Quando la curiosità va oltre il motore
Negli ultimi mesi si è creata un’enorme curiosità attorno al mondo DJI e al nuovo sistema Avinox. È probabilmente il prodotto che più di ogni altro ha fatto discutere gli appassionati di e-MTB, grazie a numeri che fino a poco tempo fa sembravano impensabili.
La scelta di provare la Mondraker Zendit RR S, però, non è stata dettata soltanto dalla voglia di capire come si comportasse questo motore. C’era anche un’altra motivazione.
Ho sempre apprezzato il modo di interpretare la mountain bike da parte di Mondraker. Il sistema Zero Suspension, la Forward Geometry e quel reach più generoso rispetto alla media sono sempre stati elementi distintivi del marchio spagnolo. Per questo, oltre all’interesse nei confronti della piattaforma Avinox, ero curioso di capire come Mondraker avesse sviluppato una e-bike completamente nuova attorno a questo sistema.
Dopo diverse settimane di utilizzo posso dirlo con tranquillità: la Zendit non è una bici costruita per ospitare un motore molto potente. È una e-MTB progettata nel suo insieme, dove ciclistica e assistenza lavorano in perfetta sintonia.
Una ciclistica che convince fin dai primi metri
La Zendit è una bici estremamente equilibrata.
La componentistica è stata scelta con grande attenzione e restituisce un mezzo capace di divertire tanto in salita quanto in discesa. Fin dai primi metri la posizione in sella risulta naturale: il busto può distendersi senza costrizioni, le braccia trovano un appoggio ideale sul manubrio e la distribuzione dei pesi trasmette immediatamente sicurezza.

Il piantone molto verticale permette di mantenere una posizione centrale durante la pedalata, migliorando l’efficienza senza sacrificare il comfort.
Anche il comparto sospensioni merita una menzione particolare. La taratura della Fox Podium e del Float X è perfettamente in linea con la destinazione enduro della bici. L’idraulica sostiene il mezzo nelle compressioni più importanti senza mai risultare rigida, mentre il ritorno rimane sempre controllato. Il risultato è una bici reattiva, dinamica e sorprendentemente vicina, come sensazioni di guida, a una moderna mountain bike muscolare.


In discesa: tutta l’esperienza Mondraker
I numeri parlano chiaro: 170 mm di escursione all’anteriore e 165 mm al posteriore identificano una bici nata per affrontare i sentieri più impegnativi.
Sul campo la Zendit mantiene esattamente questa promessa.


Anche nelle discese più tecniche affrontate durante il test, caratterizzate da linee naturali, rocce e continui cambi di pendenza, la bici ha sempre trasmesso una sensazione di assoluto controllo.
L’anteriore rimane preciso e stabile grazie al lavoro della Fox Podium, mentre il sistema Zero Suspension permette al carro posteriore di seguire il terreno con estrema sensibilità senza togliere sostegno quando aumenta la velocità. La bici invita continuamente a guidare in maniera attiva, cercando linee, cambiando traiettoria e sfruttando ogni appoggio disponibile.
Mi ha convinto anche la configurazione mullet.
È probabilmente la prima e-bike che provo nella quale la ruota posteriore da 27,5″ non mi fa rimpiangere una configurazione full 29. La stabilità rimane elevatissima, la trazione è sempre presente e il vantaggio in termini di agilità rende la bici più intuitiva nei cambi di direzione e nei tratti più tecnici.
Anche il telaio gioca un ruolo importante. La struttura è rigida quanto basta per garantire precisione senza risultare nervosa. L’ingresso in curva è sempre fluido, la bici mantiene la linea con naturalezza e restituisce una sensazione di grande solidità.
In discesa emerge chiaramente tutta l’esperienza di Mondraker maturata nel mondo gravity.
In salita cambia il paradigma

Se la discesa conferma il DNA Mondraker, è in salita che arriva la vera rivoluzione.
DJI non ha semplicemente realizzato un motore più potente. Ha cambiato il modo di vivere la salita.
Fino a pochi mesi fa le e-bike erano, sostanzialmente, mountain bike che permettevano di affrontare le salite più velocemente e con meno fatica. Con Avinox il concetto cambia radicalmente.
La salita diventa una parte attiva della guida.
L’assistenza può arrivare fino all’800% della potenza espressa dal biker e questo significa avere a disposizione una quantità di watt impressionante. Ma non è soltanto una questione di numeri.
Bisogna imparare a guidarla.
Sulle mulattiere tecniche, come il Fontegno che utilizzo abitualmente come banco di prova, ma anche su salite più scorrevoli, il modo di affrontare il percorso cambia completamente.
Le curve vanno preparate. Si entra con velocità, si utilizzano rapporti più lunghi, si lascia scorrere la bici, si scala rapidamente e poi si rilancia con decisione sfruttando tutta la coppia del motore.
Anche gli avvallamenti e i piccoli dossi assumono un significato diverso. Se prima erano semplicemente asperità del terreno da assorbire, oggi diventano punti di appoggio da utilizzare per alleggerire la bici o addirittura per saltare. La salita non è più un trasferimento verso la discesa: diventa essa stessa parte del divertimento.
Ed è probabilmente questa la più grande innovazione introdotta da Avinox.
Il motore Avinox: tanta potenza, ma soprattutto tanta naturalezza

La cosa che colpisce maggiormente non è la potenza massima.
È il modo con cui viene erogata.
Nonostante i valori siano nettamente superiori rispetto a quelli a cui siamo stati abituati negli ultimi anni, il motore mantiene sempre un comportamento estremamente fluido. Non ci sono strappi, non ci sono interventi bruschi e la sensazione sui pedali rimane molto vicina a quella di una mountain bike tradizionale.
L’assistenza accompagna la pedalata invece di sostituirla.
Anche il software rappresenta un deciso passo avanti.
L’applicazione è intuitiva, veloce e permette di personalizzare praticamente ogni parametro del motore: dal livello di assistenza alla risposta iniziale della pedalata, fino alla velocità con cui il supporto entra o esce durante la rotazione delle pedivelle. Una possibilità di personalizzazione molto ampia, ma semplice da utilizzare anche per chi non vuole perdere tempo tra menu complessi.
Un’altra funzione che considero estremamente interessante riguarda la sicurezza.
Il sistema integra un vero antifurto digitale. Una volta impostata la password, la bici non può essere utilizzata senza autorizzazione e il sistema di localizzazione aggiunge un ulteriore livello di protezione. È una funzione che fino a oggi è sempre mancata nel mondo e-bike e che potrebbe diventare rapidamente uno standard per il futuro.
Conclusioni

La Mondraker Zendit RR S è una delle poche e-bike che, terminato il periodo di test, mi è realmente dispiaciuto riconsegnare.
Non soltanto per il motore Avinox, che rappresenta oggi uno dei sistemi più innovativi del settore, ma perché tutta la bici è stata sviluppata con grande equilibrio.
La ciclistica funziona, le sospensioni lavorano in maniera impeccabile, la scelta della componentistica è coerente con la destinazione d’uso e il risultato è una e-MTB capace di eccellere sia nelle discese più impegnative sia nelle salite più tecniche.
Se il futuro delle e-bike sarà quello indicato da Avinox, Mondraker ha già dimostrato di aver trovato il modo giusto per interpretarlo.