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DJI Neo 2 e Amflow oltre i 3.000 metri: cosa succede lassù?

Un drone DJI Neo 2 riesce a seguire una e-MTB oltre i 3.000 metri, tra vento, freddo e discese sopra i 40 km/h? Siamo saliti sul Sommeiller con Amflow PX Carbon e Osmo 360, insieme a Simone, teenager e non biker esperto. Un’avventura per scoprire come si comportano tecnologia ed e-MTB quando la montagna diventa vera.


Quando in pianura il caldo diventa insopportabile, una delle soluzioni che preferiamo è sempre la stessa: caricare le bici e puntare verso l’alto. Molto in alto.

Questa volta la destinazione è il Sommeiller, sopra Bardonecchia, con l’obiettivo di superare quota 3.000 metri. Ma c’erano anche un paio di curiosità da soddisfare lungo il percorso.

Ero curioso di provare il DJI Neo 2 in alta quota: capire come avrebbero reagito le batterie con temperature decisamente più basse rispetto alla pianura, quanto il vento avrebbe potuto ostacolare un drone così piccolo e leggero e, soprattutto, vedere come si sarebbe comportato nel follow durante una discesa in MTB, anche superando i 40 km/h.

Se siete curiosi di vedere il risultato, trovate il video QUI.

Ma questa uscita aveva anche un altro protagonista: Simone, teenager e non certo un biker provetto. Per lui il Sommeiller era completamente nuovo e proprio questo ci ha dato uno spunto interessante: capire fino a dove può arrivare un ragazzo senza particolare esperienza in MTB quando una e-bike rende fisicamente accessibile un percorso che, altrimenti, richiederebbe un allenamento decisamente diverso.

Non significa che la montagna diventi improvvisamente facile. Sopra i 2.500-2.600 metri terreno, quota, freddo e capacità di guidare la bici continuano a fare una bella selezione. Ma la pedalata assistita permette di togliere dall’equazione buona parte dello sforzo necessario a guadagnare oltre 1.000 metri di quota e lascia più energie per concentrarsi sulla guida e, soprattutto, godersi il posto.

Ed è esattamente quello che abbiamo fatto.

Verso il Sommeiller

Siamo partiti dai bacini di Fregiusia, sopra Bardonecchia (TO), imboccando la Decauville, una strada nata in passato come tracciato ferroviario di servizio e oggi trasformata in un bellissimo percorso ciclopedonale.

Per circa 6 km si pedala attorno ai 2.000 metri di quota praticamente in piano, fino a collegarsi alla zona della diga di Rochemolles. Da qui cambia tutto: si prosegue verso il Rifugio Scarfiotti e quindi verso il Sommeiller, con altri 17 km circa di salita.

È uno di quei percorsi in cui il paesaggio sembra cambiare continuamente sotto le ruote.

All’inizio c’è ancora vegetazione, con tratti umidi e terreno relativamente morbido. Poi arriva la polvere, compaiono sempre più pietre e, superati circa i 2.600 metri, praticamente rimangono solo loro.

Pietre. E ancora pietre.

Le vallate si aprono, le cascate scendono dalle montagne e la vegetazione progressivamente scompare. Più si sale, più sembra di abbandonare le Alpi per entrare in un paesaggio lunare.

Salire oltre i 3.000 metri con un adolescente

È qui che la presenza di Simone ha reso questa uscita diversa dalle solite.

Non stiamo parlando di un giovane atleta che passa tutti i weekend sui sentieri o di un biker con anni di esperienza. Eppure è riuscito ad arrivare fin quassù e a vivere in prima persona un ambiente che normalmente associamo a uscite decisamente impegnative.

La Amflow PX Carbon, con motore Avinox M2S, in questo senso ha fatto esattamente quello che dovrebbe fare una moderna e-MTB: non eliminare le difficoltà tecniche, ma rendere affrontabile il dislivello anche a chi non avrebbe ancora le gambe per raggiungere queste quote con una MTB tradizionale.

Naturalmente non abbiamo resistito alla tentazione di abbandonare per qualche tratto la strada principale e infilarci in qualche single track.

Ed è proprio qui che si capisce il limite – e contemporaneamente il bello – della pedalata assistita: il motore può aiutare Simone a salire, ma quando bisogna scegliere una linea, superare un ostacolo o controllare la bici sullo sconnesso, deve essere lui a guidare.

Dalla Luna a Marte

Negli ultimi tornanti succede qualcosa di particolare.

Il grigio che ci ha accompagnato per buona parte della salita lascia progressivamente spazio a tonalità rossastre. Sembra quasi di cambiare pianeta: dalla Luna a Marte nel giro di poche centinaia di metri.

Poi compare la neve.

Davanti a noi il lago sembra confondersi con il cielo e finalmente superiamo quota 3.000 metri.

A quel punto viene spontaneo fermarsi.

Non tanto per la fatica, quanto perché ci sono posti in cui continuare a pedalare senza guardarsi intorno sarebbe quasi un peccato.

Per Simone è anche la soddisfazione di aver raggiunto un luogo che non aveva mai visto prima e di esserci arrivato in bici. E forse è proprio questo uno degli aspetti più interessanti delle e-MTB: permettere a persone con preparazioni ed età differenti di condividere la stessa esperienza.

Non contenti, naturalmente, saliamo ancora un po’. Giusto per vedere cosa c’è oltre.

Un drone da 151 grammi a 3.000 metri

Nel frattempo il Neo 2 continuava a seguirci.

Ed era uno degli esperimenti della giornata.

In montagna un drone deve fare i conti con condizioni parecchio diverse da quelle che si incontrano normalmente: aria più rarefatta, vento che può cambiare rapidamente, temperature basse e batterie che inevitabilmente ne risentono.

La domanda quindi era semplice: un drone così piccolo può essere realmente utile per seguire una MTB in un ambiente del genere?

Abbiamo provato il follow sia in salita sia nei tratti più veloci, portandolo anche oltre i 40 km/h durante la discesa. Le dimensioni ridotte e i 151 grammi sono sicuramente comodi quando tutto quello che utilizzi deve entrare nello zaino, ma è soprattutto il comportamento reale sul terreno che ci interessava verificare.

Nel video QUI potete farvi un’idea molto più precisa di come sia andata.

Per le riprese a terra abbiamo invece utilizzato principalmente la DJI Osmo 360. Qui c’è anche una particolarità interessante legata alla Amflow: dal display OLED integrato nel telaio è possibile controllare la action cam e sincronizzare nelle riprese alcuni dati provenienti dalla bici.

Velocità, pendenza, altitudine e informazioni sul percorso possono così diventare parte del video senza dover ricostruire tutto successivamente.

Più che gli 8K a 50 fps o i 10 bit sulla carta, in un’uscita come questa interessa soprattutto poter accendere, registrare e dimenticarsi il più possibile della videocamera. Perché quando davanti hai un panorama del genere, l’ultima cosa che vuoi fare è passare la giornata a trafficare con l’attrezzatura.

E poi arriva la discesa

Dopo aver superato i 3.000 metri arriva inevitabilmente il momento di girare la bici.

E il Sommeiller cambia nuovamente faccia.

Quello che in salita sembrava un infinito susseguirsi di pietre diventa improvvisamente un enorme terreno di gioco. Si perde quota rapidamente e il Rifugio Scarfiotti diventa il nostro prossimo obiettivo per un motivo molto semplice: abbiamo fame.

Polenta concia, costine o salsiccia.

Dopo una giornata del genere non serve molto altro.

Il rifugio è anche un importante punto di riferimento per chi percorre questa zona, sia per fare rifornimento d’acqua sia, volendo, per fermarsi a dormire.

Alle sue spalle, verso la montagna, ci sono poi le cascate: il posto perfetto per fermarsi, rinfrescarsi e concedersi qualche minuto prima di rientrare.

Il Sommeiller in e-MTB: cosa sapere prima di partire

Prima di affrontare questo giro ci sono alcune cose da tenere presenti.

Nel periodo estivo il martedì e il giovedì la strada è chiusa ai mezzi motorizzati: se volete godervi la salita con meno traffico possibile, sono quindi giornate particolarmente interessanti. La Decauville, dai bacini di Fregiusia, è invece ciclopedonale e nei pressi della partenza è disponibile spazio per lasciare l’auto.

Per l’acqua potete fare rifornimento a Bardonecchia o al Rifugio Scarfiotti (+39 0122 901892).

Anche se partite dalla pianura con 30 gradi, nello zaino mettete una giacca antivento. A 3.000 metri il meteo può cambiare rapidamente e la temperatura può scendere parecchio.

Kit per le forature e piccoli attrezzi sono praticamente obbligatori. Su un terreno così pietroso può avere senso utilizzare una pressione leggermente superiore al solito per ridurre il rischio di pizzicare una camera d’aria o colpire violentemente il cerchio con un sistema tubeless.

Noi portiamo anche uno smagliacatena: se un urto dovesse compromettere cambio o forcellino, in emergenza accorciare la catena ed escludere il deragliatore può essere la differenza tra tornare pedalando e fare parecchi chilometri a piedi.

Da circa metà percorso in avanti, inoltre, la copertura telefonica diventa molto scarsa o assente.

Casco, occhiali e guanti non dovrebbero nemmeno essere oggetto di discussione. Una banale scivolata o un sasso negli occhi, quassù, possono trasformare una bella giornata in qualcosa di decisamente meno divertente.

Utile anche un power bank. Il freddo riduce l’autonomia delle batterie e tra smartphone, action cam e drone l’energia non è mai troppa. Noi avevamo un XTORM da 20.000 mAh e 35 W, rinforzato, con protezione IP65 e torcia integrata: quest’ultima può sembrare un dettaglio finché non vi trovate a dover sistemare qualcosa sulla bici mentre sta arrivando il buio.

Una giornata che spiega bene il senso dell’e-MTB

Alla fine, più che un test di una bici, di una camera o di un drone, questa uscita è diventata un piccolo esperimento.

Da una parte volevamo capire come si sarebbe comportata l’attrezzatura video portata fuori dal suo ambiente più semplice, oltre i 3.000 metri, tra vento, freddo, velocità e lunghe ore lontano da una presa elettrica.

Dall’altra c’era Simone.

Un adolescente, non un biker esperto, che grazie alla pedalata assistita ha potuto raggiungere in bici un ambiente d’alta montagna straordinario, affrontando comunque in prima persona tutte le difficoltà tecniche del percorso.

Forse è proprio questa la parte della giornata che ci porteremo dietro più a lungo.

Perché alla fine watt, Newton metro, millimetri di escursione, risoluzioni e frame al secondo interessano fino a un certo punto.

Servono se permettono di arrivare qui, vivere una giornata così e tornare a casa con qualcosa da raccontare.

E il Sommeiller, da questo punto di vista, ha parecchio da raccontare.

Fabrizio Gillone e Simone

Materiale utilizzato

Amflow PX Carbon con motore Avinox M2S
DJI Osmo 360
DJI Osmo Action 6
DJI Neo 2
Abbigliamento e caschi Progrip
Power bank XTORM



Scritto da

[email protected] Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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