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Una pump track in ogni città? Ecco perché sarebbe una bella idea

Una pump track in ogni città non dovrebbe essere un sogno, ma un’opportunità concreta per avvicinare bambini e ragazzi alla bicicletta. Alex Lupato, quattro volte campione italiano di enduro MTB, racconta la sua esperienza con il figlio Leonardo e un gruppo di giovani che ogni lunedì si ritrovano a girare in pump track. Un luogo dove si imparano equilibrio, tecnica di guida e controllo della bici, ma soprattutto dove si cresce, si socializza e ci si diverte. Perché le pump track sono così importanti? E perché non investire maggiormente in strutture accessibili a tutti, dai principianti ai professionisti?


di Alex Lupato

Quanto sarebbe bello avere una pump track in ogni città? È una domanda che mi faccio spesso, soprattutto quando penso a quanto una struttura del genere possa essere importante per avvicinare i più giovani alla bicicletta. In Francia è una realtà piuttosto diffusa, mentre qui in Italia qualcosa si sta muovendo, ma siamo ancora lontani dall’avere una pump track a disposizione in ogni paese.

Dove abito io, a Coggiola, per esempio, non ce n’è una. Siamo però abbastanza fortunati perché a circa cinque minuti da casa, nel paese vicino di Pray, c’è una piccola pump track. Non è perfetta, ci sarebbe sicuramente qualcosa da migliorare, ma intanto c’è. E vi assicuro che basta davvero poco per divertirsi.

Tutto è iniziato con i miei figli

Quando Leonardo e Agnese erano più piccoli, li portavo spesso a girare in pump track. È proprio lì che hanno imparato a prendere confidenza con la bicicletta, a trovare il loro equilibrio e ad affrontare le prime gobbe.

Per me è sempre stato un ambiente ideale per farli avvicinare alle due ruote, senza pressioni e senza dover necessariamente pensare a un allenamento. Si andava lì, si girava, si giocava e, quasi senza accorgersene, si imparava qualcosa di nuovo.

Con il tempo, alcuni amici di Leonardo hanno visto le sue foto e ascoltato i racconti delle nostre uscite. Incuriositi, hanno iniziato a chiedermi di portarli a provare.

Ed è così che è nato il nostro appuntamento del lunedì pomeriggio: io, Leonardo e i suoi amici ci ritroviamo in pump track per passare qualche ora insieme sulle biciclette.

Una pista, mille modi di divertirsi

La cosa che mi piace di più della pump track è che riesce a mettere insieme persone con capacità ed esperienze completamente diverse.

Può girarci un professionista che vuole allenarsi seriamente, cercando velocità, ritmo e nuove combinazioni di salti, ma anche un bambino che ha appena imparato ad andare in bicicletta e vuole semplicemente giocare.

Ognuno può interpretare la pista a modo proprio.

Se vuoi spingere forte, puoi farlo. Puoi inventarti dei doppi, lavorare sul ritmo, cercare di essere sempre più fluido e sfruttare ogni dosso per generare velocità. E vi garantisco che, se affrontata con una certa intensità, la pump track è anche parecchio faticosa!

Ma puoi anche limitarti a girare tranquillamente, senza nessun obiettivo particolare se non quello di divertirti.

Ed è proprio questa sua semplicità a renderla speciale.

Le basi della guida si imparano giocando

Dopo tanti anni passati nel mondo delle gare e dell’enduro, sono sempre più convinto di una cosa: la pump track è uno dei posti migliori per imparare i movimenti fondamentali sulla bicicletta.

Non serve affrontare subito un sentiero tecnico per iniziare a sviluppare una buona sensibilità di guida.

In pump track impari a usare il corpo, a gestire i movimenti della bici, a trovare equilibrio e soprattutto a mantenere una posizione centrale.

Quest’ultimo è uno degli aspetti su cui insisto maggiormente con i ragazzini che porto a girare il lunedì. Cerco di far capire loro quanto sia importante stare centrali sulla bicicletta, imparando ad accompagnarne i movimenti invece di subirli.

Sono tutte cose che, una volta acquisite, ti porti dietro anche quando inizi ad affrontare situazioni più impegnative.

E la parte interessante è che i bambini imparano tutto questo senza vivere l’esperienza come una lezione di tecnica. Per loro è un gioco. Girano, provano, sbagliano, riprovano e, giro dopo giro, migliorano.

Non bisogna essere biker per iniziare

I ragazzini che vengono con noi il lunedì non arrivano dal mondo della mountain bike. Sono semplicemente bambini a cui piace stare all’aria aperta, muoversi per il paese in bicicletta e passare del tempo insieme.

Non hanno esperienza sui sentieri e nemmeno genitori che praticano necessariamente ciclismo.

Eppure, quando arrivano in pump track, si divertono esattamente come chi va in bici da sempre.

Nel frattempo, senza nemmeno rendersene conto, stanno acquisendo una serie di capacità che li renderanno più sicuri sulle due ruote.

Magari un giorno qualcuno di loro avrà voglia di provare ad andare sui sentieri, magari si appassionerà alla mountain bike o all’enduro. Se succederà, partirà già con delle buone basi: equilibrio, centralità sulla bici e una maggiore consapevolezza dei movimenti.

Ma non è detto che debba succedere.

E, soprattutto, non è questo l’obiettivo.

Il bello è vederli insieme, in bicicletta

Da ex professionista potrei parlarvi per ore di quanto la pump track sia utile per migliorare la tecnica di guida. Potrei concentrarmi sull’allenamento, sulla preparazione fisica o sui benefici che può dare anche a chi corre ad alto livello.

Sono tutti aspetti importanti, naturalmente.

Ma oggi, quando porto Leonardo e i suoi amici a girare, quello che mi rende più felice è un’altra cosa.

Vedere un gruppo di ragazzini che si ritrova, si diverte, si muove all’aria aperta e condivide la passione per la bicicletta.

Non importa quanto vadano forte, quanto siano bravi o se un giorno decideranno di partecipare a qualche gara.

Mi piace vederli stare insieme, provare qualcosa di nuovo e tornare a casa contenti dopo un pomeriggio passato a pedalare.

Ed è per questo che continuo a pensare che avere una pump track in ogni città, o almeno in ogni zona, sarebbe davvero una bella opportunità.

Non soltanto per chi pratica mountain bike, ma per tutti quei bambini e ragazzi che hanno semplicemente voglia di uscire di casa, incontrare gli amici e divertirsi su due ruote.

Perché, alla fine, è proprio da qui che dovrebbe partire tutto: dal piacere di andare in bicicletta.



Scritto da

[email protected] Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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