Ci sono sentieri che non passano mai di moda. Sulle alture di Verbania, Mingus e il suo gruppo ci accompagnano in un giro che sa di mountain bike vera, tra salite, single track, panorami e ricordi di un territorio che ha tanto da raccontare.
Ci sono posti che, per chi va in mountain bike da tanti anni, hanno un significato particolare. Non sono soltanto sentieri o strade forestali, ma luoghi legati a ricordi, amicizie, gare e giornate trascorse a pedalare.
Pollino e le alture di Premeno sono proprio uno di questi posti.
Chi ha vissuto la mountain bike nel Verbano ricorda bene quando queste montagne erano un punto di ritrovo per tanti appassionati. Si organizzavano gare locali, ci si trovava per pedalare insieme, a volte bastava una telefonata tra amici per mettere in piedi un’uscita. E poi c’erano le sfide sui sentieri, le discese da provare e riprovare, le salite che sembravano non finire mai.
Oggi le biciclette sono cambiate, sono arrivate le e-MTB, ma la voglia di stare insieme e divertirsi sui sentieri è rimasta la stessa.
A ricordarcelo sono Mingus e il suo gruppo di amici, che ci portano alla scoperta di uno dei giri più belli e completi delle alture del Verbano.
Da Vignone a Pollino, dove la mountain bike è di casa

Si parte da Vignone, si attraversa Arizzano e si raggiunge Caronio. Da qui comincia la lunga salita lungo la forestale che porta verso il Monte Cargiago, attraversando boschi che, curva dopo curva, ci accompagnano fino a Pollino.
È una di quelle salite che permettono di prendere il ritmo, godersi il bosco e lasciarsi alle spalle il traffico e la confusione.
Arrivati a Pollino, la sosta al Belvedere è praticamente obbligatoria. Davanti agli occhi si apre il Lago Maggiore, con un panorama che non stanca mai, neppure chi ha la fortuna di vederlo spesso.
Pollino è una piccola frazione di Premeno, ma per il mondo della mountain bike locale ha rappresentato molto più di un semplice paese di montagna.
Qui si è pedalato, gareggiato e condiviso una passione quando la MTB era ancora soprattutto scoperta e avventura. Chi c’era ricorda i raduni, le competizioni locali e quell’atmosfera un po’ pionieristica che accompagnava le prime esperienze sui sentieri.
Una storia fatta soprattutto di persone, che merita di non essere dimenticata.
La piccola chiesa di San Rocco e i benefattori di Pollino
Pollino, però, non è soltanto mountain bike e panorami.
Tra le case del paese si trova anche la piccola chiesa di San Rocco, una testimonianza della storia e della devozione di questa comunità.
La sua costruzione risale al 1842 e fu resa possibile grazie alla generosità di alcuni benefattori, tra cui Teresa Tamborini, i fratelli Giuseppe e Gaetano Canetta e Gerolamo e Rocco Mosini.
Teresa Tamborini destinò inoltre un lascito di 4.000 lire milanesi alla possibilità di elevare la chiesa a parrocchia.
Sono dettagli che raccontano un’altra epoca, quando questi piccoli paesi di montagna vivevano grazie anche al forte legame tra le famiglie e la comunità.
Ed è bello pensare che oggi, lungo le stesse strade, passino gruppi di biker diretti verso i boschi e le montagne.
Premeno, dove il tennis arrivò prima di tanti altri sport
Lasciato Pollino, Mingus e i suoi compagni proseguono verso Premeno.
Qui vale la pena aprire una piccola parentesi, perché questo paese ha una tradizione sportiva davvero sorprendente.
Forse non tutti sanno che Premeno è stato uno dei luoghi pionieri del tennis italiano. Nel 1895 un gruppo di villeggianti inglesi fondò il Tennis Club Premeno, che negli anni successivi divenne un punto di riferimento per questo sport.
Il circolo si guadagnò persino il soprannome di piccola Wimbledon e, secondo la storia locale, nel 1903 venne realizzato proprio qui il primo campo da tennis in terra rossa d’Italia.
Una curiosità che fa sorridere, pensando a quanto questo piccolo centro sulle montagne del Verbano fosse già allora legato allo sport e alla villeggiatura.
Dalle racchette alle mountain bike, insomma, queste montagne hanno sempre avuto qualcosa da offrire a chi ama muoversi all’aria aperta.
Pian di Sole e il ricordo di un dual slalom spettacolare

Da Premeno si riprende a salire verso Pian di Sole, altra località molto conosciuta da chi frequenta queste montagne.
Oggi è un punto di passaggio per escursionisti e biker, ma anche qui la mountain bike ha lasciato qualche bel ricordo.
Anni fa, infatti, a Pian di Sole si disputò una gara di dual slalom, una disciplina che all’epoca sapeva regalare uno spettacolo davvero particolare.
Due biker, due tracciati paralleli e una sfida fatta di curve, ostacoli, accelerazioni e grande tecnica. Una formula adrenalinica, capace di coinvolgere anche chi stava a guardare.
Erano manifestazioni che portavano entusiasmo e movimento, in un periodo in cui la mountain bike stava cercando nuove forme di competizione e divertimento.
Ricordi che fanno parte della storia sportiva di queste montagne, anche se oggi, passando di lì, può essere difficile immaginare l’atmosfera di quelle giornate.
Verso Pizzo d’Omo, poi finalmente il single track
Ma torniamo a Mingus e al suo gruppo, perché la parte più impegnativa del giro deve ancora arrivare.
Dal Golf di Pian di Sole comincia la salita verso il Pizzo d’Omo, un tratto decisamente più tecnico, dove il terreno richiede attenzione e una buona capacità di guida.
Le e-MTB danno una bella mano, naturalmente, ma quando il fondo si fa sconnesso e le pendenze aumentano bisogna comunque saperci fare.
La fatica, però, viene ripagata dalla parte che molti biker aspettano con più entusiasmo: la discesa.
Un single track divertentissimo, immerso nel bosco, con curve, cambi di direzione e quel continuo gioco di traiettorie che rende la mountain bike così coinvolgente.
È uno di quei sentieri dove il divertimento arriva proprio dalla guida, dalla capacità di leggere il terreno e dal piacere di lasciar scorrere la bici tra gli alberi.
E quando si arriva in fondo, viene quasi voglia di risalire per rifarlo.
Il Sas Crucc, un altro angolo da cartolina

Il giro prosegue tornando verso Pian di Sole, con una nuova sosta panoramica al Sas Crucc, conosciuto anche come Sasso Mezzano.
Anche qui il Lago Maggiore si prende la scena.
È uno di quei posti dove vale la pena fermarsi qualche minuto, appoggiare la bici e guardarsi attorno. Perché spesso, presi dalla voglia di pedalare, rischiamo quasi di dimenticarci della bellezza dei luoghi che attraversiamo.
E invece il Verbano, da queste alture, regala panorami che hanno davvero poco da invidiare a destinazioni ben più famose.
Il ritorno verso Caronio, con un’ultima possibilità
Dopo la sosta si riprende la discesa verso Pollino e, passando sotto l’antenna, si torna in direzione di Caronio.
Per chi ha ancora energie, c’è anche la possibilità di allungare il percorso verso la Trinità, aggiungendo qualche altro chilometro alla giornata.
Il giro è di quelli che hanno un po’ tutto: lunghe forestali, salite tecniche, discese divertenti, single track nel bosco e panorami sul Lago Maggiore.
Un itinerario che richiede una certa esperienza sui sentieri, ma che regala grandi soddisfazioni.
La mountain bike cambia, la passione resta

Guardando Mingus e il suo gruppo pedalare su queste montagne, viene naturale pensare a quanto sia cambiato il mondo della mountain bike.
Un tempo c’erano biciclette completamente rigide, rapporti impegnativi e tanta voglia di sperimentare. Oggi ci sono sospensioni evolute, motori elettrici e tecnologie che permettono di affrontare percorsi sempre più vari.
Ma alla fine, quello che conta davvero è rimasto uguale.
La compagnia degli amici, il piacere di stare nei boschi, la soddisfazione di arrivare in cima e il divertimento di una bella discesa.
Pollino, Premeno, Pian di Sole e tutti questi sentieri continuano a essere un piccolo patrimonio per chi ama la mountain bike nel Verbano.
E gruppi come quello di Mingus hanno anche questo merito: farci riscoprire luoghi che magari conosciamo da sempre, ma che riescono ancora a sorprenderci.
Perché non serve andare lontano per trovare un bel giro in MTB.
A volte basta salire sulle montagne di casa, seguire gli amici giusti e lasciarsi guidare dalla passione.
Il nostro territorio, le nostre montagne, la nostra mountain bike.


