Per tutta l’estate vi porterò nei luoghi che hanno segnato la mia storia personale e quella del Verbano Cusio Ossola. Lo farò in sella a una mountain bike, ma questa volta la bicicletta sarà soltanto il mezzo. Il vero viaggio sarà dentro una terra che conosco da sempre e che, forse proprio per questo, continua ancora oggi a sorprendermi.
“Laghi e Montagne” nasce con un obiettivo semplice: raccontare il VCO per quello che è davvero. Un territorio unico nel panorama alpino, capace di racchiudere in pochi chilometri mondi che altrove sembrano appartenere a regioni diverse. Qui si può partire dalle rive di un lago, attraversare boschi e alpeggi, percorrere sentieri che raccontano secoli di vita in montagna e ritrovarsi, nel giro di poco tempo, ai piedi dei ghiacciai e delle vette più alte delle Alpi.
Andremo a conoscere trail che partono dai laghi e salgono verso i monti. Scopriremo una storia fatta di lotta partigiana e di trincee costruite per difendere il territorio da una possibile invasione austriaca durante la Prima Guerra Mondiale. Luoghi che oggi si sono trasformati in ambienti straordinari, dove vivere panorami infiniti in sella alla nostra MTB.
Ma sarebbe riduttivo parlare soltanto di trail, panorami e itinerari. Questo progetto nasce dalla voglia di raccontare una terra attraverso le storie che custodisce, le persone che la vivono e i luoghi che hanno contribuito a costruire il mio modo di vedere il mondo.
La terra che chiamo casa
Un viaggio così importante non poteva che partire da casa.
Dall’Ovest Cusio, da quei sentieri che per molti rappresentano una parte marginale della provincia e che invece custodiscono una delle anime più autentiche del VCO. È qui che il legame tra lago e montagna si manifesta con maggiore forza. In pochi chilometri si passa dall’acqua alle creste, dai paesi agli alpeggi, attraversando una natura che ha conservato gran parte della sua autenticità.
Qui non esistono trail costruiti a tavolino, sponde artificiali o linee pensate per stupire sui social. Qui si pedala seguendo la logica della montagna. Si attraversa Il Passaggio, si percorrono antiche vie di collegamento e si respira ancora l’energia di una vita che per secoli ha avuto nei pascoli, nei boschi e nell’allevamento il proprio centro.
Ogni volta che torno da queste parti ritrovo qualcosa che è difficile spiegare. Forse è ciò che molti chiamano semplicemente casa.
Le montagne della Resistenza
Da queste montagne inizierà anche un altro viaggio: quello nella memoria.
La Resistenza ha avuto un ruolo importante nella mia formazione personale e nel mio modo di leggere il mondo. Per questo andremo a conoscere alcuni dei luoghi simbolo di quell’esperienza, cercando di raccontarne il significato più profondo.
Si partirà da Alpe Camasca e dai luoghi legati alla figura del Capitano Beltrami. Luoghi che ancora oggi conservano la memoria di uomini che hanno scelto di sacrificare tutto per qualcosa di più grande di loro.
Una storia che troppo spesso viene raccontata soltanto attraverso le date e gli eventi, dimenticando il valore umano e simbolico che continua a trasmettere.

Dove la storia incontra la montagna
Il viaggio proseguirà poi verso il Massone, la montagna che separa il Cusio dall’Ossola.
Qui incontreremo il Forte di Bara e le opere della Linea Cadorna, testimonianze di un sistema difensivo costruito durante la Prima Guerra Mondiale e successivamente divenuto parte della storia della Repubblica dell’Ossola.
Da lì ci sposteremo verso il Verbano e le montagne dello Zeda, teatro di alcuni dei momenti più drammatici della lotta partigiana. Luoghi che ancora oggi conservano il peso della memoria e che, allo stesso tempo, offrono alcuni degli itinerari più affascinanti dell’intero arco alpino.
Massone e Zeda condividono però un’altra caratteristica. Sono montagne che non si concedono facilmente. Richiedono fatica, tempo e determinazione. Sono luoghi dove spesso bisogna scendere dalla bici, spingerla, portarla sulle spalle e conquistarsi ogni metro di discesa.
È qui che il viaggio inizierà ad assumere una dimensione diversa. Non più soltanto esplorazione del territorio, ma ricerca di una montagna autentica, quella che ancora oggi pretende qualcosa da chi vuole attraversarla.
Le radici della mia MTB
Dopo la storia arriveranno le radici della mia esperienza sulle ruote grasse.
Lo farò insieme ad Alessandro Botta e alla Scuola MTB Lago Maggiore, erede di quel Lago Maggiore God Bike da cui è iniziata la mia storia in mountain bike e quella di molti altri biker della zona.
Sarà l’occasione per ripercorrere gli anni delle gare, delle amicizie e delle sportellate condivise, ma anche per raccontare un territorio che rappresenta perfettamente l’essenza del Verbano: un luogo dove il lago e la montagna convivono in modo quasi irripetibile.
Cercando il flow dove non esiste
La Val Formazza rappresenterà probabilmente il capitolo più personale dell’intero progetto.
Qui i sentieri e le montagne si intrecciano con alcuni dei ricordi più lontani della mia infanzia. Torneranno alla mente le giornate trascorse a Riale, i picnic organizzati con una semplicità che oggi sembra appartenere a un’altra epoca, la pastasciutta preparata al mattino, il caffè bevuto all’ombra e quei tavolini di legno che, ripensandoci oggi, mi fanno ancora sorridere chiedendomi come riuscissero a reggere il peso di mio nonno.
Mio nonno, che aveva conosciuto la guerra e la Resistenza molto più da vicino di quanto io abbia mai potuto fare.
Forse è anche per questo che la Val Formazza occupa un posto speciale nella mia memoria. Perché in quei prati e tra quelle montagne convivono i ricordi più spensierati dell’infanzia e il racconto di una generazione che ha vissuto sacrifici e difficoltà che oggi facciamo persino fatica a immaginare.
Ma la Formazza che andrò a raccontare non sarà soltanto quella dei ricordi.
Sarà anche la montagna più severa e autentica che questo viaggio incontrerà.
Qui inizierà una ricerca diversa, più intima e personale. Una ricerca che passa attraverso il cicloalpinismo, la fatica e il silenzio. Attraverso sentieri che spesso obbligano a rallentare, a scendere dalla bici, a portarla sulle spalle e a conquistarsi ogni metro di discesa.
Sono percorsi che richiedono attenzione, rispetto e lucidità. Luoghi dove non esistono scorciatoie e dove l’errore può avere conseguenze reali.
È qui che proverò a cercare il flow dove il flow non esiste.
Non quello dei trail perfettamente modellati o delle linee costruite per essere percorse ad alta velocità. Ma quello che nasce dall’equilibrio tra uomo e montagna. Quello che si trova danzando sul limite, cercando fluidità su sentieri disegnati dal tempo, dalla neve che si scioglie, dal passaggio degli animali e dagli uomini che queste montagne le hanno attraversate per secoli.
Il Blinnenhorn, il Corno Cieco, rappresenterà il punto più alto di questa ricerca.
Una montagna che forse rappresenta meglio di ogni altra il significato profondo del VCO: splendida, selvaggia e nascosta. Una vetta che non si mostra davvero finché non la raggiungi.
Proprio come questa terra.
Tornare al punto di partenza
Infine arriverà il ritorno.
Tornerò a Pogno, dagli amici Gufi, dove è iniziata anche la mia esperienza giornalistica. Se oggi posso raccontare questo viaggio è anche grazie alla loro capacità di credere che un piccolo paese fatto di rubinetterie, senza lago, senza grandi montagne e poco instagrammabile potesse comunque diventare un punto di riferimento della mountain bike italiana.
Forse è proprio questo il filo che unisce tutte le tappe di Laghi e Montagne: la capacità di guardare oltre l’apparenza. Dietro un sentiero, dietro una montagna, dietro una storia o una persona.
Un’estate tra laghi e montagne
Mentre scrivo queste righe mi rendo conto che Laghi e Montagne è diventato qualcosa di diverso da ciò che immaginavo all’inizio.
Pensavo di raccontare alcuni dei luoghi più belli del Verbano Cusio Ossola. Pensavo di costruire un viaggio tra sentieri, panorami e montagne.
Ma più il percorso prende forma, più mi accorgo che questo progetto parla di molto altro.
Parla della montagna autentica dell’Ovest Cusio e dei sentieri che ancora oggi conservano il sapore dell’esplorazione. Parla della memoria della Resistenza e delle persone che hanno contribuito a costruire la libertà di cui oggi godiamo. Parla della grande storia che attraversa luoghi come il Massone, la Linea Cadorna e lo Zeda.
Parla della mountain bike che mi ha formato, delle amicizie nate sui sentieri, delle gare, delle sportellate e delle persone che hanno contribuito a far crescere questo sport sul Lago Maggiore.
Parla delle terre alte della Val Formazza, dove la fatica torna ad avere un significato e dove il flow non si trova nei trail perfetti ma nell’equilibrio tra uomo, bicicletta e montagna.
Parla della mountain bike più istintiva e divertente. Quella dei bike park, delle curve disegnate, dei salti e delle giornate trascorse semplicemente a giocare con una bicicletta.
Ma soprattutto parla di persone.
Perché ogni sentiero, ogni montagna e ogni storia che incontreremo lungo il cammino esistono grazie a chi li ha vissuti prima di noi e continua a viverli oggi.
Forse è proprio questa la vera ricchezza del Verbano Cusio Ossola. La possibilità di racchiudere, in un territorio relativamente piccolo, mondi completamente diversi tra loro. Laghi e ghiacciai. Storia e futuro. Escursionismo e bike park. Silenzio e adrenalina. Memoria e scoperta.
Per tutta l’estate proverò a raccontarli nel modo che conosco meglio: pedalando.