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“Nutrire l’anima”: William Basilico spiega perché il futuro della MTB va oltre i trail

William Basilico racconta come sta cambiando la MTB: turismo bike, bike destination, nuove esperienze e una parola chiave, “nutrire l’anima”.


Ho raggiunto telefonicamente William mentre era sui trail e, parole sue, «finalmente ho ripreso a lavorare sui sentieri». Parlare con Willy è sempre interessante.

Il nostro rapporto è iniziato più o meno con la nascita del progetto Val di Fassa: la prima Superenduro, con qualche problema logistico legato agli impianti, poi le EWS, l’EDR e infine il Campionato del Mondo. In mezzo ci sono stati il suo ruolo federale e una lunga serie di progetti che hanno portato un gruppo di appassionati di mountain bike, fissati con salti e bike park, a costruire un’azienda con sei persone impegnate sui sentieri, tre nella gestione del negozio e una visione del turismo bike che oggi rappresenta, insieme a poche altre realtà, un punto di riferimento per chiunque voglia investire in questo settore.

Il mercato è in crisi, il turismo bike no

Parto da una domanda inevitabile: come sta la MTB?

Willy sorride. La risposta, come spesso accade, non è così semplice.

«Bisogna distinguere. Il mercato della MTB è in forte crisi, ed è un dato che tutti noi conosciamo. Diverso è il discorso del turismo legato alla mountain bike: lì non vediamo segnali negativi. La gente ha ancora voglia di uscire in bici, di percorrere i trail e vivere esperienze di questo tipo. Forse cambia la bici meno frequentemente rispetto a qualche anno fa, ma continua a usarla. E i numeri ci danno ragione e ci confortano.»

Un concetto interessante, soprattutto perché spesso si tende a sovrapporre il mercato alla pratica. Se si vendono meno biciclette si pensa automaticamente che ci siano meno biker, ma non è necessariamente così.

La MTB non deve sostituire lo sci

Da qui il passaggio a un’altra questione che torna spesso quando si parla di investimenti nelle località di montagna. Molti continuano a paragonare la MTB allo sci, sostenendo che i numeri siano troppo diversi per giustificare investimenti importanti.

«È chiaro che la MTB, da sola, non può sostenere i numeri dello sci, almeno qui da noi in Val di Fassa. Ma il punto è un altro. Se l’inverno è ancora, di fatto, una stagione mono-attività, l’estate per essere competitiva e sostenibile deve costruire la propria offerta su più esperienze.

Benissimo la MTB servita dagli impianti, ma accanto devono esserci le escursioni in e-bike, il gravel, la bici da strada con il richiamo dei passi dolomitici, l’escursionismo, il trail running e tutte quelle attività che insieme creano un prodotto turistico estivo forte e competitivo.

Anche perché il biker di oggi è cambiato. Sempre più spesso cerca una vacanza multidisciplinare. Magari passa una giornata nel bike park, quella successiva fa un’escursione a piedi con la famiglia e il giorno dopo percorre la ciclabile. La montagna estiva non può più essere pensata per compartimenti stagni.»

Una montagna che cambia, anche nell’ospitalità

Questo cambiamento, secondo Willy, non riguarda soltanto chi va in bicicletta, ma coinvolge l’intero sistema turistico.

«Negli ultimi anni alberghi e operatori turistici hanno iniziato a comprendere questa evoluzione e ad adattare la propria offerta. È cambiato il modo di vivere la montagna e sono cambiati anche i tempi. Se in inverno cenare alle 19 è normale, in estate le giornate si allungano, i ritmi diventano più rilassati e l’esperienza della vacanza assume caratteristiche completamente diverse.»

La MTB che cresce con i suoi rider

A un certo punto della conversazione emerge una frase che mi colpisce particolarmente. Willy parla della necessità di “nutrire l’anima”. Gli chiedo cosa intenda.

«Penso che il concetto stesso di esperienza in mountain bike sia cambiato profondamente negli anni. Quando abbiamo iniziato c’erano soprattutto l’adrenalina, i video emozionali, i grandi salti, le evoluzioni spettacolari e la voglia di emulare i rider che vedevamo sugli schermi.

Quella filosofia esiste ancora ed è una parte importante del nostro mondo. Nel frattempo, però, la MTB è maturata insieme a chi la pratica. Accanto alla ricerca della performance e delle emozioni forti si è sviluppata una dimensione più introspettiva.

Oggi, per molte persone, la mountain bike è uno strumento per raggiungere luoghi che altrimenti non avrebbero mai visto, per immergersi nel silenzio della montagna, per godere di panorami, colori e sensazioni che vanno oltre il semplice gesto sportivo. L’esperienza non si esaurisce più nella discesa o nella salita, ma comprende tutto ciò che accade intorno.

Quando dico che bisogna nutrire l’anima intendo proprio questo. La capacità della bici di regalare momenti che ci fanno stare bene, che ci riconnettono con la natura e con noi stessi. La salita e la discesa restano elementi centrali, ma diventano parte di qualcosa di più grande.»

Nutrire l’anima

Mentre lo ascolto non posso fare a meno di pensare al surf. Ci sono molte similitudini: la ricerca dell’esperienza, il contatto con l’ambiente, una dimensione quasi spirituale che negli sport maturi emerge spesso con il passare degli anni.

Glielo faccio notare.

«Probabilmente sì. Credo sia il naturale percorso di crescita di uno sport e delle persone che lo praticano. L’adrenalina e la ricerca della prestazione restano importanti, ma con il tempo impari ad apprezzare anche tutto ciò che c’è attorno. La bici diventa un mezzo per vivere il territorio, per rallentare, osservare e portarsi a casa qualcosa che va oltre la semplice uscita. È una maturazione del movimento, ma anche dei rider.»

Perché la Val di Fassa ha scelto Pon Bike Group

Da qui passiamo a uno degli argomenti più attuali: la nuova partnership annunciata dalla Val di Fassa.

Durante la presentazione ho detto una cosa che spesso viene data per scontata. Dall’esterno sembra quasi naturale che i grandi marchi vogliano collaborare con una realtà come la Val di Fassa. In realtà chi conosce questo mondo sa che non funziona così.

Willy annuisce.

«Questa collaborazione arriva dopo anni di lavoro, pianificazione e strategie costruite per creare un prodotto bike che fosse davvero performante e completo.

Lo scorso autunno abbiamo iniziato a cercare un partner e abbiamo incontrato diversi brand. Alla fine la scelta è ricaduta su Pon Bike Group. Qualcuno potrebbe pensare che il motivo principale sia stata la presenza di Santa Cruz all’interno del gruppo, ma la realtà è diversa.

Noi non cercavamo semplicemente un partner tecnico. Cercavamo qualcuno disposto a investire sul territorio, a credere nel progetto e a farne parte attivamente. Un partner capace di contribuire con eventi, test day e iniziative che aiutino a promuovere la destinazione attraverso la bicicletta.

Inoltre avevamo bisogno di una realtà trasversale. La MTB resta centrale, ma oggi una destinazione bike deve saper parlare anche al mondo gravel, alla strada, all’e-bike escursionistica e a tutte quelle forme di ciclismo che permettono di vivere il territorio in modi differenti. Avevamo bisogno di un ecosistema completo che ci aiutasse a diventare una bike destination a 360 gradi.»

Una questione di visione

Chiudiamo la telefonata come l’abbiamo iniziata, parlando di evoluzione.

Ho iniziato a intervistare William quando la MTB era ancora quasi esclusivamente muscolare, le bike destination erano un concetto agli albori e il mondo delle due ruote era profondamente diverso da quello che conosciamo oggi.

In questi anni ho visto crescere un progetto che, stagione dopo stagione, ha saputo interpretare i cambiamenti del mercato e del modo di vivere la bicicletta. È stato interessante osservare come, accanto agli investimenti, alla forza promozionale del Trentino e alle capacità organizzative della Val di Fassa, la vera differenza sia stata fatta soprattutto dalla visione.

Forse è proprio questo il filo conduttore della nostra chiacchierata: la capacità di guardare oltre il presente. Dalla costruzione dei trail all’organizzazione dei grandi eventi internazionali, dall’evoluzione della MTB verso una dimensione più esperienziale fino alla scelta di partner che condividano una visione di lungo periodo.

Io, nel frattempo, continuo ad aspettare con impazienza la prossima occasione per tornare in Val di Fassa. A quanto pare ci saranno alcune sorprese già durante l’estate e, come sempre, chiudo la telefonata con William con quel pizzico di sana invidia per chi può chiamare “ufficio” un sentiero nel cuore delle Dolomiti.



Scritto da

[email protected] Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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