alla nascita del Minion DHF alle vittorie in Coppa del Mondo: Maxxis aggiorna uno dei battistrada più iconici della mountain bike con una nuova gomma e una carcassa sviluppata per la DH moderna.
Ci sono prodotti che diventano un riferimento per un’intera disciplina. Nel mondo della mountain bike, e soprattutto della downhill, il Maxxis Minion è senza dubbio uno di questi.
Per oltre vent’anni il suo battistrada ha accompagnato l’evoluzione delle bici, delle piste e dei rider, diventando una delle scelte più diffuse tra gli appassionati e i professionisti del gravity. Prima il Minion DHF, poi il DHR II e successivamente l’Assegai hanno contribuito a costruire la reputazione di Maxxis, un marchio che nelle competizioni downhill è diventato sinonimo di prestazioni e affidabilità.
Il Minion, però, è qualcosa di più di una gomma di successo. È uno di quei prodotti che hanno finito per diventare un termine di paragone per tutti gli altri.
E quando un prodotto raggiunge questo status, rinnovarlo diventa una sfida particolarmente delicata.
È proprio da qui che nasce il nuovo Maxxis Minion DHX, una copertura sviluppata per rispondere alle esigenze dei rider più veloci al mondo e alle sollecitazioni sempre maggiori delle moderne piste di Coppa del Mondo.
Il Minion: una storia iniziata oltre vent’anni fa
Una delle curiosità meno conosciute riguarda proprio la nascita del Minion DHF. Il suo disegno originale non è nato semplicemente all’interno di un ufficio tecnico, ma dall’intuizione di Colin Bailey, rider del team ufficiale Maxxis nei primi anni Duemila.
Fu lui a contribuire alla definizione di quel battistrada caratterizzato da tasselli laterali pronunciati, elementi centrali intagliati e spaziature generose. Un disegno pensato per combinare velocità di rotolamento, precisione in curva e capacità di frenata.
Una soluzione che si è dimostrata talmente efficace da attraversare più di due decenni senza perdere la propria identità.
Nel corso degli anni sono cambiate le dimensioni delle ruote, le mescole e le carcasse, ma l’architettura di base del Minion DHF è rimasta sorprendentemente fedele al progetto originale. Nel 2021 Maxxis ne ha persino celebrato il ventesimo anniversario con una versione dalla grafica rétro.
Quando una gomma diventa il metro di paragone
La reputazione del Minion è cresciuta anche attraverso il passaparola nei paddock, tra meccanici, tester e piloti.
È qui che si inseriscono alcuni degli aneddoti più interessanti legati a questa copertura. Nel mondo delle competizioni si racconta di rider che, pur avendo accordi con altri produttori, preferissero utilizzare pneumatici Maxxis nascondendo il marchio sul fianco. Un’abitudine che sarebbe stata particolarmente diffusa tra alcuni piloti francesi.
Un’altra storia riguarda l’utilizzo del Minion come riferimento durante le sessioni di test: una gomma conosciuta così bene da rappresentare il punto di partenza per valutare il comportamento di una bici, la risposta delle sospensioni o le differenze rispetto ad altri pneumatici.
Sono racconti che appartengono alla cultura dei paddock e che, in assenza di testimonianze dirette, non possiamo considerare fatti accertati. Ma aiutano a comprendere il ruolo che il Minion ha assunto nell’immaginario della downhill.
D’altronde, per un prodotto, diventare il riferimento rispetto al quale vengono giudicati i concorrenti è forse il riconoscimento più importante.
Il nuovo Minion DHX nasce dalla Coppa del Mondo

Negli ultimi dieci anni la downhill è cambiata profondamente. Le piste sono diventate più veloci, le sezioni tecniche più impegnative e le biciclette sono oggi in grado di raggiungere velocità e generare carichi che fino a qualche stagione fa sembravano impensabili.
Di conseguenza, anche il lavoro richiesto agli pneumatici è aumentato.
Maxxis ha sviluppato il nuovo Minion DHX proprio partendo dalle richieste dei suoi atleti di Coppa del Mondo, con un obiettivo preciso: aumentare il sostegno nelle curve più veloci senza compromettere la capacità della gomma di adattarsi alle irregolarità del terreno.
Il nuovo disegno mantiene alcuni elementi riconoscibili della famiglia Minion, ma introduce tasselli laterali più sostenuti, studiati per limitare le deformazioni quando il pneumatico viene sottoposto a forti carichi laterali.
Anche la transizione tra tasselli centrali e laterali è stata rivista, per rendere più progressivo e prevedibile il passaggio dalla posizione verticale alla piega.
Secondo Maxxis, il risultato è una copertura con velocità di rotolamento e capacità di frenata paragonabili al DHR II, ma con una maggiore stabilità in curva.
La vera novità è anche dentro: arriva la New DH Casing
La nuova carcassa rappresenta uno degli aspetti tecnicamente più interessanti del progetto.
La New DH Casing introduce una struttura a rigidità progressiva, progettata per rispondere in modo differente a seconda delle sollecitazioni.
Sui piccoli impatti la carcassa rimane relativamente morbida, permettendo al pneumatico di deformarsi e seguire meglio le asperità del terreno. Quando invece aumentano le forze laterali o arrivano impatti più violenti, la struttura offre un sostegno maggiore.
È un equilibrio particolarmente importante nella downhill moderna, dove i rider cercano continuamente di ridurre la pressione delle gomme per aumentare il grip, senza però compromettere la precisione di guida o rischiare di danneggiare il cerchio.
Secondo Maxxis, la nuova costruzione permette di utilizzare pressioni inferiori di circa 2-3 psi rispetto alla precedente carcassa DH, mantenendo un sostegno adeguato.
Il lavoro ha interessato anche la protezione contro le forature e la resistenza dei fianchi. I dati dichiarati parlano di un miglioramento del 28% nella resistenza alle forature da impatto e del 24% nei confronti dei tagli laterali. Valori che naturalmente andranno verificati nell’utilizzo reale.
Dalle piste di Coppa del Mondo ai negozi

Il nuovo DHX non arriva sul mercato senza un passato agonistico.
Il suo battistrada era già comparso nel 2025 sulle biciclette di alcuni atleti Maxxis, inizialmente sotto forma di prototipo. Tra i primi a portarlo sotto i riflettori c’è stato Jackson Goldstone, protagonista di una stagione straordinaria culminata con il titolo mondiale a Champéry.
Goldstone ha conquistato quel titolo proprio utilizzando il nuovo pneumatico, ancora prima della sua presentazione ufficiale. A confermare il potenziale del progetto è arrivata anche la vittoria di Luca Shaw nella tappa di Coppa del Mondo di Loudenvielle del 2026.
È una storia che ricorda da vicino quella del Minion originale: una copertura nata attraverso il confronto diretto con i piloti e sviluppata nelle condizioni più impegnative, prima di arrivare al grande pubblico.
Caratteristiche e disponibilità
Il Minion DHX nasce principalmente per terreni asciutti e condizioni di gara ad alta velocità, ma Maxxis lo propone come pneumatico utilizzabile sia all’anteriore sia al posteriore.
Le prime versioni sono state introdotte nei diametri da 27,5 e 29 pollici, con sezione da 2,50″, mescola 3C MaxxGrip e carcassa New DH a doppio strato da 120 TPI. La gamma è destinata ad ampliarsi con mescole e carcasse alternative.
La nuova struttura DH viene inoltre introdotta su altri pneumatici gravity della gamma Maxxis, tra cui Assegai, DHR II, High Roller III e
Rinnovare un’icona senza tradirne il carattere
Il Minion DHX non è semplicemente un nuovo disegno del battistrada. È il tentativo di Maxxis di trasferire in una copertura moderna tutto ciò che ha reso il Minion uno dei prodotti più riconoscibili della storia della mountain bike.
La sfida non è delle più semplici. Il DHF originale continua a essere apprezzato proprio per la prevedibilità del suo comportamento e per quella sensazione di familiarità che molti rider hanno imparato a conoscere in anni di utilizzo.
Il DHX punta ad andare oltre, offrendo più supporto, maggiore precisione e una struttura capace di affrontare le sollecitazioni della downhill attuale.
Resta naturalmente da capire quanto queste novità si traducano in vantaggi concreti sui sentieri e quanto il nuovo modello riuscirà a conquistare i rider che da anni si affidano al Minion originale.
Perché migliorare una gomma è una cosa. Raccogliere l’eredità di un’icona è una sfida completamente diversa.


