Dopo aver conquistato il cross country ai massimi livelli con Tom Pidcock e Pauline Ferrand-Prévot, Pinarello amplia la propria presenza nella mountain bike. La DOGMA XC diventa DOGMA XCR e al suo fianco nasce la nuova DOGMA XCT, pensata per marathon e downcountry. Una scelta che porta il marchio veneto in un territorio sorprendentemente vicino alla sua storia: lunghe distanze, montagne, resistenza e avventura.
Ci sono biciclette che servono ad allargare una gamma e altre che raccontano qualcosa di più sulla direzione intrapresa da un marchio. La nuova Pinarello DOGMA XCT appartiene probabilmente alla seconda categoria.
A tre anni dal debutto della DOGMA XC, Pinarello riorganizza e soprattutto amplia la propria proposta mountain bike. La bici che conosciamo cambia nome e diventa DOGMA XCR, dove la “R” identifica in maniera ancora più netta la vocazione racing. Al suo fianco arriva la nuova DOGMA XCT, progettata per portare le prestazioni della piattaforma oltre i confini del cross country tradizionale e verso marathon, lunghe distanze e quel territorio sempre più ampio che viene definito downcountry.
Non è soltanto una questione di nomenclatura. È l’ingresso deciso di Pinarello in una dimensione dell’off-road che, osservandola attraverso la storia dell’azienda di Treviso, appare quasi naturale.
Dalla maglia rosa alla polvere
Pinarello ha costruito una parte enorme del proprio prestigio sulle grandi corse a tappe. Tour, Giro, Vuelta, montagne, tappe interminabili e biciclette progettate per trasformare ogni watt in velocità senza dimenticare che, per vincere un grande giro, bisogna essere veloci per settimane e non soltanto per qualche minuto.
Il marathon cambia il terreno ma, almeno in parte, conserva quell’immaginario.
Qui la prestazione non si misura esclusivamente nell’esplosività di un circuito XC. Entrano in gioco durata, gestione dello sforzo, dislivello, capacità di mantenere efficienza e lucidità dopo ore in sella. E poi ci sono le montagne, le grandi distanze e quella componente di avventura che accompagna inevitabilmente le gare capaci di portare uomini e mezzi molto lontano dal punto di partenza.
È forse proprio questo il territorio della mountain bike che meglio può dialogare con il DNA storico di Pinarello.
Non perché una marathon sia un grande giro su sterrato – tecnicamente sono mondi profondamente diversi – ma perché condivide alcuni degli ingredienti che hanno alimentato per decenni la narrazione del marchio: resistenza, montagna, velocità e capacità di affrontare grandi distanze.
La DOGMA XCT porta ora questo immaginario fuori dall’asfalto.
Tutto è cominciato con Pidcock
L’ingresso di Pinarello nella mountain bike moderna era stato molto più radicale. Il marchio aveva scelto di partire direttamente dal vertice della piramide, sviluppando la DOGMA XC attorno alle esigenze della competizione internazionale.
E i risultati sono arrivati.
La piattaforma ha conquistato il titolo mondiale XC con Tom Pidcock e Pauline Ferrand-Prévot, mentre Pidcock ha continuato a utilizzarla ai massimi livelli, aggiungendo al proprio palmarès l’oro olimpico nel 2024, il titolo europeo nel 2025 e un altro mondiale XC.
Quella bici non scompare. Anzi, viene ulteriormente specializzata.
Da oggi prende il nome di DOGMA XCR e rimane la proposta più direttamente orientata alla competizione cross country: rigida, precisa, leggera e costruita intorno alla massima trasmissione della potenza.
La novità è che Pinarello non considera più l’XC come l’unica declinazione possibile della propria mountain bike.
DOGMA XCT: stessa famiglia, un’altra missione



La nuova DOGMA XCT nasce per chi vuole andare oltre il circuito XC tradizionale.
Il punto di partenza resta la ricerca della prestazione, ma cambiano le priorità. Pinarello dichiara di aver lavorato su efficienza di pedalata, precisione e controllo, intervenendo su geometria, cockpit e componentistica per ottenere maggiore sicurezza nelle discese tecniche e soprattutto un comportamento più consistente quando durata e difficoltà del terreno aumentano.
Ed è qui che si delinea la differenza fra XCR e XCT.
La prima rimane la macchina da gara XC nella sua interpretazione più pura. La seconda deve essere veloce, ma deve esserlo più a lungo e su terreni più vari. Marathon e downcountry diventano quindi il suo ambiente naturale.
Il telaio della DOGMA XCT è realizzato in TorayCa M40J e l’allestimento di riferimento adotta il nuovo Shimano XTR Di2 1×12. Le sospensioni sono affidate a una Fox 34 SL Factory da 120 mm all’anteriore e a un Fox Float Factory 210×50 al posteriore.
Le ruote sono DT Swiss XRC1200, mentre il cockpit combina attacco Race Face Turbine SL e manubrio Race Face Era Carbon. Troviamo inoltre un reggisella telescopico Fox Transfer, con escursione compresa fra 120 e 150 mm a seconda della taglia, e pneumatici Maxxis Rekon 2.4 TR.
Sono scelte che raccontano bene l’intenzione del progetto: non trasformare la DOGMA in una trail bike, ma concedere alla piattaforma XC quel margine di controllo e versatilità necessario quando il percorso diventa più lungo, tecnico e imprevedibile.
DOGMA XCR resta l’arma da XC
Parallelamente, Pinarello aggiorna anche la DOGMA XCR.
La nuova configurazione adotta sospensioni elettroniche RockShox Flight Attendant, con forcella SID Ultimate Flight Attendant da 120 mm e ammortizzatore SIDLuxe Ultimate Flight Attendant 210×50.
Anche il reggisella è elettronico, un Reverb AXS con escursione da 100 a 150 mm in funzione della taglia. Completano il montaggio le ruote DT Swiss XRC1200, pneumatici Vittoria Mezcal Race 2.4 e gruppo SRAM XX SL Eagle AXS con misuratore di potenza.
Per questa versione arriva inoltre la nuova colorazione Arctic Flame.
La distinzione fra le due DOGMA diventa quindi piuttosto chiara: XCR per la massima specializzazione XC, XCT per estendere la stessa filosofia prestazionale verso distanze e terreni più impegnativi.
Non solo DOGMA: nasce la XC SERIES
L’altra notizia importante è che l’operazione non riguarda esclusivamente due modelli da oltre 10.000 euro.
Pinarello introduce infatti una vera e propria XC SERIES, costruendo sotto alle DOGMA una gamma più articolata. Ne fanno parte XCR9, XCT9 e XCT7.
È un passaggio significativo perché indica la volontà di trasformare l’esperienza maturata nel racing in una famiglia di prodotto e non lasciare la mountain bike confinata a un progetto speciale destinato agli atleti di Coppa del Mondo.
La XCR9, proposta nella colorazione Amethyst Dust, mantiene l’impostazione più racing. Utilizza un telaio in carbonio TorayCa T900, gruppo SRAM X0 Eagle, ruote FSA SCi30, forcella RockShox SID Select+ 35 3P da 120 mm e ammortizzatore SIDLuxe Select+ 3P. Il cockpit è il Talon Ultra XC integrato, mentre il telescopico è un KS E20i. Gli pneumatici sono Vittoria Mezcal XC Race 29×2.4.
XCT9 e XCT7: la famiglia marathon cresce

Sul versante long distance troviamo invece XCT9 e XCT7.
La XCT9 utilizza anch’essa carbonio TorayCa T900, ma viene equipaggiata con Shimano XT Di2 1×12. Le ruote sono DT Swiss XR1700 e il reparto sospensioni è Fox, con forcella 34 Factory da 120 mm e ammortizzatore Float Factory. Il cockpit Race Face, il telescopico KS E20i e gli pneumatici Maxxis Rekon 29×2.40 sottolineano nuovamente la ricerca di maggiore versatilità rispetto alle configurazioni più strettamente XC.
La XCT7 rappresenta invece il punto d’ingresso nella nuova famiglia XCT. Mantiene il telaio TorayCa T900 e le ruote DT Swiss XR1700, abbinandoli a trasmissione SRAM Eagle 90 Transmission, forcella RockShox SID 35 Base 3P da 120 mm e SIDLuxe Select+ al posteriore. Anche qui troviamo cockpit Race Face, reggisella telescopico KS e Maxxis Rekon da 2.4″.
Non cambia quindi soltanto il livello dell’allestimento: Pinarello sta costruendo due anime parallele della propria proposta XC, una maggiormente votata alla competizione tradizionale e una alla lunga distanza.
Due lettere per raccontare due modi di intendere l’XC
La nuova nomenclatura acquista così un significato che va oltre il marketing.
XCR e XCT identificano due interpretazioni della stessa piattaforma. Da una parte il racing puro, dall’altra una mountain bike che continua a cercare prestazioni elevate ma amplia il proprio raggio d’azione.
Ed è probabilmente la seconda a raccontare la novità più interessante.
L’operazione Pidcock aveva dimostrato che Pinarello poteva entrare nell’XC dalla porta principale e competere immediatamente ai massimi livelli. Il progetto XCT racconta invece la volontà di mettere radici più profonde nel fuoristrada.
Per un marchio così intimamente legato alla strada potrebbe sembrare un allontanamento dalle origini. In realtà, guardandolo dalla prospettiva delle lunghe distanze, potrebbe essere esattamente il contrario.
Le montagne cambiano, l’idea rimane
Il marathon porta Pinarello in un mondo fatto di sterrato, single track e discese tecniche, ma anche di ore trascorse in sella, grandi salite, dislivelli importanti e capacità di amministrare energie e mezzo fino all’ultimo chilometro.
Un territorio nel quale la bicicletta torna a essere non soltanto uno strumento per andare forte, ma il mezzo con cui affrontare qualcosa di grande.
È un concetto che appartiene profondamente alla cultura dei grandi giri. Ed è proprio sulle grandi montagne, nelle giornate in cui la corsa diventa resistenza prima ancora che velocità, che Pinarello ha costruito buona parte del proprio mito.
Con la DOGMA XCT quell’idea supera adesso il confine dell’asfalto.
Cambiano le gomme, cambiano le sospensioni, cambiano i sentieri. Ma distanza, montagna e avventura rimangono.
Prezzi e disponibilità
La nuova gamma parte da 6.500 euro per XCT7 e sale a 8.000 euro per XCT9 e 8.700 euro per XCR9. Più in alto troviamo DOGMA XCT a 13.500 euro, mentre la DOGMA XCR si posiziona al vertice con un prezzo consigliato di 15.000 euro.