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Le tre rivoluzioni che hanno cambiato il mondo della Bicicletta

Nella storia esistono momenti in cui l’evoluzione ha fatto dei salti in avanti che hanno cambiato radicalmente le nostre abitudini, spesso questi cambiamenti sono stati legati agli oggetti della vita quotidiana.  Dall’invenzione della ruota fino all’avvento degli smartphone, sono molte le rivoluzioni a cui l’uomo ha assistito a che ne hanno cambiato il modo di vivere.


Spesso questi cambiamenti sono stati legati agli oggetti della vita quotidiana.  Dall’invenzione della ruota fino all’avvento degli smartphone, sono molte le rivoluzioni a cui l’uomo ha assistito a che ne hanno cambiato il modo di vivere.

Volendo utilizzare questa riflessione anche per il nostro mondo, dopo l’invenzione della bici come mezzo di locomozione, quali sono state le novità che hanno cambiato modo di viverlo?

La classifica delle invenzioni

Ognuno di noi avrà la sua personale lista delle invenzioni ma tutte arriveranno allo stesso punto, la vera invenzione che ha cambiato la bicicletta è stata la Mountain bike.

La MTB degli albori è stata un fenomeno di costume che ha cambiato definitivamente il concetto stesso di bicicletta, rivoluzionandolo nel profondo. L’introduzione di questo strano mezzo che permetteva di gareggiare, spostarsi, andare su asfalto (malino) e su sterrato; potendo anche scendere da sentieri che fino a quel momento erano impensabili per le due ruote,  è stato per molti appassionati di quel tempo uno shock da cui faticarono a riprendersi.

Ricordo ancora con quanta fatica i vecchi stradisti mi salutavano quando li incrociavo durante le uscite non riconoscendomi come uno di loro, se penso poi quale fosse lo sfregio di vedere un ragazzino su quello strano mezzo staccarli in salita e in pianura….

 Le cose ormai da questo punto di vista sono cambiate, ma l’avvento della Mtb ha permesso ad una platea diversa di avvicinarsi alle due ruote, ampliando di fatto il numero di praticati, creando poi anche quella contaminazione che nel tempo ha permesso agli stradisti di scoprire anche le gioie di un uscite su sterrato e viceversa.

Alzi la mano chi si è avvicinato alla biciletta grazie alle ruote grasse e nel tempo non ha poi acquistato almeno una bici da strada.

Sono nate riviste di settore, alcune aziende cresciute negli scantinati per costruire i rampichini, sono ora tra i brand più influenti nel panorama ciclistico. Anche a livello agonistico alcuni nomi iconici della strada hanno un trascorso nel nostro settore e magari senza quella prima esperienza con le ruote grasse non sarebbero diventati i campioni acclamati che tutti conosciamo.

 Ma lo spirito rivoluzionario della MTB ha influenzato quello stradale anche dal punto di vista progettuale.

Se osserviamo le bici del prima e dopo l’avvento della MTB, scopriremo che i telai sloping, costanti nel nostro ambiente, erano assenti nel panorama stradistico.  La tradizione telaistica prevedeva bici con il tubo orizzontale veramente orizzontala e stop. Solo dopo l’ingresso di questo strano elemento si è compreso che un telaio più compatto era più maneggevole e riduceva la dispersione della forza. Pensiamo all’introduzione recente del freno a disco, mutuato certamente dall’esperienza nel mondo off road, all’utilizzo di rudimentali sistemi ammortizzanti per la Roubex , al lattice e agli inserti in neoprene che in alcune gare vengono utilizzati anche dagli stradisti, o al telescopico che ha fatto la sua comparsa alla San remo, indovinate da dove arrivano?

Il nostro resta sempre ‘ il fratello minore’, sia per lo squilibrio mediatico, che per le risorse che ruotano attorno al mondo race, ma senza la nostra mentalità un po’ anarchica, probabilmente anche la bici da strada sarebbe più noiosa.

Ma questo spirito non si ferma al concetto stesso di MTB, va oltre e allora proviamo a vedere quali altri elementi di costume o componenti, hanno avuto la forza di creare qualche cosa che prima non c’era. Poiché quando si parla di rivoluzioni è qui che si vuole arrivare. Di adattamenti ne sono comparsi molti, pensiamo alle forcelle, agli ammortizzatori posteriori, ai freni a disco o alle mouse interne ai copertoni, tutte soluzioni che nel tempo hanno migliorato di molto l’esperienza in sella alla MTB, ma che di fatto sono stati degli adattamenti di qualche cosa che già esisteva.

Ma allora quali sono state le vere rivoluzioni?

Il telescopico.

Parlando di componenti tecnici, credo che il reggisella telescopico sia la vera rivoluzione del nostro settore. Quell’elemento che prima non esisteva e che ha cambiato il modo di condurre la MTB. Alzare e abbassare la sella a seconda delle condizioni ha permesso di trasformare il modo di guidare, cambiando l’impostazione, un po’ come quello che è successo nello sci con l’arrivo del carvin.

  Un elemento che dal mondo dell’enduro sta passando a quello dell Xc, che spesso ha mutuato dal vicino stradista un po’ di ritrosia per l’innovazione che a volte significa anche qualche grammo in più.

telescopico
Il reggisella telescopico è stata una vera invenzione rivoluzionaria per il mondo delle due ruote

Ma guardando al telescopico e all’ambiente da  cui ha avuto origine,  penso che un altro elemento di costume possa essere identificato come uno spartiacque fra il prima e il dopo. Ovvero la nascita dell’all mountain e della sua versione agonistica, ovvero l’enduro.

Nei primi anni questa disciplina è riuscita a racchiudere l’essenza della MTB, coniugando il sapore dell’esplorazione con l’adrenalina della discesa e della lotta contro il tempo. Poi, come normale che sia, l’aspetto agonistico ha preso una strada più specialistica, lasciando però all’all mountain e ad alcune manifestazione speciali un patrimonio di esperienze che hanno permesso di sviluppare la MTB come un vero e proprio strumento turistico.

Questa ennesima rivoluzione, che è anche un ritorno alle origini, è stata la chiave per renderla un potentissimo moltiplicatore dell’offerta vacanziera. Già prima, grazie ai Bike park e al ciclo escursionismo, il mezzo aveva del potenziale, ma è stata la rapida evoluzione tecnica che vi è stata nei primi anni dopo la nascita di questa disciplina, che ho portato il concetto ci cicloalpinismo e di ciclo escursionismo ad un livello superiore. Quante sono le località che sulla spinta dell’all mountain hanno deciso di investire nella realizzazione di trail che non fossero solo delle piste delle biglie?

Pensate alla balconata del Cervino, ad alcuni trail che dalla Paganella portano fino al lago di Garda, ai sentieri che del Mottarone scendo al lago maggiore e a quello d’Orta e a tutte quelle località che sull’onda di questa nuovo modo di concepire le ruote grasse hanno realizzato trail più o meno epici, allargando nuovamente la platea dei potenziali turisti.

 Quindi, non più solo ragazzini alla ricerca di adrenalina e salti, oppure divoratori di dislivelli positivi in tutina di lycra, ma una platea più ampia che spesso ha scoperto questo strumento come una valida alternativa estiva allo sci alpinismo.

La conseguenza di questa nuova frontiera della MTB ha permesso il rapido sviluppo di un’altra novità, croce e delizia di molti biker;  l’e-bike. Lo sviluppo delle bici da enduro, con le sue geometrie e  le escursioni maggiorate è stato il terreno fertile su cui impiantare il seme di questa soluzione un po’ ibrida, che ha generato una nuova rivoluzione, ampliando ancora di più la platea di chi voleva affrontare i single track.

Tutto questo aspettando la nuova rivoluzione che partirà dalle ruote grasse, di cosa si tratta? Ancora non si sa, ma certamente nei prossimi anni lo scopriremo.



Scritto da

[email protected] Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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