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“Revelli a Whistler: Top 15 in Coppa del Mondo DH, ma il risultato è solo parte della storia”

Loris Revelli chiude al 15° posto la Coppa del Mondo DH di Whistler affrontando la trasferta da privateer, tra problemi meccanici e una gara gestita praticamente in autonomia. Ma Whistler è stato molto più di un risultato: dieci giorni di riding tra Whistler Bike Park, Squamish e Coast Gravity Park, incontri speciali e un viaggio in British Columbia che Revelli sognava da anni.


Sono contento della gara. Molto. Ma per raccontare davvero Whistler devo partire dall’inizio, perché questa trasferta per me è stata molto più di una tappa di Coppa del Mondo.

Andare a Whistler è sempre stato uno dei miei sogni.

Quando correvo con Canyon speravo prima o poi di riuscire ad andarci per i Crankworx, ma per un motivo o per l’altro non era mai successo. Una volta non avevo i risultati necessari, poi sono arrivati infortuni, sfighe varie… insomma, Whistler continuava a rimanere lì, nella lista delle cose da fare almeno una volta nella vita.

Anche perché il fratello della mia fidanzata ha vissuto per otto anni in British Columbia e, nonostante questo, non eravamo mai riusciti ad andare a trovarlo. L’anno in cui finalmente sembravamo esserci decisi, loro sono tornati in Italia. 😅

Quando ho visto Whistler nel calendario di Coppa del Mondo, quindi, non ho avuto molti dubbi: “Ok, questa volta ci devo andare.”

Quattro rider e un meccanico. Organizzazione? Più o meno.

Il team non affronta le gare extraeuropee per via dei costi molto elevati, quindi ho iniziato a fare un po’ di telefonate per capire chi avrebbe avuto voglia di partire insieme a me.

Il primo a dirmi di sì è stato Chris Hauser. Mi ha subito detto di aspettare a organizzare tutto perché conosceva alcune persone che forse avrebbero potuto ospitarci.

Qualche settimana prima della partenza si è aggiunto Stefano Introzzi. Poi, a Val di Sole, dopo il mega risultato di Filippo Gilardino, ho iniziato a rompere le balle a suo papà per convincerlo a mandarlo con noi. Occasioni così non capitano tutti i giorni e alla fine… l’ho convinto.

Risultato: quattro rider, più il meccanico di Chris. Abbastanza disorganizzati. 😅

Ed è qui che la storia ha iniziato a diventare ancora più assurda.

Il giorno della finale di Val di Sole ero nella hall dell’hotel per lasciare le chiavi quando un signore mi ferma.

“Ciao, sei Loris?”

“Sì, sono io.”

“Piacere, Amedeo. Sono quello che vi ospiterà a Whistler per la Coppa.”

Abbiamo iniziato a parlare e dopo poco è venuto fuori che Amedeo andava in bici con il fratello della mia fidanzata quando viveva in Canada.

Assurdo.

Non eravamo ancora partiti e sembrava già che tutti i pezzi stessero andando al loro posto.

Benvenuti in British Columbia

Una volta arrivati, Amedeo è venuto a recuperarci in aeroporto. Le nostre bici, invece, avevano deciso di prendersela più comoda: non erano arrivate. Fortunatamente ce le avrebbero consegnate direttamente a casa il giorno successivo.

Durante il viaggio in macchina abbiamo scoperto un altro piccolo dettaglio: Amedeo è il proprietario di Velosolutions Canada.

Ci ha mostrato alcuni dei loro lavori e, dopo aver visto quello che c’è da quelle parti, ho iniziato a pensare che in British Columbia ci siano più pump track, trail area e bike park che città. 😂

Amedeo e la sua famiglia ci hanno accolti come dei re.

Il primo giorno, senza le nostre bici, suo figlio Tobia ci ha prestato la sua dirt mentre lui era a scuola e noi siamo andati a saltare tutta la mattina.

Sua mamma, per dieci giorni, ci ha preparato colazione, pranzo e cena, ci ha lavato la roba e si è presa cura di noi. In poche parole, ci ha fatto da mamma.

E Amedeo ci ha permesso di vivere esperienze che, davvero, non capitano tutti i giorni.

Whistler: la Mecca della MTB

Abbiamo avuto i pass per Whistler e Tobia ci ha fatto da guida, portandoci sui trail più belli.

Da soli probabilmente ci saremmo persi dopo mezz’ora.

Una settimana di riding non basterebbe per vedere tutto: ci sono più di cento trail, dalle flow line alle jump line, fino a rock slab enormi e sentieri super tecnici.

La cosa che mi ha impressionato di più del bike park è la progressione. Sia sui salti sia nel tecnico puoi trovare linee adatte a qualsiasi livello e continuare gradualmente ad alzare l’asticella.

Noi, a dire la verità, abbiamo praticamente saltato e basta. 😅

Siamo stati anche a Squamish, a circa 45 minuti da Whistler, e anche lì è stato incredibile. Non credo di aver mai visto così tanta gente andare in bici nello stesso posto.

Il riding è diverso: sempre trail di qualsiasi genere, ma con un feeling più naturale e “hand made”, con salti costruiti a mano e sentieri più grezzi.

Poi, una sera a cena, Amedeo ci ha fatto una domanda.

“Volete andare al Coast Gravity?”

Non aspettavamo altro.

Coast Gravity, tutto per noi

Sapevamo che sarebbe stato un viaggio abbastanza lungo da fare in giornata: circa due ore di macchina, il traghetto per la Sunshine Coast, un’altra mezz’ora di strada e poi tutto il ritorno.

Ma cosa fai? Sei lì e non vai in uno dei posti più iconici al mondo per freeride e slopestyle?

Amedeo sta lavorando con loro, insieme anche a Curtis Robinson, ex freerider, per ampliare il park.

Ci ha portati giù in un giorno in cui il bike park era chiuso.

E lo hanno aperto per noi.

Non solo: ci hanno aperto anche alcune linee normalmente chiuse al pubblico perché sono grosse.

Ma grosse per davvero.

Essere lì, vedere dal vivo i drop e i salti che avevo visto nei video e nei film di Brandon Semenuk, Curtis e tutti gli altri è stato qualcosa di difficilmente spiegabile.

Grazie alla bici ho avuto tantissime opportunità di viaggiare, ma questa è stata probabilmente la mia esperienza preferita.

La rifarei domani.

E se amate la mountain bike, almeno una volta nella vita partite e andate a girare in British Columbia. È qualcosa di assurdo.

Whistler è davvero la Mecca della MTB e, secondo me, lo è un po’ tutta la BC.

Ah, quasi dimenticavo una cosa.

A casa, Amedeo ha il primo casco Red Bull di Stevie Smith.

Stevie è sempre stato il mio idolo.

Quando l’ho visto non ci credevo.

E poi c’era anche una gara da fare

A quel punto, sinceramente, sono arrivato alla gara già soddisfatto.

La settimana precedente era stata talmente bella che mi sono detto una cosa molto semplice: “Gira come se fossi ancora nel park. Divertiti e non pensare alla gara.”

La 1199 è una vera pista da downhill.

La prima parte è abbastanza pianeggiante, piena di radici e saltoni dove è fondamentale riuscire a mantenere la velocità. Circa a metà si entra nel rock garden e da quel momento cambia tutto: diventa davvero tecnica e ripida.

Appena terminata la track walk ha iniziato a diluviare.

E praticamente non ha smesso fino alla sera prima delle qualifiche.

Ero abbastanza preoccupato perché le radici bagnate non sono esattamente la cosa che amo di più. Invece, fin dai primi giri di prova, mi sono trovato subito a mio agio.

Poi, nell’ultimo giro prima della Q1, ho rotto una forcella e una ruota.

Avevo un’ora e mezza.

In qualche modo ce l’ho fatta.

Ho cambiato la ruota e montato una cartuccia dell’aria senza sapere nemmeno bene come sarebbe andata.

In Q1 ho commesso troppi errori. Ero un po’ rigido, continuavo a sbagliare, ma almeno la forcella funzionava molto bene.

In Q2 sono partito decisamente meglio. Ho fatto un errore, sono riuscito a recuperare abbastanza velocemente e da lì ho continuato a spingere.

P7, a circa 3,6 secondi dal primo.

Il primo aveva dato 2,9 secondi al secondo e, dietro, in appena 1,3 secondi eravamo in nove.

Questo fa capire quanto fosse tirata.

Le avventure di un piccolo team oltreoceano

Le prove della finale non sono andate altrettanto bene.

Continuavo a rompere un cuscinetto dello sterzo perché si era rovinato il piattello che va sulla piastra. In pratica, in tutta la sessione sono riuscito a mettere insieme mezzo giro di prova.

Ma anche queste fanno parte delle avventure di un piccolo team – o di un privateer – quando decide di affrontare una trasferta oltreoceano.

In finale sono partito cercando di mantenere la promessa che mi ero fatto: girare come se fossi al bike park.

E mi sono divertito.

Forse potevo saltare un po’ meno. 😅

Sono atterrato lungo su un triplo prima di un piano e, di conseguenza, sono arrivato leggermente corto sul salto successivo. Ho perso qualcosa lì, ma quando ho tagliato il traguardo ero comunque contento.

Quindicesimo in Coppa del Mondo.

Oggi è un risultato di cui sono davvero soddisfatto, soprattutto considerando che in una trasferta così devi fare il rider, il meccanico e, nel frattempo, pensare anche a organizzare gli spostamenti per le gare successive.

Stefano purtroppo non è riuscito a entrare in finale, ma il giorno della gara ci ha dato una grandissima mano, sia a me sia a Filippo.

E alla fine siamo riusciti a portare a casa due bei risultati.

Il sogno continua

Adesso siamo di nuovo in viaggio.

Destinazione Lake Placid, per l’ultima tappa di Coppa del Mondo.

Siamo gasati.

Ma soprattutto siamo consapevoli che stiamo vivendo un sogno che tantissime persone vorrebbero poter vivere.

Per questo vogliamo godercelo fino in fondo e dare il massimo fino all’ultimo metro.

Whistler doveva essere una gara.

Alla fine è diventata una di quelle esperienze che probabilmente mi ricorderò per tutta la vita.

E pensare che tutto era iniziato semplicemente con:

“Ok, questa volta ci devo andare.”



Scritto da

[email protected] Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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