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Ortovox entra nel mondo MTB: test completo della linea Sequence tra trail, comfort e dettagli intelligenti

Ortovox debutta nel mondo MTB con la linea Sequence: abbiamo testato Trail Shorts, Bib Liner, Free Jersey LS e Hip Pack 3 tra trail tecnici, uscite lunghe e cicloalpinismo leggero. Comfort elevato, materiali premium e dettagli intelligenti fanno della nuova collezione una delle sorprese più interessanti della stagione.

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Ortovox entra nel mondo MTB: e lo fa nel suo stile

Ci sono marchi che, quando decidono di entrare in un nuovo segmento, non partono mai da zero. Ortovox è uno di questi. Per chi vive la montagna da anni, il nome Ortovox richiama immediatamente affidabilità, ricerca tecnica e soprattutto sicurezza. È il marchio degli zaini airbag, dei dispositivi ARTVA, dell’attenzione quasi maniacale alla protezione in ambiente alpino.

Quando tempo fa ho ricevuto la comunicazione ufficiale dell’ingresso di Ortovox nel mondo MTB, la prima reazione è stata semplice: “Bella notizia”. Perché vedere un’azienda con questo background entrare nel nostro mondo significa portare una filosofia precisa, fatta di progettazione concreta, funzionalità e qualità percepibile sul campo.

E infatti la nuova linea Sequence non prova a reinventare il mountain biking. Fa una cosa molto più intelligente: prende ciò che funziona davvero in montagna e lo trasferisce nelle uscite trail di tutti i giorni. Quelle vere. Quelle lunghe, polverose, sudate. Dove il comfort diventa fondamentale e dove i dettagli fanno davvero la differenza.

Durante queste settimane primaverili ho avuto modo di utilizzare il completo composto da Trail Shorts, Bib Liner, Free Jersey LS e il marsupio Hip Pack 3. E la sensazione, uscita dopo uscita, è stata chiara: qui non si parla soltanto di abbigliamento tecnico, ma di prodotti progettati con una logica precisa.


Ortovox: dalla safety in montagna alla MTB

Prima di entrare nel dettaglio del test vale la pena capire da dove arriva Ortovox.

L’azienda tedesca è da anni uno dei punti di riferimento assoluti nel settore della sicurezza in montagna, soprattutto nel mondo dello sci alpinismo e del freeride. ARVA, zaini airbag, ricerca sull’emergenza in valanga: tutta la filosofia del brand ruota attorno a un concetto preciso, quello della protezione intelligente.

Ed è probabilmente proprio questo approccio che rende interessante il loro ingresso nel settore MTB.

Perché oggi la mountain bike, soprattutto quella trail ed enduro, sta vivendo un’evoluzione tecnica enorme, ma sul tema sicurezza e gestione dell’emergenza c’è ancora parecissimo margine di crescita. Non solo lato protezioni, ma anche lato comunicazione, trasporto intelligente del materiale e gestione dell’uscita.

La linea Sequence nasce esattamente in questo contesto: prodotti pensati per stare addosso tante ore, senza diventare un fastidio.


Test Ortovox Sequence: comfort prima di tutto

La cosa che emerge subito utilizzando l’intera linea è una: tutto è pensato per sparire mentre si pedala.

Niente costrizioni inutili. Niente dettagli messi lì solo per marketing. Tutto ha una funzione concreta.

Ed è proprio questo che distingue un prodotto ben progettato da uno qualsiasi.


Sequence Trail Shorts: dettagli intelligenti che fanno la differenza

Un dettaglio del pantalone con la presa d’aria a cerniera e il dettaglio riflettente

I Trail Shorts sono probabilmente il capo che più mi ha sorpreso durante il test.

A prima vista sembrano pantaloncini MTB molto puliti, quasi minimal. Poi però inizi a usarli e scopri una serie di dettagli davvero intelligenti.

Il primo riguarda il sistema di regolazione in vita. Normalmente troviamo velcri laterali, qui invece Ortovox ha scelto un sistema ad aggancio. Si perde qualcosa nella regolazione micrometrica, è vero, ma si guadagna tantissimo in stabilità. Una volta trovata la posizione giusta, li agganci e te ne dimentichi completamente.

E in una lunga giornata in sella questa cosa conta parecchio.

Molto valide anche le prese d’aria interne sulla gamba e le aperture di ventilazione, che nelle salite lunghe e lente aiutano davvero a dissipare il calore.

Il materiale 4-way stretch fa esattamente quello che deve fare: segue i movimenti senza mai tirare, mantenendo però una sensazione di robustezza molto convincente.

Anche il taglio è azzeccato. Si percepisce chiaramente che è stato progettato pensando alla posizione reale in bici: leggermente più alto sul retro, libertà totale sulle gambe e ottima compatibilità con le ginocchiere.


Bib Liner: il fondello che non si sente

Sotto ai Trail Shorts ho utilizzato il Sequence Bib Liner con fondello SQ-Pad 11.

E qui si entra in un tema molto personale: il comfort in sella.

La scelta di Ortovox e SQlab è quella di utilizzare un’imbottitura compatta, non eccessivamente spessa, ma molto stabile. Una soluzione che personalmente preferisco rispetto ai fondelli troppo morbidi che, sulle uscite lunghe, tendono spesso a muoversi e creare attriti.

Il bello dell’SQ-Pad 11 è proprio questo: rimane fermo.

Le forze vengono distribuite bene, gli sfregamenti diminuiscono e soprattutto il pantaloncino non si sposta mai, grazie anche alle ampie fasce elastiche con inserti in silicone.

Da segnalare anche l’ottima traspirabilità. Gli inserti in mesh lavorano bene e nelle giornate più calde il liner rimane asciutto molto più a lungo rispetto a tanti prodotti concorrenti.

Un dettaglio del fondello

Free Jersey LS: morbida, tecnica e anche bella da vedere

Il dettaglio dell’elemento riflettente della maglia

La Free Jersey LS è una di quelle maglie che rischi di usare anche fuori dalla bici.

Il mix Merino e TENCEL™ funziona davvero bene: la sensazione sulla pelle è morbidissima, quasi impercettibile, ma allo stesso tempo la gestione del sudore è eccellente.

Nelle uscite primaverili si è dimostrata estremamente versatile, soprattutto nelle situazioni in cui la temperatura cambia continuamente tra salita e discesa.

Molto intelligente anche la costruzione della maglia:

  • schiena più lunga;
  • braccia preformate;
  • ventilazione aggiuntiva sotto le ascelle e sulla schiena.

Dettagli piccoli, ma che in bici fanno differenza.

E poi c’è anche il lato estetico. Il logo tono su tono con il richiamo fucsia è uno di quei particolari quasi invisibili che però comunicano cura progettuale. E oggi, inutile negarlo, anche lo stile ha il suo peso nella scelta di un capo tecnico.


Hip Pack 3: il vero protagonista del test

Il marsupio che è quasi una zaino

Se però devo scegliere il prodotto che più mi ha convinto dell’intera linea, probabilmente punto sul Sequence Hip Pack 3.

Perché ridurlo a “marsupio” è quasi ingiusto.

Per capacità, organizzazione degli spazi e vestibilità, siamo molto più vicini a un piccolo zaino tecnico da trail riding.

Ed è proprio qui che Ortovox ha fatto un lavoro notevole.

La possibilità di regolare il pack non solo frontalmente ma anche tramite il sistema interno che avvicina le tasche laterali cambia completamente la stabilità del prodotto. Una volta indossato rimane letteralmente incollato al corpo, anche nei tratti più tecnici.

In questa stagione ho riscoperto tantissimo la praticità dei marsupi MTB, soprattutto nelle uscite veloci o nel cicloalpinismo leggero. Quelle situazioni dove vuoi partire minimal:

  • antivento;
  • borraccia;
  • telefono;
  • kit emergenza;
  • qualcosa da mangiare.

E invece l’Hip Pack 3 riesce a fare molto di più.

Durante il test ci ho caricato:

  • due videocamere;
  • stick allungabile;
  • antivento;
  • gel;
  • kit di primo intervento;
  • smartphone.

Il tutto senza mai percepire realmente il peso addosso.

Molto convincente anche la parte a contatto con la schiena. La struttura richiama chiaramente quella degli zaini tecnici Ortovox e garantisce una ventilazione eccellente anche nelle giornate più calde.

Per chi lo desidera è presente anche la predisposizione per la sacca idrica, ma sinceramente continuo a preferire l’utilizzo delle due tasche porta borraccia integrate, lasciando tutto lo spazio interno disponibile per il materiale.


La sensazione finale dopo settimane di utilizzo

La linea Sequence non punta sugli effetti speciali.

Punta sulla funzionalità reale.

Ed è forse proprio questo l’aspetto che più convince: ogni singolo prodotto sembra progettato da chi pedala davvero.

Nessuna soluzione estrema. Nessuna ricerca esasperata del design futuristico. Solo materiali ben scelti, ottima ergonomia e dettagli intelligenti che, uscita dopo uscita, migliorano concretamente l’esperienza in bici.

Per chi cerca un setup tecnico, leggero e molto versatile per trail riding, all mountain e cicloalpinismo leggero, la nuova proposta MTB di Ortovox merita assolutamente attenzione.

E considerando il DNA del marchio, questo sembra soltanto l’inizio.



Scritto da

[email protected] Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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