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Qual è lo stato di salute della Downhill Italiana?

Scopriamo come sta la DH nazionale. Alla fine della stagione internazionale è il momento di fare un’analisi della salute del movimento, con alcune conferme e qualche novità interessante.

Eleonora Farina Val di Sole 2022
Eleonora Farina in azione sulla Black Snake (Credits: Daniele Molineris)

La downhill è sicuramente la disciplina più spettacolare dell’off road. Grazie anche al supporto avuto in questi anni da Red Bull, vi è stata un crescita del livello dei rider, unito ad un aumento dell’interesse negli spettatori. Ma quel è la situazione in Italia?

Il presente è rosa, ma il futuro?

Se guardiamo i risultati internazionali avere due ragazze costantemente nelle prime posizioni ci permette di affermare che la discesa rosa gode di buona salute. Eleonora Farina e Veronika Widmann sono costantemente nella top ten, segno di un lavoro professionale e di costante miglioramento.

Ma la salute di un movimento la si osserva soprattutto guardando a cosa accade alle loro spalle, da questa prospettiva allora il futuro sembra un po’ meno roseo. Le due atlete hanno rispettivamente 32 e 29 anni, ma dietro di loro attualmente non si vedono ragazze in grado di percorrere la stessa strada. L’assenza di ragazze junior al mondiale è il primo aspetto da cui partire, perchè è anche attraverso la presenza a questi appuntamenti che si valuta la crescita di un settore. In secondo luogo i numeri esigui anche al campionato italiano, come pure nelle varie tappe della Coppa Italia, ci dicono che il bacino da cui attingere è molto ridotto. La Dh è una disciplina che vede poche donne alla partenza in modo generale, magari anche per i motivi di cui abbiamo parlato QUI; ma sta di fatto che al momento non ci sono nuove rider che possano aspirare a gareggiare ad alto livello.

Come stanno gli uomini?

Il discorso si fa più complesso quando guardiamo alla categoria maschie. Ad oggi abbiamo qualche rider in grado di fare alcune buone run; con Revelli capace di risultati di alta classifica, come il 6° posto in Coppa di quest’anno. Ma nessuno di loro riesce ad avere un passo costante che lo porti ad essere sempre fra i big. E” una costante che abbiamo avuto negli anni, rider validi ma che non sono mai riusciti a fare il vero salto di qualità. Ma quali possono essere le cause?

L’importanza del team.

La Dh è sempre più competitiva, il divario fra i vari atleti ormai si conta quasi sempre in centesimi; per cui ogni minimo dettaglio riveste un’importanza fondamentale. Allenamento, alimentazione, materiali tecnici, staff, sono elementi che possono incidere sui risultati e abbassare la propria performance, magari solo di un paio di secondi, che sono quelli che ti permettono di passare da comparsa a atleta di rilievo.

In questo senso è importante avere una squadra strutturata, ma per farlo servono investimenti di rilievo, che spesso non sono alla portata di un privato; motivo per cui riuscire ad entrare in un team di primo piano è molto importante. Perchè quando si hanno le qualità, come nel caso dei nostri ragazzi, un singolo risultato può arrivare, ma per avere continuità è necessario poter lavorare con la massima professionalità. Purtroppo gli italiani faticano molto a entrare nel circuito internazionale; sarebbe riduttivo liquidare il tema con la solita scusa della poca voglia di fare ecc… perchè in questi anni spesso questo mantra è stato sfatato. Ma allora perchè non riusciamo ad avere rider nei pro team? E’ una domanda a cui non so dare una risposta; penso ci possano essere varie cause, ma non saprei quale possa essere la motivazione. e’ chiaro che provenire da una nazione come la Francia o da quelle anglosassoni spesso aiuta, ma ci sono rider validi provenienti da altre realtà, perchè mai italiani? E’ una situazione che ci penalizza, perchè in questo modo gli sforzi di giovani talentuosi molto spesso non riescono a raccogliere i risultati che meriterebbero perchè esclusi dal giro che conta.

Come stanno i giovani?

A differenza del settore femminile, qui abbiamo Capello, che ha già dimostrato di avere un ottimo passo; dietro di lui Mascherini e Hauser stanno facendo cose interessanti. La speranza è che crescano ancora e che riescano ad accasarsi in un team che li metta nelle condizioni di esprimere al meglio le loro qualità. Rispetto ad altre nazioni che riescono a sfornare giovani talenti il nostro è un bacino ridotto, ma tre ragazzi di buone speranze sono già un bel pacchetto da cui partire.



Scritto da

marco.tagliaferri@365mountainbike.it Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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