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Alberto di RITM Media Agency: dal Superenduro a oggi, come è cambiata la comunicazione nella MTB

Superenduro MTB torna nel 2026, ma con Alberto di RITM è solo il punto da cui partire perchè il tema centrale è un altro: come comunicare oggi la mountain bike tra social, autenticità e contenuti. Intervista ad Alberto di RITM Media.


Il punto di partenza: il ritorno del Superenduro come occasione di lettura

Con Alberto è quasi inevitabile partire dal Superenduro MTB.
Non solo per il legame diretto con il circuito, ma perché il suo percorso coincide con una fase precisa della crescita della mountain bike moderna, in cui comunicazione, eventi e territori hanno iniziato a intrecciarsi in modo strutturato.

Tuttavia, fermarsi alla notizia della ripartenza sarebbe limitante.
Il ritorno del Superenduro rappresenta piuttosto un punto di osservazione privilegiato per leggere una trasformazione più ampia: quella del modo in cui la MTB viene raccontata, percepita e costruita come sistema.

Il 2026, da questo punto di vista, non sarà un anno di affermazione, ma di analisi.
Un passaggio necessario per comprendere quali linguaggi, formati e dinamiche possano avere senso oggi, in un contesto radicalmente diverso rispetto a quello delle origini.


Dalla crescita spontanea alla complessità del sistema MTB

Nella prima fase del Superenduro, la comunicazione MTB si sviluppava in modo organico, quasi spontaneo.

I social network erano in una fase di espansione e non esisteva ancora la saturazione attuale.
Ogni contenuto aveva una capacità di diffusione e un impatto molto più elevati.

Le gare funzionavano come veri e propri catalizzatori narrativi:
i rider pubblicavano immagini, racconti, impressioni, contribuendo a costruire una narrazione distribuita e autentica.

👉 ogni rider era contemporaneamente atleta e storyteller.

Questo modello aveva un effetto diretto anche sulle bike destination:
le località crescevano attraverso il racconto diffuso dell’esperienza, non attraverso strategie strutturate.

Era un ecosistema in espansione, non ancora codificato.
E proprio per questo, estremamente efficace.

Oggi la situazione è opposta:
la comunicazione è diventata più strutturata, ma anche più complessa e competitiva.


Quando la gara non basta più: l’arrivo delle Enduro World Series e il cambio di ruolo

Per diversi anni, il racconto del Superenduro MTB coincideva con il racconto della gara.
La comunicazione sportiva era centrale: serviva a costruire identità, riconoscibilità e crescita del circuito.

Questo equilibrio cambia con l’arrivo delle Enduro World Series.

L’introduzione di un circuito internazionale strutturato ridefinisce le gerarchie narrative.
Il racconto della gara diventa più centralizzato, più professionale, più codificato.

A quel punto, il tema non è più “raccontare la gara meglio”,
ma capire cosa resta da raccontare.

È qui che avviene il passaggio strategico.

Alberto e il suo team scelgono di spostare il focus:
👉 dal racconto sportivo al racconto del contesto.

Dietro ogni gara esiste un sistema complesso:

  • territori
  • comunità locali
  • organizzazione
  • adattamento agli imprevisti
  • dinamiche invisibili al pubblico

L’episodio di Canazei sotto la neve diventa emblematico.
Non è solo una competizione messa in difficoltà, ma una narrazione di resilienza operativa, di capacità decisionale, di gestione reale.

👉 la gara diventa una porta d’accesso a una storia più ampia.

Ed è proprio in questa dimensione che la comunicazione MTB trova una nuova maturità.


Il limite dei numeri: quando la metrica non coincide con il valore

Uno dei punti più critici della comunicazione contemporanea riguarda l’ossessione per i numeri.

Like, visualizzazioni, reach e impression sono diventati indicatori dominanti.
Ma si tratta di metriche che misurano la distribuzione, non la profondità.

👉 un contenuto può performare senza generare reale valore.

Questo crea un cortocircuito:
la produzione si orienta verso ciò che funziona nel breve periodo,
non verso ciò che costruisce significato nel medio-lungo.

Nel contesto MTB, questo è particolarmente evidente:

  • contenuti veloci, replicabili
  • format standardizzati
  • riduzione della complessità dell’esperienza

Il risultato è una comunicazione efficiente, ma spesso superficiale.

Secondo Alberto, il valore reale torna a concentrarsi su:

  • contenuti con un punto di vista
  • capacità di raccontare qualcosa di nuovo
  • attitudine a generare dialogo

👉 l’engagement autentico nasce dalla rilevanza, non dalla frequenza.


Autenticità e saturazione: vivere o produrre contenuti?

Uno degli effetti più evidenti della saturazione è la trasformazione del modo in cui vengono vissute le esperienze MTB.

Sempre più spesso, l’esperienza viene progettata in funzione del contenuto.
Non è più il racconto a nascere dall’esperienza, ma l’esperienza a essere costruita per essere raccontata.

Questo introduce una perdita di autenticità.

👉 si pedala pensando al contenuto, non al trail.

Secondo Alberto, si sta iniziando a percepire un’inversione di tendenza.
Non strutturata, ma diffusa.

Una ricerca di maggiore equilibrio:

  • meno compulsività
  • più selezione
  • più attenzione al vissuto reale

Elementi che, paradossalmente, possono aumentare anche il valore del contenuto prodotto.


Credibilità e ruoli: rider, brand e media

L’evoluzione digitale ha portato a una sovrapposizione dei ruoli all’interno del sistema MTB.

I rider sono diventati comunicatori diretti.
I brand producono contenuti autonomamente.
Le piattaforme amplificano tutto.

Questo scenario ha un vantaggio evidente: maggiore controllo.
Ma introduce anche un limite strutturale: la perdita di distanza.

👉 quando chi vive, produce e racconta coincide, la percezione cambia.

Il rischio non è tanto l’inesattezza, quanto l’autoreferenzialità.

È qui che torna centrale il ruolo dei media e dei soggetti terzi:
figure in grado di interpretare, contestualizzare e raccontare con uno sguardo esterno.

👉 la credibilità, oggi, è sempre più una questione di prospettiva.

Un sistema equilibrato è un sistema in cui i ruoli restano distinguibili.


Bike destination e contenuti: tra esposizione e desiderabilità

Nel caso delle bike destination, il tema si fa ancora più strategico.

La visibilità è importante, ma non sufficiente.
Un territorio non cresce solo perché viene mostrato.

👉 cresce quando diventa desiderabile.

La differenza è sottile ma fondamentale.

La produzione massiva di contenuti può aumentare l’esposizione,
ma non necessariamente genera interesse profondo.

Quando il contenuto diventa fine a sé stesso:

  • si riduce l’esperienza
  • si standardizza il racconto
  • si perde unicità

Alberto introduce un concetto chiave: il “romanticismo” del sistema.
Non come nostalgia, ma come autenticità dell’esperienza.

👉 una destination vive se viene scoperta, non solo mostrata.


Il paradosso: meno contenuti, più valore

Da qui emerge una sintesi che, nel contesto attuale, suona controintuitiva:

👉 più esperienze genuine, meno contenuti automatici.

Non significa ridurre la comunicazione,
ma restituirle intenzione, selezione e profondità.

Rallentare non è un limite.
È una scelta strategica.

Perché in un contesto saturo,
👉 il valore si sposta da quanto si produce a cosa si lascia.


Il Superenduro come laboratorio, non come ritorno

In questo scenario, il ritorno del Superenduro assume un significato diverso.

Non è solo una ripartenza sportiva.
Può diventare un laboratorio.

Uno spazio in cui testare nuovi linguaggi, nuove modalità narrative, nuove relazioni tra evento, territorio e comunicazione.

Un punto di contatto tra una fase pionieristica e una fase più matura del settore MTB.


Una questione aperta per tutto il settore MTB

Il tema, in ultima analisi, riguarda l’intero ecosistema.

La mountain bike non ha bisogno solo di più visibilità.
Ha bisogno di visibilità credibile, rilevante, sostenibile.

In un ambiente saturo di contenuti,
👉 il vero valore torna a essere ciò che resta.

Non nello scroll.
Ma nella memoria, nella percezione, nel desiderio di tornare a vivere quell’esperienza.



Scritto da

[email protected] Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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