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DJI Osmo Pocket 4: la videocamera che cambia il modo di raccontare la MTB?

La DJI Osmo Pocket 4 non nasce come una classica action cam, ma durante il nostro test in mountain bike ha dimostrato di poter cambiare il modo di raccontare un’uscita sui sentieri. Grazie all’elevata qualità delle immagini e all’Active Track di nuova generazione, questa videocamera è in grado di realizzare riprese dinamiche e cinematografiche che fino a poco tempo fa richiedevano un operatore dedicato. In questo test analizziamo punti di forza, limiti e i contesti nei quali la Osmo Pocket 4 rappresenta una valida alternativa alle tradizionali action cam.


DJI Osmo Pocket 4 in MTB: può davvero cambiare il modo di raccontare le nostre uscite?

Dopo l’arrivo delle videocamere a 360°, che hanno rivoluzionato il modo di raccontare la mountain bike grazie alla possibilità di scegliere l’inquadratura in fase di montaggio, oggi potrebbe esserci un nuovo punto di svolta.

La DJI Osmo Pocket 4 non nasce come una action cam da fissare al casco o al manubrio. È una videocamera con gimbal integrato, pensata per un utilizzo completamente diverso. Eppure, dopo averla provata sui sentieri, la sensazione è che possa aprire nuove possibilità a chi vuole realizzare contenuti di qualità, senza dover necessariamente avere un videomaker al proprio fianco.

Non è una action cam, ed è giusto non considerarla tale

L’errore più grande sarebbe confrontare la Osmo Pocket 4 con una classica action cam.

Chi pratica downhill, enduro o passa intere giornate nei bike park cercando esclusivamente riprese in soggettiva continuerà probabilmente a preferire una videocamera da casco o da manubrio. Sono strumenti progettati per resistere agli urti, alle vibrazioni e alle inevitabili cadute.

La Osmo Pocket 4 gioca una partita diversa.

Non sostituisce una action cam: la affianca, offrendo un linguaggio visivo completamente differente.

Il primo punto di forza: la qualità delle immagini

La qualità video è il primo elemento che colpisce.

Il sensore e il gimbal integrato restituiscono immagini molto pulite, con un’ottima gestione della luce e una stabilizzazione che permette di ottenere riprese dall’aspetto decisamente professionale.

Il risultato sono filmati molto più curati rispetto a quelli che normalmente siamo abituati a vedere nei classici POV.

Chi produce contenuti per YouTube, per i social o per promuovere la propria attività troverà nella qualità delle immagini uno dei principali motivi per prendere in considerazione questa videocamera.

Active Track cambia davvero il modo di girare

Il quadrato verde indica l’ancoraggio dell’active track

La vera sorpresa del test, però, è l’Active Track.

Il sistema di tracciamento del soggetto è ormai così evoluto da permettere alla videocamera di seguire automaticamente il biker mantenendolo sempre al centro dell’inquadratura.

Tradotto nella pratica significa poter realizzare riprese dinamiche che fino a poco tempo fa richiedevano la presenza di un operatore dedicato.

Basta posizionare la videocamera lungo il sentiero, iniziare la registrazione e lasciare che sia lei a seguire il passaggio del rider.

Il risultato è sorprendente: movimenti fluidi, inquadrature coinvolgenti e una sensazione molto più cinematografica rispetto alle classiche riprese statiche.

Per chi può fare davvero la differenza

Quando è importante anche raccontare l’ambiente in cui si viaggia, la Osmo pocket può fare la differenza

È probabilmente questo l’aspetto più interessante della Osmo Pocket 4.

Guide MTB, istruttori, scuole di mountain bike, organizzatori di eventi, creator e professionisti del settore possono finalmente realizzare contenuti molto più dinamici senza dover necessariamente lavorare con una troupe.

Anche chi produce recensioni di biciclette o test tecnici può ottenere immagini decisamente più efficaci nel raccontare il comportamento di un mezzo sul terreno.

La differenza si vede e contribuisce ad aumentare il valore percepito del contenuto.

Dopo le videocamere a 360°, un altro cambio di paradigma

Negli ultimi anni le videocamere a 360° hanno modificato profondamente il modo di raccontare la mountain bike.

La possibilità di scegliere l’inquadratura in post-produzione ha cambiato il workflow di molti creator, rendendo più semplice ottenere video spettacolari anche durante le uscite più impegnative.

La DJI Osmo Pocket 4 rappresenta un’evoluzione diversa.

Non interviene tanto nella fase di montaggio quanto nel modo stesso di girare le immagini, offrendo riprese che fino a ieri erano difficili da ottenere senza l’aiuto di un operatore.

Per molti creator potrebbe rappresentare il naturale complemento di una videocamera a 360°, più che un’alternativa.

È una videocamera adatta a tutti?

La risposta è no.

Chi cerca esclusivamente riprese in prima persona, affronta percorsi molto tecnici o utilizza abitualmente la videocamera in situazioni dove urti e cadute sono all’ordine del giorno continuerà probabilmente a preferire una action cam tradizionale.

La Osmo Pocket 4 richiede un utilizzo più ragionato e un minimo di pianificazione delle riprese.

Ma proprio questa caratteristica permette di ottenere immagini di un livello decisamente superiore.

Le nostre conclusioni

La DJI Osmo Pocket 4 non è la videocamera giusta per ogni biker.

Ma potrebbe diventare uno degli strumenti più interessanti per chi vuole raccontare la mountain bike con uno stile più moderno e professionale.

Se le videocamere a 360° hanno rivoluzionato il modo di costruire un video in fase di montaggio, la Osmo Pocket 4 cambia il modo di realizzare le riprese già sul campo.

Per guide, creator, istruttori e professionisti rappresenta uno strumento capace di elevare sensibilmente la qualità dei propri contenuti.

Chi invece cerca soltanto una videocamera da fissare al casco e dimenticarsi della sua presenza continuerà a trovare nelle action cam la soluzione più pratica.

La domanda, quindi, non è se la DJI Osmo Pocket 4 possa sostituire una action cam. La vera domanda è un’altra: quanto valore aggiunge al modo di raccontare la mountain bike? Dopo questo test, la risposta è semplice. Molto.



Scritto da

[email protected] Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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