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Test Lapierre Zesty TR 5.9: la tuttofare low-cost

La Zesty tr si posiziona in un segmento che fino a pochissimi anni fa non esisteva, ovvero quello del down country;


L’evoluzione della mtb prosegue senza sosta. Un modo di andare in bici che fin dagli albori ha stravolto i canoni prestabiliti; con soluzioni tecniche che sono state assorbite anche dall’ambiente molto conservatore della strada. Se pensiamo ai telai slooping, agli elastomeri per essere più performanti nelle gare come la Parigi Roubaix e ultimamente ai freni a disco; capiamo che siamo un laboratorio di idee sempre attivo.

Perché questa introduzione per parlare della Lapierre Zesty tr? Perché questo mezzo è un ulteriore dimostrazione della continua evoluzione dei nostri mezzi e del modo di interpretare la mtb. La Zesty tr si posiziona in un segmento molto vicino a quello del trail bike; con bici che si arrampicano come un xc ma scendono come un all mountain. L’evoluzione delle moderne piattaforme enduristiche, unito alla trasformazione dei percorsi dedicati all’xc, ha reso possibile quel connubio che fino a poco tempo fa sembrava difficile.

La bici

Veniamo però al modello in esame. La Tr 5.9 è una MTB in alluminio, con un allestimento equilibrato che la rende un mezzo adatto a chi interpreta l’off road come scoperta e divertimento; con un prezzo di 2999 euro è un prodotto dedicato a quei biker che non vogliono svenarsi ma cercano un mezzo che li faccia divertire.

Forcella e mono sono di casa FOX, con la 34 Rithm e mono LP AF2 Air.

La trasmissione è affidata a Sram, con un mix composto da Guarnitura NX e cambio GX.  Le ruote sono di casa Lapierre e il telaio è il Lapierre Supreme 5, con predisposizione Boost e attacco metrico per l’ammortizzatore.

Dal punto di vista geometrico LA Zesty tr è un modello che coniuga due differenti filosofie; quella discesistica grazie all’angolo sterzo da 66°; con quella da xc grazie alla struttura del carro posteriore.

Una geometria con l’avantreno aperto per dare stabilità in discesa e una posizione in sella sopra il movimento centrale come vuole il moderno xc

Nel complesso un mezzo equilibrato che permette di contenere il prezzo a 2999 euro.

Il Test

Ho voluto fortemente provare questo modello perché era alta la curiosità nel verificare quali fosse la cornice di utilizzo di questa nuova fascia di mezzi. Per questo motivo ho insistito per alcuni mesi con Romano di R11 per riuscire ad averla. Il motivo di tanta insistenza? La nostra convinzione è che l’elettrica abbia preso una fetta di biker che prima sceglievano la bici da enduro come mezzo da divertimento, chi resta nel mondo muscolare o è un agonista, oppure una persona a cui piacciono le grandi pedalata senza disdegnare la sicurezza e la stabilità in discesa. Questa la dimensione della Zesty in esame e questo il motivo del test.

Ma come funziona?

Ho voluto sperimentare questo mezzo un po’ ovunque, discese enduristiche, lunghe salite dal dislivello interessante, pioggia fango e un po’ di neve.

La salita

Una bici che sale bene; la distribuzione dei pesi permette un’ottima pedalata,  il sostegno dell’ammortizzatore nella modalità lock è ottimo, così come la scelta del copertone posteriore; un Maxxis Forekaster con un buon bilanciamento  fra trazione e scorrevolezza. L’equilibrio dei pesi permette di mantenere un ottimo ritmo di pedalata quando si sale con andatura costante; si avverte un po’ di lentezza nei rilanci; ma come detto inizialmente, questa bici non nasce per i tracciati nervosi, ma piuttosto per macinare dislivelli.  Si trova subito una buona posizione, l’’angolo sella permette di lavorare molto sia sull’arretramento che sulla su inclinazione; in questo modo è possibile un aggiustamento preciso che su un a bici di questa categoria risulta molto importante. Come accennato le regolazioni del mono permettono un sostegno elevato, vicino ad un blocco totale, caratteristica che garantisce un’efficace distribuzione dei watt durante la pedalata. Bene anche salendo con la regolazione centrale, quella che permette di assorbire meglio gli urti quando si percorrono tragitti più accidentati. Avevo avuto modo di gestire il carro qualche tempo fa e devo confermare la bontà del lavoro svolto dai tecnici francesi.

La discesa

Per quel che riguarda la discesa mi verrebbe da dire che c’è un ottimo potenziale parzialmente inespresso. I motivi di questa affermazione riguardano in modo particolare la forcella e la scelta delle coperture. Quest’ultimo aspetto può essere ovviato facilmente ed è dettato dalle soluzioni scelta dalla facory. Infatti se si predilige la scorrevolezza e la capacità di salire necessariamente si deve rinunciare ad altri aspetti, quindi più che un vero e proprio punto a sfavore direi piuttosto che la scelta di strategia a privilegiato l’elemento xc piuttosto che quelli gravity. Ne esce un modello molto veloce nel dritto, con un carro che assorbe bene ma con una gommatura che nel momento in cui bisogna piegare manca di tasselli laterali, rendendo il mezzo un po’ insicuro. Come dicevo un aspetto normale in considerazione delle scelte fatte, che evidenzia un carattere discesistico che con due gomme più strutturate farà la felicità dei biker.

L’altro elemento su cui varrebbe la pena fare qualche considerazione è la forcella. La Rithm ha un’idraulica poco sostenuta, per cui vi è la tendenza ad affondare molto e a perdere sicurezza, sia nei ripidi che nell’impostazione delle curve, dove un po’ di sostegno in più permetterebbe di caricare meglio l’anteriore. Probabilmente un rider principiante con questa forcella si troverà a suo agio, ma chi cerca un po’ più di energia dovrà pensare ad un tuning più fine, oppure ad un up grade

Molto bene invece il carro posteriore. Avevo già avuto modo di provare questo schema ammortizzante sulla e-zesty, dove ero stato favorevolmente sorpreso dalla dinamicità dell’insieme. I giudizi positivi vengono confermati anche su questo modello. L’assorbimento degli urti è ottimale e il lavoro del cinematismo permette un ottimo feeling, dove è l’intero corpo che riesce a lavorare in simbiosi con il carro, dando un senso di guida attiva veramente bello. La bici è reattiva e giocosa. L’angolo a 66° permette di avere molta stabilità garantendo sicurezza anche a velocità elevate. Rendendo questa bici un mezzo sicuro anche per un uso gravoso

Conclusioni

Le nuove bici da back country o da trail leggero hanno raggiunto un livello assai elevato. In salita sanno dare soddisfazioni, garantendo una pedalata efficiente e redditizia, in discesa la ciclistica è in grado di dare molto. Da rivedere l’idraulica della forcella, ed è consigliabile munirsi di due coppie di copertoni. Quelli di serie son ottimi per le lunghe escursioni, mentre con una coppia un po’ più strutturata la Zesty tr non disdegna anche alcuni tracciati enduristici.



Scritto da

marco.tagliaferri@365mountainbike.it Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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