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HERO UCI Marathon World Cup 2027: cinque tappe, due italiane. La marathon torna alla sua dimensione

La HERO UCI Cross-Country Marathon World Cup presenta il calendario 2027: cinque tappe tra Italia, Andorra, Germania e Spagna. Due appuntamenti italiani, sul Garda e sulle Dolomiti, confermano il ruolo del nostro Paese. Per 365, la marathon rappresenta molto più di una competizione: è una sfida con se stessi, un’esperienza di esplorazione e un’occasione per promuovere il territorio. Claudia Peretti, vicecampionessa del mondo, è una delle interpreti più rappresentative di questa disciplina.


Cinque appuntamenti, quattro Paesi, oltre 440 chilometri di gara e 16.100 metri di dislivello. La HERO UCI Cross-Country Marathon World Cup ha definito il calendario 2027 e conferma una formula che sembra avere ritrovato il significato più autentico della marathon: competizione, certo, ma dentro un’esperienza più grande fatta di territorio, distanza, ambiente e confronto con se stessi. Due tappe saranno in Italia, a Riva del Garda e Selva Val Gardena.

Il 2026 deve ancora celebrare fino in fondo i suoi protagonisti, ma la HERO UCI Cross-Country Marathon World Cup guarda già alla prossima stagione. Il calendario 2027, convalidato dall’UCI Management Committee, prevede cinque appuntamenti distribuiti tra Italia, Andorra, Germania e Spagna.

Si partirà il 1° maggio da Riva del Garda, con l’esordio nel circuito della Bike Marathon Garda Trentino. Il 23 maggio sarà la volta di Naturland Andorra, sui Pirenei, mentre il 12 giugno la World Cup tornerà in Italia per la HERO Südtirol Dolomites di Selva Val Gardena.

Dopo la pausa di inizio estate, il 25 luglio il circuito si sposterà a Kirchzarten, in Germania, per la Black Forest ULTRA Bike Marathon. Finale il 19 settembre a Girona-Costa Brava, in Spagna, con La Tramun Sea Otter Europe.

Cinque gare per oltre 440 chilometri e 16.100 metri di dislivello complessivo.

La marathon è qualcosa di più di una gara

Ma sono davvero i numeri a raccontare che cosa sta diventando questa Coppa del Mondo?

Secondo noi di 365, solo in parte.

Uno degli aspetti più interessanti del format è infatti essere riuscito a riportare il concetto stesso di marathon dentro la sua dimensione più naturale. La gara e il confronto con gli avversari rimangono fondamentali, ma diventano parte di qualcosa di più grande.

Una marathon è esplorazione del territorio, gestione delle energie, capacità di leggere il percorso e di adattarsi a ciò che succede. È fatica, distanza e ambiente. Ed è soprattutto un confronto con se stessi e con i propri limiti.

Si gareggia contro gli altri, ma per molti — anche ad altissimo livello — la prima competizione rimane quella interiore: capire fino a dove si può arrivare, come gestire i momenti difficili e quanto si è capaci di continuare quando chilometri e dislivello cominciano a presentare il conto.

È probabilmente qui che la marathon riesce a distinguersi da altre espressioni agonistiche della mountain bike.

L’Italia della marathon

In questo scenario l’Italia continua ad avere un ruolo importante. Due delle cinque prove del calendario 2027 saranno nel nostro Paese, prima sul Garda e poi sulle Dolomiti.

Non è soltanto una questione numerica.

Il mondo marathon italiano ha dimostrato negli anni di saper esprimere interpreti di altissimo profilo e, secondo noi di 365, Claudia Peretti, vicecampionessa del mondo, rappresenta oggi uno dei testimonial più forti della disciplina.

Un’atleta capace di raccontare attraverso le prestazioni, ma anche attraverso il modo di vivere questo sport, quanto la marathon possa essere contemporaneamente agonismo e avventura, ricerca del risultato e capacità di confrontarsi con percorsi che richiedono molto più della sola velocità.

La presenza di due appuntamenti italiani nel calendario mondiale racconta anche un’altra cosa: nel nostro Paese c’è una cultura agonistica profondamente radicata e, allo stesso tempo, esiste la capacità di organizzare manifestazioni di valore internazionale.

Una gara può raccontare un territorio

In foto David Valero Serrano seguito da Wout Alleman, Lorenzo Samparisi e Diego Rosa - ph credit Freddy Planinschek
In foto David Valero Serrano seguito da Wout Alleman, Lorenzo Samparisi e Diego Rosa – ph credit Freddy Planinschek

Ed è forse questo il passaggio più interessante per chi osserva il fenomeno anche oltre le classifiche.

Una grande marathon non vive soltanto il giorno della gara. Porta centinaia o migliaia di persone a scoprire strade forestali, sentieri, montagne e vallate. Costruisce nell’immaginario una destinazione ciclistica e può lasciare qualcosa anche quando archi di partenza, transenne e cronometri sono stati smontati.

Gara, sfida e ambiente diventano così tre elementi dello stesso racconto.

Un racconto capace di incuriosire e coinvolgere anche chi non ha nessuna intenzione di mettersi un numero sulla bici.

Perché chi vede passare una marathon sul Garda, sulle Dolomiti, nei Pirenei o nella Foresta Nera può tornare qualche mese dopo semplicemente per pedalare. Magari senza cronometro, senza classifica e senza preoccuparsi minimamente della posizione finale.

Ed è proprio questo uno degli effetti più interessanti di manifestazioni di questo tipo: utilizzare l’agonismo come elemento capace di accendere l’attenzione su un territorio e poi trasformare quell’attenzione in conoscenza, frequentazione e cultura della bicicletta.

HERO UCI Cross-Country Marathon World Cup 2027

Il calendario partirà il 1° maggio con la Bike Marathon Garda Trentino a Riva del Garda, per proseguire il 23 maggio con Naturland Andorra, il 12 giugno con HERO Südtirol Dolomites a Selva Val Gardena, il 25 luglio con la Black Forest ULTRA Bike Marathon a Kirchzarten e chiudersi il 19 settembre con La Tramun Sea Otter Europe a Girona-Costa Brava.

Cinque appuntamenti e quattro nazioni. Ma soprattutto cinque modi diversi di interpretare la stessa idea.

Perché forse è proprio qui che la marathon conserva ancora una forza particolare: la gara è importante, ma non esaurisce il significato dell’esperienza.

C’è il confronto con gli altri. C’è quello con il cronometro. E poi ce n’è uno ancora più difficile da misurare: quello con se stessi.

Tutto il resto — montagne, foreste, sentieri e territori attraversati — non è semplicemente lo sfondo. È parte della gara.



Scritto da

[email protected] Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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