratrice di dislivello, stabile e sicura quando aumenta la velocità, ma allo stesso tempo desiderosa di essere guidata con decisione. Chiede anticipi, movimento e una guida attiva. Più la si spinge, più la Sierra sembra mettere sul piatto il potenziale nascosto della sua ciclistica.
La geometria trova un equilibrio particolarmente riuscito tra agilità e stabilità.
Sui sentieri naturali di montagna la bici rimane maneggevole nei cambi di direzione, ma non diventa nervosa quando le velocità aumentano. L’ingresso in curva è preciso, l’appoggio diventa decisamente più consistente e soprattutto cresce la fiducia in frenata.
Ora si può arrivare più forte, frenare più tardi e sfruttare realmente il lavoro delle sospensioni.
È in questa configurazione che la Sierra mostra una moderna interpretazione dell’enduro: non necessariamente una bici estrema o pensata esclusivamente per il bike park, ma una e-MTB capace di pedalare per ore, conquistare molto dislivello e poi affrontare sentieri tecnici con una ciclistica che permette di guidare forte.
Lyrik: quei 35 mm che non ti aspetti

Una delle sorprese maggiori del test arriva dalla RockShox Lyrik Ultimate.
Prima di provarla avevo qualche dubbio. Su una e-bike di questa categoria, una forcella con steli da 35 mm poteva sembrare una scelta al limite, soprattutto pensando alle masse in gioco e confrontandola con una struttura più importante come quella di una RockShox ZEB.
Sul terreno, però, questi dubbi sono rapidamente scomparsi.
La struttura della Lyrik restituisce un avantreno preciso e sufficientemente rigido anche quando si comincia a guidare con decisione. Non abbiamo percepito quella sensazione di imprecisione che ci si potrebbe aspettare mettendo sotto pressione una struttura più leggera: la forcella mantiene la linea, sostiene bene i carichi e consente di inserire l’anteriore esattamente dove si vuole.
A questa precisione strutturale si aggiunge un’idraulica capace di offrire sostegno durante la guida attiva senza sacrificare la capacità di assorbimento.
Quando si carica l’avantreno, la Lyrik sostiene. Quando arrivano rocce, radici e impatti in successione, continua a lavorare mantenendo la ruota sotto controllo.
Ed è forse proprio questo equilibrio, più che la rigidità assoluta, a renderla particolarmente azzeccata sulla Sierra: precisione quando serve, sensibilità quando il terreno chiede alla forcella di lavorare.
Il carro assorbe, ma sa anche spingere

Se l’avantreno sorprende, il posteriore completa il quadro.
Il carro della Sierra ha una grande capacità di assorbire lo sconnesso e mantenere la ruota a contatto con il terreno, ma la caratteristica più interessante emerge quando si comincia a guidare in maniera dinamica.
Non è una sospensione che si limita a “mangiare” gli ostacoli.
In uscita di curva si può caricare, pompare e sfruttare la risposta del carro per generare velocità, con una sensazione che per certi versi ricorda quella di una buona MTB muscolare.
La massa dell’e-bike rimane, naturalmente, ma non domina continuamente la guida.
È un dettaglio importante. Una sospensione molto assorbente rischia talvolta di rendere la bici efficace ma poco comunicativa, quasi seduta sul terreno. Sulla Sierra abbiamo trovato invece un ottimo compromesso tra capacità di assorbimento e sostegno: il carro copia quando deve copiare, ma restituisce energia quando il rider decide di caricarlo.
È il segnale di un equilibrio riuscito tra cinematismo, telaio e gestione idraulica dell’ammortizzatore.
SRAM Maven: quando serve fermarsi davvero
Su una e-bike capace di raggiungere velocità importanti e con una ciclistica che invita a spingere, il comparto frenante non può essere considerato un dettaglio.
Fantic ha scelto gli SRAM Maven Silver, un impianto perfettamente coerente con le prestazioni della Sierra.
La prima sensazione è quella di avere sempre molta potenza a disposizione, ma senza rinunciare alla modulabilità. Un aspetto fondamentale soprattutto sui sentieri naturali, dove non serve soltanto fermare la bici: bisogna riuscire a gestire con precisione la velocità, mantenere grip e impostare correttamente l’ingresso in curva.
Anche aumentando ritmo e durata delle discese, i Maven rimangono consistenti.
Il peso della e-bike e una guida aggressiva impongono carichi importanti, ma durante il nostro test l’impianto non ha mostrato cedimenti proprio quando abbiamo iniziato a sfruttare maggiormente il potenziale della Sierra.
Solidi, potenti, modulabili e soprattutto affidabili.
È anche il segnale di quanto il mondo delle e-MTB sia maturato: componenti di questo livello sono perfettamente dimensionati per gestire masse, velocità e sollecitazioni proprie delle moderne e-bike, senza dare la sensazione di essere semplici adattamenti di qualcosa nato per un altro utilizzo.
Conclusioni: quale Sierra volete?

Alla fine del test la caratteristica che più ci ha colpito della Fantic Sierra Factory non è un singolo componente.
Non è il Bosch CX, non sono le sospensioni e nemmeno il telaio in carbonio.
È la sua capacità di cambiare identità senza perdere coerenza.
La base è quella di una e-MTB moderna, con geometrie equilibrate, una posizione in sella funzionale ed efficace e una ciclistica capace di affrontare terreni molto differenti.
Da qui, però, si aprono due strade.
Con l’allestimento originale la Sierra interpreta perfettamente il ruolo dell’esploratrice. Batteria da 800 Wh, gomme scorrevoli e una posizione che permette di trascorrere molte ore in sella ne fanno una compagna ideale per i grandi giri alpini, dove strade bianche, mulattiere, salite tecniche, trasferimenti e sentieri si susseguono senza soluzione di continuità.
È la Sierra con cui partire la mattina senza avere troppa fretta di tornare.
Poi basta cambiare prospettiva — e nel nostro caso cambiare gomme — per scoprire cosa si nasconde sotto questa veste da grande viaggiatrice.
Con le Maxxis Assegai abbiamo liberato la seconda anima della bici. La stessa geometria che garantiva stabilità durante un lungo tour diventa una base sulla quale spingere forte. Le sospensioni acquistano ancora più senso, il carro permette di guidare attivamente e la Lyrik sorprende per precisione e sostegno.
La Sierra diventa così un mezzo con cui affrontare senza timori un bike park o un vero trail enduristico, di quelli sui quali servono grip, precisione e capacità di cambiare rapidamente linea. Un terreno come quello di Pogno e dei percorsi Superenduro, per intenderci, rappresenta perfettamente l’altra faccia della medaglia.
Una bici, due anime. A scegliere siete voi.
Ed è probabilmente questa la chiave per capire la Fantic Sierra Factory.
Non abbiamo davanti una enduro mascherata da trail e nemmeno una trail che cerca di avventurarsi oltre il proprio terreno naturale.
La Sierra è una piattaforma che lascia al biker una notevole libertà nel decidere che cosa farne.
Si può privilegiare la scorrevolezza e partire alla ricerca di grandi dislivelli e lunghe traversate. Oppure sacrificare qualcosa in termini di resistenza al rotolamento, montare pneumatici più aggressivi e trasformarla in una e-bike con cui andare a cercare il limite sui trail.
Nel mezzo rimangono un telaio riuscito, una geometria moderna, il Bosch Performance Line CX con batteria da 800 Wh e un comparto sospensioni capace di assecondare entrambe le interpretazioni.
La Fantic Sierra Factory non decide al posto vostro che tipo di e-bike debba essere.
Potete farne una grande esploratrice, una divoratrice di dislivello oppure una e-enduro con cui cercare linee e velocità.
Ed è forse proprio questo il suo pregio maggiore: lasciare al biker la scelta di cosa farla diventare.