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I sogni non basta inseguirli, bisogna avere il coraggio di andarli a prendere

Dietro ogni successo ci sono sacrifici, cadute, tentativi e persone che credono in noi. Dall’Italian Bike Festival di Misano, Edo Perugino racconta cosa significa inseguire un sogno e provare a trasformare la passione per la bici in un lavoro. Un viaggio tra incontri, nuove opportunità e sfide personali, con un messaggio rivolto soprattutto ai più giovani: non basta credere nei propri sogni, servono coraggio, dedizione e la volontà di andare a prenderli.

Freestyle mountain biking stunt in a field with flowers and trees.
Screenshot

Di Edo Perugino | Diario di Bordo – Italian Bike Festival, Misano

Ci sono sfide che affronti in sella a una bici, davanti a centinaia di persone, e altre che nessuno vede, ma che possono essere altrettanto difficili. Per me, una di queste è imparare a raccontare chi sono, presentare i miei progetti e trovare il coraggio di chiedere a qualcuno di credere in quello che sto cercando di costruire.

Dal 3 al 5 settembre sono stato a Misano per l’Italian Bike Festival, tre giorni intensi durante i quali ho avuto la possibilità di esibirmi come rider, incontrare tante persone e cercare nuove opportunità per la stagione 2027. Sono partito con un obiettivo preciso: conoscere aziende con cui poter sviluppare i miei prossimi progetti e continuare a trasformare la passione per la bici in qualcosa che possa diventare sempre di più il mio lavoro.

Raccontato così potrebbe sembrare semplice, ma la realtà è un po’ diversa. Perché se da una parte sono abituato a salire sulla bici e affrontare un salto, dall’altra presentarmi a persone che non conosco, spiegare le mie idee e provare a convincerle del loro valore è una sfida che mi mette ancora alla prova.

E forse è proprio questo uno degli insegnamenti più importanti che sto imparando: credere nei propri sogni è fondamentale, ma non basta. Bisogna avere il coraggio di mettersi in gioco, lavorare per realizzarli e soprattutto andare a cercare le opportunità, senza aspettare che arrivino da sole.

Il lavoro che non si vede dietro ogni salto

A Misano le mie giornate erano divise tra gli show e gli incontri con le aziende. Finita un’esibizione, il tempo di una doccia veloce e di cambiarmi, e ripartivo per fare il giro degli stand, conoscere nuove persone e raccontare quello che vorrei realizzare nei prossimi mesi. Poi di nuovo in sella per lo spettacolo successivo.

È stato impegnativo, ma anche molto stimolante, perché mi ha ricordato quanto lavoro ci sia dietro al tentativo di costruirsi un futuro facendo ciò che si ama.

Quando avevo 14 anni guardavo i miei rider preferiti e sognavo di vivere le loro stesse esperienze. Vedevo le competizioni, i viaggi, le collaborazioni con i grandi marchi e immaginavo quanto sarebbe stato bello riuscire un giorno a fare della bici il mio lavoro. Quello che allora non riuscivo a vedere era tutto ciò che stava dietro a quei risultati: le ore di allenamento, le cadute, i sacrifici, le difficoltà economiche, le porte chiuse e tutti quei tentativi che non avevano portato da nessuna parte.

Con il tempo ho capito che il successo che vediamo è spesso soltanto una piccola parte di una storia molto più lunga. Dietro un trick riuscito ci sono decine, a volte centinaia di tentativi. Dietro una collaborazione importante possono esserci mesi di lavoro, incontri, proposte e risposte negative. E dietro un atleta che riesce a vivere della propria passione ci sono quasi sempre anni in cui ha continuato a crederci anche quando i risultati sembravano lontanissimi.

Credo che questo sia un aspetto di cui si parla troppo poco, soprattutto con i ragazzi più giovani. Sui social siamo abituati a vedere il risultato finale, il video perfetto, la vittoria, il viaggio o la nuova sponsorizzazione, ma raramente ci fermiamo a pensare al percorso necessario per arrivarci.

Eppure è proprio quel percorso a fare la differenza. Il talento è importante, ma senza costanza, dedizione e voglia di migliorarsi difficilmente può bastare. E soprattutto bisogna imparare ad accettare che non tutto andrà come abbiamo immaginato.

Imparare a bussare alle porte, anche quando possono rimanere chiuse

Prima di arrivare a Misano avevo abbastanza chiaro cosa volevo fare. Il mio obiettivo non era semplicemente trovare qualcuno disposto a sponsorizzarmi, ma incontrare realtà con cui condividere idee e costruire progetti che andassero oltre le competizioni e le esibizioni.

Perché oggi la bici, per me, rappresenta molto più dello sport che pratico. È uno strumento che mi permette di viaggiare, scoprire luoghi nuovi, incontrare persone e raccontare storie. Ed è proprio intorno a queste esperienze che vorrei continuare a costruire il mio futuro.

Ho iniziato facendo un giro tra gli stand, cercando di individuare le aziende che potessero essere interessate ai miei progetti. Poi, un po’ alla volta, mi sono presentato, ho raccontato chi sono, cosa faccio e quali sono i miei obiettivi.

Nonostante abbia già avuto modo di vivere situazioni simili, ogni volta provo ancora un po’ di agitazione. Mi preparo quello che voglio dire, penso a come iniziare il discorso e, quando arriva il momento, a volte mi dimentico persino una parte di quello che avevo in mente.

È curioso pensare che riesca ad affrontare certi salti con la bici e poi mi emozioni davanti a una conversazione. Ma quando presenti un progetto a qualcuno non stai soltanto parlando del tuo lavoro: stai raccontando una parte di te, delle tue ambizioni e di ciò in cui credi.

Durante quei tre giorni ho incontrato persone disponibili e interessate, altre che avevano poco tempo e altre ancora che mi hanno semplicemente invitato a inviare una proposta via mail. Non so quante di queste conversazioni si trasformeranno in collaborazioni concrete, ma so che ognuna mi ha lasciato qualcosa.

Ho imparato che presentarsi, ascoltare e confrontarsi sono capacità che si costruiscono con l’esperienza, proprio come imparare un nuovo trick. All’inizio puoi sbagliare, puoi sentirti impacciato o non trovare le parole giuste, ma ogni tentativo ti aiuta a migliorare.

E soprattutto ho capito che non bisogna avere paura di ricevere un no.

Nello sport siamo abituati a cadere. Quando provi qualcosa di nuovo sai che potresti non riuscirci subito, ma questo non significa che devi rinunciare. Cerchi di capire cosa non ha funzionato, correggi gli errori e riprovi. Credo che anche nella vita sia importante avere questo atteggiamento, perché un fallimento non definisce il nostro valore e una porta chiusa non significa che il nostro sogno sia sbagliato.

Non possiamo controllare ogni risultato, ma possiamo scegliere quanto impegno mettere in quello che facciamo e come reagire quando le cose non vanno secondo i piani.

Dietro ogni grande marchio ci sono persone, storie e relazioni

Tra le esperienze più belle vissute a Misano, però, non ci sono state soltanto le esibizioni o gli incontri di lavoro. Ci sono stati anche momenti molto più semplici, che mi hanno ricordato una cosa importante: dietro ogni azienda, prima ancora di un marchio o di una sponsorizzazione, ci sono persone.

Quando ero più piccolo vedevo i loghi sulle maglie dei miei rider preferiti e immaginavo le grandi aziende come realtà quasi irraggiungibili. Con il passare degli anni, viaggiando e partecipando agli eventi, ho iniziato a conoscere chi lavora dietro quei nomi e a scoprire che spesso le opportunità più belle nascono proprio dai rapporti umani.

Durante la fiera ho partecipato a una cena organizzata in occasione della presentazione di una nuova bici gravel. È stata una serata piacevole, durante la quale ho potuto conoscere meglio alcune persone del settore, scambiare idee e condividere esperienze senza che tutto dovesse necessariamente ruotare intorno al lavoro.

Un’altra sera mi sono ritrovato a partecipare a una gara di go-kart insieme a un gruppo di persone conosciute grazie al mondo della bici. Sono arrivato praticamente all’ultimo secondo, sono salito sul kart senza sapere bene come funzionasse la gara e ho affrontato le qualifiche senza nemmeno rendermi conto che fossero qualifiche. Alla fine sono arrivato decimo, ma mi sono divertito tantissimo.

Quello che mi è rimasto di quella serata non è certo il risultato, ma la semplicità con cui persone che durante il giorno ricoprono ruoli diversi si sono ritrovate a condividere un momento di divertimento. In pista non importava chi fosse l’atleta, chi lavorasse per un’azienda o chi rappresentasse uno sponsor. Eravamo soltanto persone unite dalla voglia di stare insieme.

Queste esperienze mi hanno fatto riflettere su ciò che cerco davvero in una collaborazione. Naturalmente il supporto di un’azienda è fondamentale per poter crescere, viaggiare e realizzare progetti sempre più ambiziosi, ma credo che il valore di una sponsorizzazione non possa essere misurato soltanto attraverso un contributo economico o la fornitura di prodotti.

Per me conta anche la possibilità di costruire un rapporto autentico, condividere una visione e lavorare con persone che credano in quello che faccio. In questi anni alcune collaborazioni mi hanno permesso di conoscere persone con cui è nato un legame che va ben oltre il lavoro, ed è una delle cose che apprezzo di più di questo percorso.

Un prodotto può cambiare, un contratto può finire e un progetto può prendere una direzione diversa, ma i rapporti che costruiamo possono accompagnarci per tutta la vita.

Il futuro non si aspetta, si costruisce

Tornando da Misano mi sono chiesto quante delle conversazioni fatte durante la fiera avrebbero potuto trasformarsi in qualcosa di concreto per il 2027. Non ho ancora una risposta e probabilmente servirà tempo per capire quali opportunità nasceranno davvero da questi incontri.

Ma c’è una cosa di cui sono certo: se fossi rimasto a casa, nessuna di quelle possibilità sarebbe esistita.

È un pensiero semplice, ma credo racchiuda molto di quello che ho imparato in questi anni. Viaggiare, partecipare agli eventi, conoscere persone e mettersi alla prova significa creare occasioni che altrimenti non avremmo. Non tutte porteranno al risultato che speriamo, ma ognuna può insegnarci qualcosa, farci crescere o aprire una strada che non avevamo considerato.

Spesso le opportunità più interessanti della mia vita sono nate proprio da incontri inaspettati, da conversazioni iniziate quasi per caso o da situazioni in cui avevo deciso di mettermi in gioco senza sapere esattamente cosa sarebbe successo.

Questo non significa che basti provarci una volta per riuscire, né che tutti i sogni siano destinati a realizzarsi. Significa piuttosto che possiamo fare molto per avvicinarci a ciò che desideriamo, attraverso il lavoro quotidiano, la preparazione e la capacità di non arrenderci davanti alle prime difficoltà.

Credo che oggi, per provare a vivere di uno sport come il mio, non sia sufficiente essere bravi ad andare in bici. Bisogna imparare a comunicare, sviluppare idee, costruire progetti, confrontarsi con le persone e assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Sono tutte cose che sto ancora imparando e che, probabilmente, continuerò a imparare per molto tempo.

Ed è proprio questo che rende il percorso interessante: sapere di non essere ancora arrivato, ma avere ogni giorno la possibilità di fare un passo avanti.

Ai ragazzi che hanno un sogno: non aspettate che qualcuno venga a cercarvi

Se potessi tornare indietro e parlare con il me stesso di 14 anni, quello che guardava i grandi rider sognando un giorno di vivere le loro stesse esperienze, gli direi di continuare a crederci, ma anche di non avere paura di fare fatica per costruire il proprio futuro.

Gli direi di allenarsi, di essere curioso, di fare domande, di cercare il confronto con persone più esperte e di cogliere ogni occasione per imparare qualcosa di nuovo. Gli ricorderei che le cadute non sono una sconfitta, che sbagliare fa parte della crescita e che non bisogna vergognarsi di essere ancora all’inizio del proprio percorso.

Soprattutto, gli direi di non aspettare che qualcuno si accorga di lui, ma di trovare il coraggio di presentarsi, raccontare le proprie idee e cercare le opportunità.

È lo stesso messaggio che vorrei lasciare a tutti i ragazzi che hanno una passione e sognano di trasformarla in qualcosa di più grande.

Non importa se il vostro sogno è diventare un atleta, un musicista, un fotografo o intraprendere una strada completamente diversa. Quello che conta è capire che nessun risultato nasce dal nulla e che dietro ogni traguardo ci sono impegno, sacrifici, tentativi e persone che, in modi diversi, hanno contribuito a renderlo possibile.

Ci saranno momenti in cui vi sembrerà di non fare progressi, altri in cui qualcuno non crederà nelle vostre idee e altri ancora in cui sarete voi stessi a dubitare delle vostre capacità. È normale, e probabilmente succederà più volte di quanto possiate immaginare.

Ma non lasciate che siano soltanto quei momenti a decidere la direzione del vostro futuro.

Io non so ancora dove mi porterà esattamente questo percorso. Ho tanti progetti in testa, obiettivi da raggiungere e moltissime cose da imparare. So che ci saranno altre difficoltà, altre cadute e probabilmente anche qualche delusione. Ma so anche che voglio continuare a provarci, perché ogni esperienza mi sta aiutando a capire meglio chi sono e cosa voglio costruire.

Misano mi ha ricordato che, a volte, il salto più difficile non è quello che affrontiamo sulla bici, ma quello che facciamo quando decidiamo di uscire dalla nostra zona di comfort e mettere in gioco noi stessi.

I sogni non si realizzano soltanto perché ci crediamo. Hanno bisogno di coraggio, dedizione, costanza e della volontà di andare a prenderli, un passo alla volta.

E forse la parte più bella di tutto questo è proprio il viaggio che facciamo per cercare di raggiungerli, con le persone che incontriamo, le difficoltà che superiamo e tutto quello che impariamo lungo la strada.

Perché il futuro non è qualcosa che dobbiamo soltanto aspettare. È qualcosa che possiamo iniziare a costruire oggi, anche attraverso un piccolo gesto, una nuova esperienza o una semplice conversazione.

Alla prossima avventura!

Edo Perugino



Scritto da

[email protected] Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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