Prima della gara c’è un’altra gara: come nasce un paddock di Coppa del Mondo MTB
Siamo abituati a entrare nel paddock quando tutto è già al suo posto. Stand perfetti, biciclette sui cavalletti, meccanici al lavoro e rider concentrati sulla gara. Ma cosa succede prima? A Leogang siamo andati dietro le quinte con MS-RACING e BOA® per scoprire come uno spazio vuoto si trasforma, in pochi giorni, nel cuore operativo di un team di Coppa del Mondo.
Quando arriviamo a un evento di Coppa del Mondo MTB, il paddock sembra quasi una piccola città.
Camion perfettamente allineati, hospitality, officine mobili, biciclette pronte sui cavalletti, compressori, ricambi, attrezzi e persone che si muovono seguendo una routine apparentemente collaudata da sempre.
Ci camminiamo in mezzo quasi senza farci caso. È il luogo dove incontriamo i rider, dove fotografiamo le nuove bici, dove cerchiamo qualche dettaglio tecnico interessante e dove, tra una prova e l’altra, si respira buona parte dell’atmosfera di una gara.
Ma quella città, pochi giorni prima, semplicemente non esisteva.
Al suo posto c’erano asfalto, ghiaia e spazi vuoti.
E allora la domanda viene spontanea: come si costruisce un paddock di Coppa del Mondo?
Prima dei rider arrivano camion e gru
A Leogang abbiamo seguito il lavoro di MS-RACING, insieme a Markus Stöckl, fondatore e team owner, per vedere cosa accade quando cronometri e biciclette sono ancora lontani dall’essere protagonisti.
La prima immagine è molto diversa da quella che associamo normalmente alla Coppa del Mondo.
Arrivano camion e container. Le gru iniziano a lavorare. Materiali, strutture e attrezzature devono essere scaricati e, soprattutto, collocati esattamente nel posto giusto.
E MS-RACING non è certo solo.
Nello stesso momento decine di squadre stanno facendo esattamente la stessa cosa. Il paddock diventa così un enorme puzzle tridimensionale nel quale ogni team deve costruire il proprio spazio rispettando tempi, dimensioni e logistica.
Il container di MS-RACING viene sollevato dal camion e lentamente portato nella sua posizione.
Qualche centimetro può fare la differenza.
Perché quello è soltanto il primo pezzo.
Da uno spazio vuoto a una piccola officina da gara
Una volta posizionata la struttura principale comincia la trasformazione.
Si montano piattaforme e coperture, si allineano le strutture, arrivano i banchi da lavoro. Gli attrezzi trovano il proprio posto, così come ricambi, ruote, componenti e tutto ciò che potrebbe servire durante il weekend.
Progressivamente quello che poche ore prima sembrava un parcheggio inizia ad assomigliare al paddock che conosciamo.
E qui si comprende un aspetto che dall’esterno è facile sottovalutare: l’organizzazione dello spazio fa parte della performance.
Quando inizieranno prove e qualifiche non ci sarà tempo per chiedersi dove sia finito un determinato attrezzo o dove recuperare un componente. Un meccanico deve poter mettere le mani su ciò che gli serve quasi automaticamente.
Ogni cosa ha un posto.
E quel posto viene deciso prima che la prima bici scenda dal camion.
È un lavoro decisamente fisico

Guardando un paddock finito si potrebbe pensare soprattutto a un grande esercizio di logistica. Seguendo la costruzione, invece, emerge immediatamente un’altra componente: quella fisica.
Si sollevano pesi, si trasportano materiali, si lavora accovacciati o in ginocchio. Si sale e si scende dalle strutture e ci si muove continuamente tra camion e container, spesso su ghiaia o superfici irregolari.
E bisogna farlo velocemente.
Il meteo non aspetta, il programma della Coppa del Mondo nemmeno.
È proprio in questa fase che entra nella storia BOA®. Non sulla scarpa del rider lanciato verso il traguardo, come verrebbe spontaneo immaginare, ma ai piedi delle persone che stanno costruendo il luogo nel quale quel rider lavorerà per tutto il weekend.
Il team MS-RACING utilizza infatti calzature antinfortunistiche Solid Gear Sonar WRP Low equipaggiate con BOA® PerformFit™ Wrap.
La tecnologia della performance applicata al lavoro

Il concetto alla base è interessante perché avvicina due ambienti apparentemente distanti.
Da una parte c’è l’atleta, per il quale precisione, controllo e connessione con l’attrezzatura sono fondamentali. Dall’altra ci sono meccanici e membri dello staff che affrontano lunghe giornate di lavoro, spostandosi continuamente e operando in condizioni nelle quali stabilità e sicurezza sono altrettanto importanti.
BOA® PerformFit™ Wrap utilizza pannelli indipendenti che avvolgono il piede, con l’obiettivo di mantenere il tallone stabile e aumentare la connessione tra piede e calzatura.
Non si tratta quindi semplicemente di sostituire i lacci con una rotella. Il sistema lavora sul modo in cui la scarpa avvolge il piede, consentendo una regolazione precisa e rapida.
Un dettaglio che assume un significato diverso quando la giornata non dura il tempo di una manche, ma molte ore.
Poi arrivano le biciclette

A un certo punto qualcosa cambia.
Le strutture sono montate. I banchi sono pronti. Gli attrezzi sono ordinati. I ricambi aspettano nelle loro cassette.
E finalmente arrivano le biciclette.
Da quel momento il paddock smette di essere un cantiere e diventa ciò che tutti conosciamo: una base da gara.
I meccanici iniziano a lavorare sugli assetti, i rider entrano ed escono dal box, si parla di pressioni, sospensioni, linee e tempi. L’attenzione si sposta progressivamente verso la montagna.
La parte più visibile del weekend può cominciare.
La gara prima della gara
Forse è proprio questo l’aspetto più affascinante.
Quando vediamo un rider al cancelletto di partenza siamo portati a pensare che la sua gara cominci in quell’istante.
In realtà dietro quei pochi minuti cronometrati esistono giorni di lavoro.
Ci sono persone che hanno guidato camion, scaricato container, montato strutture, preparato officine, organizzato centinaia di componenti e costruito un ambiente nel quale ogni gesto, durante il weekend, possa essere il più rapido ed efficiente possibile.
La Coppa del Mondo che vediamo lungo il percorso è soltanto la parte emersa.
Sotto ci sono logistica, organizzazione, fatica e decine di persone che raramente finiscono davanti alle telecamere.
La prossima volta che entreremo in un paddock probabilmente continueremo a guardare subito le biciclette.
Difficile resistere.
Ma forse, prima di avvicinarci all’ultima bici prototipo, guarderemo per un secondo anche tutto quello che c’è intorno.
Perché prima di costruire una performance bisogna costruire il posto in cui quella performance può nascere.