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Alex Lupato e l’Enduro: «Questo è un vero Campionato Italiano

Quattro volte Campione Italiano Assoluto, Alex Lupato racconta il suo weekend al Campionato Italiano Enduro di Bidiciatico: una gara completa e fisica, quattro prove speciali, circa 2.000 metri di dislivello e tanti giovani al via. Un fine settimana nato quasi per caso e diventato una nuova storia della Lupato Family.


Ci sono gare che programmi con mesi di anticipo e altre che, quasi senza accorgertene, finiscono nel calendario all’ultimo momento. Il nostro Campionato Italiano Enduro è nato più o meno così.

Questo weekend siamo stati a Bidiciatico, in provincia di Bologna. Non c’ero mai stato, anche se me ne avevano parlato molto bene, e inizialmente non avevamo nemmeno previsto di partecipare a questa gara.

Poi Davide, un ragazzo Esordiente che seguiamo e alleniamo, mi ha chiesto se potevo accompagnarlo a provare il percorso.

A quel punto bisognava soltanto convincere mio papà Fulvio a guidare il camper.

Missione compiuta.

Siamo partiti e, alla fine, devo dire che abbiamo fatto davvero bene.

Un Italiano Enduro come piace a me

Mi avevano parlato bene del posto e avevano ragione.

Il percorso prevedeva quattro prove speciali e un giro pedalato di circa 2.000 metri di dislivello. Una gara bella tosta, soprattutto dal punto di vista fisico.

Ed è una delle cose che ho apprezzato di più.

Per me questo è stato davvero un bel Campionato Italiano Enduro.

Anche nelle speciali c’erano alcuni passaggi tecnici sui quali valeva la pena fermarsi, guardare e magari valutare due linee differenti. Ma senza andare alla ricerca di qualcosa di particolarmente estremo.

La difficoltà vera arrivava mettendo insieme tutto.

Le PS, i lunghi tratti pedalati, i trasferimenti e risalite che potevano durare anche circa un’ora e un quarto. Non bastava quindi andare forte in discesa: bisognava avere gambe, resistenza e riuscire a gestire bene tutta la giornata.

Ed è proprio questo che, secondo me, dovrebbe essere l’Enduro.

Una gara completa, nella quale alla fine vanno forte gli enduristi.

Il sabato ho preferito dedicare tempo ai ragazzi

Il sabato ho fatto il giro di prova, ma ho scelto di non provare tutte le speciali.

Un po’ perché volevo conservare energie per la gara del giorno successivo e un po’ perché avevo deciso di concentrarmi maggiormente sui ragazzi.

Al mattino ho accompagnato una ragazza Allieva sulla sua prima prova speciale, che per noi era la PS2. Nel pomeriggio invece mi sono dedicato a Davide.

Quando segui dei ragazzi giovani credo che questi momenti siano importanti. Non si tratta soltanto di fargli vedere una linea: bisogna cercare di aiutarli a capire il terreno, dove vale la pena rischiare qualcosa, dove invece è meglio essere puliti e come affrontare una gara così lunga senza sprecare energie.

Nel frattempo anche mio papà Fulvio ha provato una speciale.

Poi ha visto quanto fosse dura la risalita e ha deciso che forse sarebbe stato più intelligente risparmiare le gambe per la domenica.

Direi che la scelta ha funzionato.

La domenica ci siamo divertiti

La gara è andata bene.

Papà è riuscito a vincere la maglia di Campione Italiano M7, io ho chiuso secondo e Davide ha portato a casa un bel quinto posto tra gli Esordienti.

Direi che potevamo tornare al camper abbastanza soddisfatti.

Ma, al di là dei nostri risultati, durante il weekend c’è stata un’altra cosa che mi ha fatto particolarmente piacere.

Vedere così tanti ragazzini.

Quasi 50 Esordienti: questo mi è piaciuto davvero

Se non ricordo male, gli Esordienti erano circa cinquanta.

E secondo me questa è una gran bella notizia.

Quando vedi così tanti ragazzi giovani al via significa che c’è interesse, c’è voglia di correre e soprattutto c’è una generazione che si sta avvicinando all’Enduro.

Seguendo Davide e gli altri ragazzi durante le prove mi sono trovato anche a vivere il Campionato Italiano in maniera un po’ diversa rispetto al passato.

Ovviamente quando metto il numero sulla bici voglio ancora andare forte. Quello non cambia.

Ma allo stesso tempo mi piace poter mettere a disposizione dei più giovani quello che ho imparato in tanti anni di gare.

Un consiglio su una linea, su come affrontare una speciale o semplicemente su come gestire una giornata così lunga può sembrare una piccola cosa. Quando sei un Esordiente e ti trovi davanti a un Campionato Italiano, però, può fare la differenza.

E vedere una cinquantina di ragazzi al via mi ha fatto pensare che, almeno da questo punto di vista, qualcosa di buono si sta muovendo.

Una gara vera, senza bisogno di esagerare

Tornando alla gara, quello che mi porto a casa da Bidiciatico è soprattutto la sensazione di aver corso un Italiano Enduro vero.

Non servono necessariamente passaggi impossibili o situazioni estreme per rendere difficile una gara.

Qui c’erano speciali sulle quali bisognava guidare bene, qualche punto tecnico da interpretare, tanta parte fisica e trasferimenti che, alla lunga, si facevano sentire.

Alla fine della giornata dovevi essere ancora lucido e avere abbastanza energie per continuare a spingere.

Per me l’Enduro è anche questo.

E probabilmente è per questo che questo Campionato Italiano mi è piaciuto così tanto.

E alla fine la maglia è salita sul camper

Siamo partiti quasi all’ultimo momento, principalmente perché Davide mi aveva chiesto di accompagnarlo a provare il percorso.

Siamo tornati con il suo quinto posto, il mio secondo posto e soprattutto con mio papà Fulvio che si è portato a casa la maglia di Campione Italiano M7.

Non male.

Ma la cosa che mi rimane maggiormente di questo weekend è forse tutto quello che c’è stato intorno al risultato.

Un posto che non conoscevo e che mi è piaciuto molto. Una gara dura e completa. Il tempo passato sulle speciali con i ragazzi. Tanti giovani al via. Mio papà che continua a mettersi il numero sulla bici e che questa volta torna a casa con una maglia tricolore.

E naturalmente un camper da riportare a casa.

Quello, per fortuna, continua a guidarlo lui.

Alex Lupato



Scritto da

[email protected] Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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