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Come regolare l’Ammortizzatore nella MTB – TUTORIAL

Tratteremo i 2 temi base che troviamo in tutte gli ammortizzatori di media/alta gamma: vale a dire la compressione ed il ritorno.

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Prima di tutto bisogna partire da un SAG corretto: cosa è il SAG? Leggi subito questo articolo. Dopo aver constatato che il Sag è corretto, puoi lavorare sulle regolazioni dell’ammortizzatore.

COSA È LA COMPRESSIONE?

La compressione è una frenatura idraulica che ha il compito di ridurre la velocità di affondamento della sospensione che altrimenti andrebbe a sbattere continuamente a fondo corsa. Tale regolazione è molto importante perché una compressione non abbastanza sostenuta ci porta a continui cambiamenti di assetto/geometrie (ed a picchiare, indirettamente, in fondo corsa) mentre una forcella troppo sostenuta non ci consentirà di ammortizzare bene le asperità trasmettendoci ogni singola sconnessione.

C’è da dire che, prima di agire sulle regolazioni in caso di fondo corsa, è importante agire su una pressione dell’aria corretta (o molla).

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Fox Float: il modello da XC di Fox presenta 3 livelli di compressione selezionabili (1-2-3)

NOTA: i marchi fanno già una “pre-taratura” in modo da consentire all’utente di giocare sulla regolazione ma non trovarsi un ammortizzatore inutilizzabile se usato in fondo scala.

Per cambiamento di assetto e geometria intendiamo al fatto che la sospensione, quando affonda, cambia l’altezza del movimento da terra e, indirettamente, cambia anche l’angolo sterzo.

DIVERSI TIPI DI COMPRESSIONE

Standard: la frenatura avviene in modo costante indipendentemente dalla velocità di affondamento. A differenze delle forcelle, negli ammortizzatori troviamo dei lockout, vale a dire un registro che porta la sospensione ad essere aperta o chiusa (o con posizione intermedia). Perché questo? Perché l’ammortizzatore non ha bisogno della finezza che richiede una forcella in fase di regolazione: l’utente medio non avrebbe la sensibilità di capire eventuali differenze.

High/Low Speed: qui invece la velocità di affondamento viene presa in considerazionea perché la valvola è in grado di identificare in che modo l’ammortizzatore affonda ed a intervenire in modo differente. Le velocità sono 2: basse e alte o comunemente chiamate low speed (basse velocità) e high speed (alte velocità). Lo troviamo in prodotti discesistici e di alta gamma.

Mentre nella tipologia standard la regolazione è molto semplice (con click in senso orario si indurisce mentre in senso orario si ammorbidisce), nel caso delle alte e basse velocità (presenti in molte sospensioni di alta gamma) la situazione si complica.

COSA SONO LE ALTE E BASSE VELOCITÀ?

Dimentichiamoci il termine velocità nel vero senso della parola: basse velocità non significa ‘quando stiamo andando piano’ (quante volte questa frase viene detta in questa particolare spiegazione) ma quando le sollecitazioni sono leggere/lievi, cioè la parte iniziale dell’affondamento in poche parole. Tale regolazione va quindi ad agire su compressioni lievi, curve in appoggio, in frenata ed oscillazioni indotte dalla pedalata. Con alte velocità si intendono i colpi più forti che portano l’ammortizzatore a muoversi rapidamente verso l’ultima parte dell’escursione. Questo può avvenire all’atterraggio di un salto, su pietraie od ostacoli di grossa entità in generale.

Quiz: se prendiamo un marciapiede discretamente alto ai 10 km/h entrano in funzione le high speed o le low speed? Risposta: …entrano in azione le high speed, come detto la velocità in se non c’entra ma conta l’impatto che sente l’ammortizzatore.

CONSIGLI DI SETTAGGIO COMPRESSIONE AMMORTIZZATORE

Cerca di bilanciare bene la bici: se non hai una reale idea di quello che stai facendo, non impostare una compressione completamente differente dalla forcella all’ammortizzatore.

Se non sai da dove iniziare, meglio aprire le low e le high speed (verso il -): in questo modo avrai delle sospensioni che lavorano e da li valuterai se è il caso di chiuderle un attimo agendo verso il +.

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Le sospensioni sono tra i più importanti feedback posti tra noi e la bici

IL RITORNO

Il ritorno è forse la regolazione più importante in una sospensione perché controlla la velocità con cui si estende la forcella/ammortizzatore dopo la fase di compressione: se chiudiamo troppo il registro (verso il +) ci troveremo una sospensione pigra che non fa in tempo ad assorbire vari impatti ravvicinati, mentre se lo apriamo troppo (verso il -) ci troveremo un posteriore non stabile che perde di precisione estendendosi troppo velocemente (e rischia di scalciarci su dossi o salti).

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Il ritorno è un freno idraulico che riduce la velocità di estensione dell’ammortizzatore. Per regolarlo, troviamo un “pomello” di solito di colore rosso (convenzione) e dispone di svariati click in base al modello/marchio. L’obiettivo è fare in modo che la sospensione riesca ad estendersi tra un ostacolo e l’altro ma senza rimbalzare (ritorno troppo veloce) o rimanere compressa (ritorno troppo lento).

La regolazione giusta sta nel mezzo e non esiste un settaggio ideale per tutti i percorsi: ogni biker che si rispetti deve mettere in preventivo la variazione di rebound in base al tracciato.

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Il tracciato XC della Val di Sole richiede sicuramente una taratura diversa del ritorno rispetto ad una Sellaronda Hero (Credits: Daniele Molineris)

Un esempio lampante per capire l’importanza del ritorno è quello di prendere come spot una bella scalinata (naturalmente in discesa): se noi affrontiamo un simile ostacolo con un ritorno troppo lento ci troveremo al terzo gradino già a pacco perché la sospensione non è riuscita ad estendersi completamente nello spazio di tempo che è intercorso tra un gradino e l’altro. Nel caso contrario, invece, un ritorno eccessivamente veloce provocherà delle ri-estensioni talmente brusche che la sensazione di guida alla fine non si discosterà molto da quella della situazione precedente, con una forte instabilità del mezzo e “tanto rumore di metallo (ruote) su scala” 🙂

Per regolare il ritorno bisogna essere dotati di un minimo di sensibilità e anche l’esperienza fa la sua parte: è sul campo che bisogna fare il test definitivo.

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ALCUNI CONSIGLI PER PRINCIPIANTI

Il segreto per capire bene il funzionamento dei vari registri è fare dei test sulla stessa discesa annotandosi i vari aggiustamenti e impressioni su un foglio (per poi tenerlo come trofeo nella propria stanza). Per trovare un valore ottimale del ritorno consiglio all’inizio di fare dei cambiamenti repentini sui ‘click’ in modo da sentire chiaramente le differenze. Iniziamo la sessione a metà scala giusta (il fatidico valore 0) e poi ci sposteremo a +5 e successivamente -5.

Avremo subito capito se siamo più portati per un ritorno veloce o per un ritorno più frenato. A quel punto partiremo da questa base per cercare piano piano il giusto setup, ricordando ancora che non esiste un valore di rebound che va bene per tutto: ad esempio un ritorno più veloce può andare bene in sentieri tecnici con tanto scassato, mentre su un terreno da bike park meglio un ritorno più lento per avere meno instabilità e più sicurezza su dossi o salti… ma poi, per chiudere, ogni rider ha le sue preferenze!

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Occhio alla combo “ritorno veloce e giro in bike park”: non è difficile essere scalciati sui salti (non è il caso di Tom Pidcock in foto) – ©Bartek Wolinski / Red Bull Content Pool

NOTA: anche l’uso di SPD o Flat cambio la regolazione delle sospensioni: in caso di Flat bisogna usare tarature meno “rimbalzine” (ritorno più lento) in modo da non perdere i piedi al primo scassato, mentre con gli SPD si può giocare su un ritorno più veloce, ma facendo sempre attenzione a non esagerare.

LINK DI APPROFONDIMENTO

Ti consiglio la visione del seguente filmato: I 10 errori da non fare in MTB. Qui puoi trovare altri articoli dedicati alla manutenzione: Rubrica 365miarrangio



Scritto da

[email protected] Sono un appassionato di tutto ciò che ha 2 ruote: in età giovanile ho praticato agonisticamente il ciclismo su strada e su pista (campione Italiano Allievi). All'età di 18 anni sono passato nel cross country gareggiando a livello nazionale/internazionale come Under23. Passato Elite, ho fatto la scelta di prendere le cose più alla leggera dal punto di vista dell'allenamento, ed ecco che è nato l'amore per le discipline gravity, formandomi come maestro e guida FCI MTB. Ora ho fatto della passione la mia professione gestendo 2 centri MTB all'isola d'Elba (Bike Center Elba ed Elba MTB), creando il FANTAmtb e raccontando in modo ironico, ma professionale, tutto quello che ruota attorno alla MTB grazie a 365mountainbike e 365TV (YouTube 'PULITI dentro BIKER fuori').

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