Avventura ed esplorazione. Due parole che negli ultimi anni stanno tornando con forza nel mondo della mountain bike. E forse sono proprio le parole migliori per raccontare la CST Black Hawk, una gomma difficile da inquadrare al primo sguardo, ma che dopo pochi chilometri rivela una personalità decisamente interessante.
Una gomma strana. Almeno a prima vista

Quando ho ricevuto la CST Black Hawk, la prima reazione è stata un po’ di scetticismo.
Il profilo è particolare, quasi atipico rispetto a quello a cui siamo abituati. Non sembra una vera gomma gravity, ma allo stesso tempo non ha l’aspetto del classico pneumatico XC votato alla massima scorrevolezza.
Insomma, guardandola da ferma viene spontaneo chiedersi: dove la colloco?
Il montaggio, intanto, è semplicissimo. Si monta, si gonfia e si parte. Ed è proprio quando iniziano a girare le ruote che molti dei dubbi iniziali spariscono.
Quella che a prima vista poteva sembrare una gomma un po’ anonima o, quantomeno, difficile da contestualizzare, si trasforma progressivamente in qualcosa di molto più interessante: un vero anello di congiunzione fra due mondi.
Quello del downcountry e quello dell’enduro.
Nel mezzo c’è l’avventura

Ma cosa significa esattamente?
Negli ultimi anni le categorie della mountain bike sono diventate sempre meno rigide. Le bici da XC hanno geometrie più aperte, sospensioni più generose e capacità in discesa che fino a qualche stagione fa sarebbero sembrate impensabili.
Allo stesso tempo, molte enduro moderne sono diventate mezzi meno estremi e più versatili, capaci di pedalare meglio e di affrontare senza problemi anche giornate nelle quali il cronometro non conta nulla.
Ed è proprio in questo spazio che la Black Hawk trova la sua dimensione.
Uno spazio che potremmo definire con due sole parole: avventura ed esplorazione.
Su una XC, quando il sentiero continua oltre il tracciato di gara

Pensiamo a una moderna bici da cross country: geometria aperta, buona escursione, peso contenuto e capacità di affrontare terreni tecnici con una sicurezza impensabile fino a qualche anno fa.
Montando una gomma come la Black Hawk, quella stessa bici può cambiare leggermente carattere.
Non diventa una enduro, ovviamente. Ma acquisisce quella dose di sicurezza in più che può fare la differenza quando dal classico giro XC si passa a una lunga escursione alpina, dove il terreno diventa più accidentato, le discese più lunghe e le condizioni meno prevedibili.
Qui non stiamo più parlando di cercare il decimo di secondo o la massima efficienza su un circuito gara. Stiamo parlando di partire al mattino senza sapere esattamente cosa troveremo durante la giornata.
Rocce, radici, sentieri naturali, trasferimenti, lunghe salite e discese dove avere un po’ più di gomma sotto di sé significa soprattutto poter guidare con maggiore tranquillità.
La Black Hawk, su una XC moderna, sembra voler dire proprio questo: vai più lontano. Esplora.
Sull’enduro succede l’opposto

Poi c’è l’altro lato della medaglia.
Ho provato la Black Hawk anche sulla mia Commencal V5 e qui il risultato è, per certi versi, ancora più curioso.
Se su una XC aggiunge sicurezza e amplia il terreno di utilizzo verso il basso, su una enduro fa esattamente il contrario: rende la bici più scorrevole e piacevole da pedalare.
La differenza sui tratti pianeggianti è percepibile e, nei miei test, si traduce in circa 2 km/h in più rispetto a configurazioni più aggressive.
Un dato che racconta solo una parte della storia.
La cosa più interessante è infatti la sensazione di avere improvvisamente una enduro con la quale viene voglia di pedalare di più. Di prendere una strada bianca solo per vedere dove porta. Di collegare due trail attraverso un lungo trasferimento. O semplicemente di uscire senza avere necessariamente come obiettivo la discesa più estrema della zona.
E questo si sposa perfettamente con una nuova generazione di bici da enduro che, rispetto ad alcuni modelli estremamente specialistici del passato, stanno tornando a essere mezzi più versatili.
Bici con cui puoi affrontare una giornata sui trail, ma anche partire per una lunga escursione.
Più scorrevole, senza dimenticare la discesa

Naturalmente rendere una enduro più scorrevole avrebbe poco senso se il prezzo da pagare fosse rinunciare completamente alla sicurezza quando il sentiero punta verso valle.
Ed è qui che la Black Hawk trova il suo equilibrio.
Nonostante la maggiore propensione al pedalato, rimane una gomma che permette di affrontare con sicurezza anche terreni accidentati e di continuare a spingere quando arriva il momento di mollare i freni.
Ed è probabilmente questo il suo aspetto più interessante.
Non vuole essere la gomma migliore in assoluto in una singola disciplina. Cerca piuttosto di funzionare bene quando, all’interno dello stesso giro, le discipline iniziano a mescolarsi.
Quando la salita è lunga, il trasferimento è ancora più lungo e poi, improvvisamente, davanti alla ruota compare una discesa vera.
È una gomma race?
A questo punto la domanda è inevitabile: la CST Black Hawk è una gomma da gara?
Direi di no.
Se l’obiettivo è la prestazione pura, il cronometro e la ricerca dell’ultimo secondo, ha più senso orientarsi verso pneumatici specifici per la disciplina che pratichiamo.
Una gomma XC racing sarà più indicata per una gara XC. Una gomma gravity specialistica offrirà altri vantaggi quando l’unico obiettivo è andare il più forte possibile in discesa.
Ma forse giudicare la Black Hawk esclusivamente attraverso il cronometro significa non aver capito fino in fondo il suo carattere.
Perché questa gomma sembra pensata per qualcos’altro.
Avventura ed esplorazione
La CST Black Hawk è per chi interpreta la mountain bike prima di tutto come uno strumento per scoprire.
Per chi vuole affrontare un lungo giro con un buon comfort, pedalare senza trascinarsi dietro gomme eccessivamente pesanti o lente e, allo stesso tempo, avere abbastanza sicurezza quando il terreno diventa tecnico.
È per chi parte con una traccia GPS ma ogni tanto decide di ignorarla.
Per chi vede una strada bianca che sale verso una collina e pensa: chissà dove porta.
Per chi collega sentieri, attraversa montagne, macina chilometri e magari torna a casa più tardi del previsto perché, a un certo punto, ha deciso di prendere quella deviazione che non aveva programmato.
In un mercato nel quale siamo abituati a dividere tutto in categorie sempre più precise — XC, downcountry, trail, all mountain, enduro — la Black Hawk sembra quasi voler andare nella direzione opposta.
Meno etichette, più possibilità.
E forse è proprio questo il suo punto di forza.
Non è necessariamente la gomma per chi vuole essere il più veloce.
È la gomma per chi vuole andare più lontano.
Perché, alla fine, la mountain bike può essere anche questo: avventura, esplorazione e quella voglia irrazionale di scoprire cosa c’è dall’altra parte della collina.