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Gravel: la libertà di non dover più scegliere

Scott presenta la nuova Addict Gravel, una bici sviluppata per ampliare ulteriormente le possibilità del gravel moderno. Passaggio ruota fino a 57 mm, maggiore comfort, geometria rivista, soluzioni integrate per attrezzi e bagagli e un telaio HMX da soli 794 grammi. Una gravel leggera e versatile, pensata per passare dall’asfalto allo sterrato con sempre meno compromessi.


Per molti anni il ciclismo ha avuto confini piuttosto facili da riconoscere. Da una parte c’era la strada, dall’altra la mountain bike. Asfalto oppure sterrato. Velocità ed efficienza oppure tecnica e capacità di affrontare i terreni più difficili.

Poi questi confini hanno cominciato a diventare molto meno netti.

Il gravel è probabilmente una delle espressioni più interessanti di questa trasformazione, perché più che inventare un nuovo terreno sul quale pedalare ha cambiato il modo di scegliere dove andare. E la nuova Scott Addict Gravel è un buon punto di partenza per capire quanto questa categoria si sia evoluta.

Mentre la MTB diventava elettrica, il gravel prendeva un’altra strada

Negli ultimi anni l’e-bike ha cambiato profondamente il volto della mountain bike. Non soltanto dal punto di vista commerciale, ma anche nel modo di vivere l’off-road.

Le e-MTB hanno ampliato enormemente il raggio d’azione, reso accessibili dislivelli prima impegnativi e trasformato la salita da prezzo da pagare per raggiungere una discesa a parte integrante del divertimento. Hanno permesso di pedalare più lontano e più a lungo e, soprattutto, hanno aperto la mountain bike a un pubblico molto più ampio.

Contemporaneamente, però, un’altra parte del ciclismo ha seguito una direzione quasi opposta.

Il gravel non ha cercato maggiore potenza o capacità di superare ostacoli sempre più impegnativi. Ha recuperato qualcosa di molto più semplice: la possibilità di non preoccuparsi troppo del tipo di strada che si trova davanti.

Non è necessariamente una MTB semplificata e neppure una bici da strada irrobustita. È una bicicletta che permette di mettere insieme asfalto, strade bianche, forestali, ciclabili, sentieri facili e collegamenti che normalmente appartengono a mondi differenti.

Ed è forse proprio questa indipendenza nella scelta del percorso ad aver decretato il successo del gravel.

Non serve che lo sterrato sia difficile

Una delle differenze più interessanti rispetto alla mountain bike contemporanea è culturale prima ancora che tecnica.

La MTB ha continuato ad aumentare le proprie capacità: sospensioni più efficaci, geometrie più aggressive, pneumatici più performanti e, con l’arrivo delle e-bike, una capacità di affrontare salite e distanze prima difficilmente immaginabili.

Il gravel ha seguito un’altra logica.

Lo sterrato non deve necessariamente essere tecnico per essere interessante. Una forestale che attraversa un bosco, una strada agricola, una salita secondaria dimenticata o semplicemente una deviazione che non sappiamo esattamente dove porterà possono diventare il motivo stesso dell’uscita.

La prestazione rimane, naturalmente. Il gravel racing è ormai una disciplina estremamente competitiva e ha prodotto biciclette sempre più specialistiche.

Ma parallelamente continua a esistere un gravel differente, probabilmente ancora più vicino all’origine del fenomeno: quello dell’esplorazione.

Partire senza dover costruire un percorso esclusivamente stradale o esclusivamente fuoristrada.

Una bici trasversale

La nuova Scott Addict Gravel sembra nascere esattamente dentro questa interpretazione.

Scott la presenta con un concetto molto semplice: a volte la parte migliore di un giro è non sapere esattamente dove ci porterà.

Per questo la nuova generazione punta su comfort, stabilità su superfici differenti e capacità di trasportare ciò che serve per stare fuori più a lungo. Non soltanto quindi velocità sullo sterrato, ma versatilità.

Il dato che probabilmente racconta meglio l’evoluzione della bici è il passaggio ruota.

La Addict Gravel può ospitare pneumatici fino a 57 mm ed esce di serie con gomme da 50 mm. È addirittura compatibile con pneumatici MTB da 2,2 pollici.

Qualche anno fa misure del genere su una bici con manubrio drop sarebbero sembrate quasi un’esagerazione. Oggi raccontano invece quanto il gravel si sia allontanato dall’idea iniziale della semplice bici da corsa con gomme leggermente più grandi.

E soprattutto permettono al ciclista di decidere quale carattere dare alla propria bici.

Più comfort, meno ossessione per la rigidità

Interessante anche la direzione scelta nella progettazione del telaio.

Nel ciclismo sportivo siamo stati abituati per anni a considerare la rigidità quasi automaticamente come un valore positivo. Più rigido significava più performante.

Nel gravel l’equazione è meno semplice.

Scott dichiara di aver deliberatamente ridotto leggermente la rigidità complessiva della nuova Addict Gravel per migliorare trazione e capacità di adattarsi alle irregolarità del terreno.

Anche il comfort verticale diventa una parte importante del progetto. La nuova forcella utilizza foderi ricurvi e una zona sterzo rivista per ottenere, secondo Scott, un incremento del 30% della flessibilità anteriore. Al posteriore, il lavoro combinato di tubo sella, foderi ribassati e tubo orizzontale porta a un aumento dichiarato della compliance fino al 60% rispetto alla precedente Addict Gravel utilizzata con reggisella rigido.

Numeri a parte, è interessante soprattutto il principio.

Una bici destinata a stare molte ore su superfici differenti non deve soltanto essere veloce. Deve permettere al ciclista di continuare a pedalare bene quando le ore aumentano e il fondo peggiora.

Geometrie che seguono pneumatici e utilizzo

Anche la geometria cambia di conseguenza.

Lo stack cresce di 10 mm e il reach del telaio aumenta della stessa misura, compensato però da un cockpit più corto di 10 mm. Il movimento centrale è stato abbassato per lavorare con pneumatici di maggiore volume, mentre l’aumento del rake della forcella e un front center più lungo portano la ruota anteriore più avanti.

L’obiettivo è ottenere maggiore sicurezza alle alte velocità e quando il terreno diventa più tecnico, senza perdere la sensazione di una bici reattiva.

È significativo però che Scott abbia mantenuto una posizione di guida vicina a quella della Addict stradale.

Ed è qui che emerge ancora una volta la natura trasversale del gravel: mantenere parte dell’efficienza e della posizione di una bici da strada, aumentando enormemente la quantità di percorsi sui quali quella stessa posizione può essere utilizzata.

Portarsi dietro quello che serve

Poi c’è un altro aspetto diventato centrale nel gravel: l’autosufficienza.

La Addict Gravel integra nel telaio uno spazio per camera d’aria, leve e mini-pompa attraverso il sistema Syncros Save the Day. Alle estremità del manubrio trovano posto una chiave e il necessario per le riparazioni tubeless.

C’è una borsa dedicata sotto il tubo orizzontale, rimovibile quando non serve, e sulla forcella sono previsti supporti per aggiungere borracce.

Scott ha lavorato persino sulla loro posizione: gli attacchi sono collocati sul lato interno dei foderi della forcella e le staffe dedicate avvicinano il peso all’asse di sterzo, riducendo secondo il costruttore l’inerzia del 35%.

Sono dettagli tecnici, ma raccontano qualcosa di più ampio.

La bici non viene pensata soltanto per affrontare un determinato terreno, ma per permettere al ciclista di allontanarsi, portare acqua e attrezzatura, risolvere un problema e continuare.

Il gravel non significa necessariamente andare piano

Tutto questo non significa però rinunciare alla prestazione.

Il telaio Addict Gravel HMX dichiarato pesa 794 grammi, 75 grammi meno rispetto alla generazione precedente. La versione HMF ferma invece la bilancia dichiarata a 990 grammi.

La Addict Gravel Premium completa viene dichiarata a 7,8 kg, mentre la gamma arriva fino agli 8,7 kg delle versioni 30 e 40.

Anche il cockpit è stato completamente ripensato per il gravel, lavorando sulla posizione dei polsi, sul passaggio tra parte alta e comandi e sulla forma dei drop, con l’obiettivo di aumentare controllo e comfort.

Il risultato è quindi una bici che non rinuncia alla componente sportiva. Semplicemente non la considera più l’unico parametro attraverso il quale giudicare il progetto.

Gravel significa soprattutto scegliere

Forse è proprio questo il motivo per cui il gravel continua a essere interessante.

Non perché abbia inventato un nuovo modo di pedalare. Molte delle cose che oggi chiamiamo gravel esistevano ben prima che qualcuno decidesse di dare loro un nome.

La novità è aver costruito biciclette intorno a quell’idea.

Mentre una parte della mountain bike ha utilizzato il motore elettrico per ampliare enormemente ciò che una MTB può fare, il gravel ha ampliato il territorio della bicicletta attraverso una strada differente: riducendo l’importanza dei confini.

Asfalto o sterrato diventano categorie meno importanti. Quello che conta è poter passare dall’uno all’altro senza chiedersi continuamente se la bici sia quella giusta.

La nuova Addict Gravel porta questo concetto piuttosto lontano: pneumatici da 50 mm con spazio fino a 57, possibilità di montare gomme MTB, maggiore comfort, spazio per attrezzi e bagagli, supporti sulla forcella e contemporaneamente un telaio che nella versione HMX rimane sotto gli 800 grammi.

Non è una mountain bike e non vuole esserlo.

Non è nemmeno semplicemente una bici da strada capace di affrontare qualche chilometro di sterrato.

È qualcosa che sta nel mezzo. O forse, ed è questa la parte più interessante del gravel, è una bicicletta che cerca di rendere sempre meno importante stabilire dove sia esattamente quel mezzo.



Scritto da

[email protected] Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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