Ci sono località che segnano i passaggi e spesso dettano la linea per gli anni a venire. Sauze d’Oulx sembra destinata a questo ruolo.
È stata una delle prime località a credere nel potenziale dell’enduro, la prima a organizzare una due giorni destinata a restare negli annali della disciplina. Quando tutti parlavano di bike park, in Valle di Susa esisteva già il concetto di Alpin Bike Resort, una visione che molte destinazioni hanno poi fatto propria. Oggi è infatti sempre più evidente come il concetto di bike park abbia senso solo se inserito in un progetto più ampio, dove la bicicletta diventa il fulcro attorno al quale costruire l’identità di una località.
Poi arrivò l’Enduro delle Nazioni. Sauze fu la prima a portare in Italia rider che all’epoca erano vere e proprie icone. Vi ricordate Briana Lopez? Gli Atherton? E molti altri protagonisti che contribuirono a costruire il mito di questa località.
Oggi Sauze ha nuovamente tracciato una linea, alzando l’asticella o forse spostandola semplicemente in un’altra direzione.
Una Sauze diversa

Storicamente Sauze era una destinazione fortemente legata agli impianti di risalita. Quest’anno però Fabio Fina e il suo staff hanno deciso di rimescolare completamente le carte.
Il risultato? Una Sauze muscolare, con oltre 1600 metri di dislivello da affrontare con le proprie gambe.
Ma non basta. È cambiato anche il volto dei trail.
Spesso ci si chiede come sia possibile proporre qualcosa di nuovo in luoghi che ospitano sentieri iconici, conosciuti e consolidati. Sauze ha trovato la risposta tornando alle origini: tracce fresche, terreno smosso, nessuna ricerca ossessiva del contenimento dell’erosione, nessuna trasformazione in flow trail artificiali, ma una reinterpretazione del “feel ride” più autentico.
Un percorso pensato esclusivamente per la gara e destinato, una volta terminato l’evento, a tornare alla natura. Quando la polvere si sarà depositata e le fettucce saranno state rimosse, il bike park riprenderà la sua configurazione abituale.
Nascono così una Karamel completamente diversa, una PS2 tracciata alla vecchia maniera sfruttando i prati delle piste e una terza prova speciale che invece manteneva una linea più conosciuta.
Il ritorno dell’enduro autentico

Cosa ne è uscito?
Una gara entusiasmante. Una vera gara di enduro.
Un evento che recupera i concetti di esplorazione, sperimentazione e continua ricerca di nuove interpretazioni del territorio. Esattamente quello che era emerso durante la presentazione del nuovo format, quando Guala, reinterpretando una celebre frase di Tracy Moseley, aveva sottolineato come il bello dell’enduro fosse proprio la possibilità di confrontarsi ogni volta con percorsi differenti: per concezione, terreno, difficoltà e caratteristiche.
A volte fisici, a volte pedalati, a volte estremamente tecnici.
E a volte semplicemente… Sauze.
La gara

Naturalmente a Sauze si è corso sul serio.
Ne so qualcosa anch’io.
Dopo oltre 23 minuti di gara ho chiuso al quarto posto, a poco più di un secondo e mezzo dal terzo e circa due dal secondo. Come si suol dire, io, Gennesi e Germanetto ci siamo presi a sportellate per tutta la giornata, mentre Modesti, con la sua consueta e falsa modestia — passatemi il gioco di parole — faceva gara a sé.
Al di là delle vicende personali, la gara ha confermato l’ottimo stato di salute della disciplina, la crescita del settore giovanile e l’entusiasmo che sta tornando attorno a un format nazionale che mancava da parecchio tempo.
Merito anche dei circuiti regionali che in questi anni hanno continuato a lavorare, mantenendo alto il livello tecnico del movimento. E a proposito: dopo il lavoro svolto da Superenduro, ora tocca anche ai ragazzi del 4Enduro continuare a dare energia al movimento dell’Alto Piemonte.
Le classifiche


Tra gli Open la vittoria è andata a Dal Pian, davanti a due Under: Petrolillo del Pedale Canellese e Aurame del Calice Bike.
Tra gli Junior si è imposto Emanuele Baglietto, anch’egli portacolori del Pedale Canellese.
In campo femminile è andata in scena una bellissima sfida tra Camilla Martinet e Giulia Mitidieri. A imporsi è stata Martinet con poco più di tre secondi di vantaggio dopo una giornata combattutissima. Terza Emilie Polo, mentre quarta ha concluso Clarissa Carzolio che, dopo essere “andata per funghi” nella prima speciale, si è riscattata vincendo le successive prove.
Anche le e-bike hanno avuto il loro protagonista

Tra i protagonisti del weekend c’è stato anche Alessandro Levra, vincitore della categoria E-Enduro.
Un risultato che merita una sottolineatura particolare perché arriva in un periodo in cui spesso si tende ad attribuire le prestazioni esclusivamente alla tecnologia. Levra ha dimostrato invece che, anche nel mondo delle e-bike, la differenza continua a farla il pilota.
Pur utilizzando un motore di serie, senza particolari personalizzazioni o sviluppi dedicati, è riuscito a imporsi grazie soprattutto alle proprie qualità di guida, alla capacità di interpretare i terreni e a una velocità che va ben oltre il semplice supporto dell’assistenza elettrica.
Un successo che ricorda come l’enduro, elettrico o muscolare che sia, resti prima di tutto una disciplina fatta di tecnica, sensibilità e capacità di lettura del percorso. Le biciclette evolvono, ma alla fine sono sempre le mani e la testa del rider a fare la differenza.
I giovani e il futuro del movimento
Forse la nota più bella del weekend è arrivata proprio dai più giovani.
Sono tanti, motivati, stilosi e guidano forte.
Grazie al lavoro delle scuole MTB sparse sul territorio non si vedono più soltanto pochi ragazzi al seguito dei team. Si è creato un vero movimento: ragazzi che si conoscono, si ritrovano agli eventi, crescono insieme e imparano a vivere lo sport all’interno di una comunità.
Una splendida scuola di vita itinerante.
Forse è soprattutto per questo motivo che Superenduro ha il dovere di crescere, consolidarsi e proseguire il percorso di ricostruzione iniziato quest’anno.






Verso Santo Stefano
Ora resta un ultimo appuntamento.
Dopo Fabio Fina e la sua Sauze sarà il momento di Alessandro Gennesi e della sua Santo Stefano.
Chi lo conosce sa perfettamente cosa significa. Alessandro è una macchina instancabile: mentre organizza la tappa finale di Superenduro sta già pensando al 2027 e a molti altri progetti.
D’altronde chi ha avuto modo di correre con lui lo sa bene.
Gennesi è inarrestabile.
E la tappa finale sarà sicuramente all’altezza delle aspettative.