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Corsa e bici: il diavolo e l’acqua santa

Nella storia del ciclismo la corsa a piedi è stata spesso vista come nemica della pedalata. Un’attività con una dinamica opposta al gesto rotondo delle due ruote che si diceva rovinasse la gamba.


C’è un fondo di verità in questa convinzione; infatti, mentre, nel ciclismo si effettua un movimento a catena cinetica chiusa, in cui ci sono punti di contatto fissi e un gesto regolare e ripetitivo; nella corsa il movimento a catena cinetica aperta, con muscoli e articolazioni che si muovono nello spazio. Due modi diversi di attivare il corpo che un tempo erano considerati antitetici.

Negli ultimi anni le cose sono cambiate; a sdoganare inizialmente la possibilità di gestire allenamenti differenti sono stati i triatleti, costretti ad alternare corsa e bici, ma sempre in grado di tenere medie alte in entrambe le discipline.

Dal mio punto di vista però, la vera svolta si è avuta negli ultimi anni. Nella pratica quotidiana consiglio spesso la corsa a piedi, a volte per una questione di tempi, altre perché ritengo che, soprattutto nell’enduro, le qualità allenate da un runner possano trovare applicazione anche nelle PS. Ma il punto di svolta si è avuto  con la notizia di Cameron Wurf, dopo aver chiuso la Parigi Roubaix, ha deciso di farsi una mezza maratona di corsa per preparare un iron man.

Ora, la notizia è già di per se sensazionale; ma lo è ancora di più perché è difficile correre 21km senza avere una base di allenato importante, ancora di più se questo avviene dopo il terribile pavè francese! Analizzando così i suoi social si vede come l’atleta della Ineos alterni costantemente bici e corsa, senza per questo perdere capacità prestative sulle due ruote.

Se a questo esempio si aggiungono poi le corsette di Roglic come riscaldamento prima delle tappe del tour, allora si può dire che il tema sia definitivamente sdoganato

I latini direbbero: ” cum grano salis”

Sento già le obiezioni del tipo, si ma loro sono professionisti; i piani dei pro non possono andare bene per gli amatori ..ecc. ecc.

Vero e falso nello stesso momento.

Infatti, è vero che i piani dei pro siano impossibili per gli amatori; per tempo, capacità fisiche e staff; ma contestualmente, adattare alcune tecniche mutuate dal mondo del professionismo può essere utile anche ad ottimizzare un allenamento amatoriale. Infatti, bisogna sempre tener a mente che molto spesso i metodi di allenamento di alto livello lasciano poco spazio all’improvvisazione e sono il frutto di analisi e studi, che tengono in considerazione fisiologia, biomeccanica e tutte le possibilità che il moderno mondo dello sport può offrire. Per cui prendere alcune di queste conoscenze e adattarle a noi comuni mortali potrà solo far del bene.

I benefici della corsa

Quali benefici potrà mai dare un gesto antitetico alla pedalata come la corsa a piedi?

Studi scientifici hanno dimostrato che ciclisti professionisti, come pure nuotatori d’elite, risentano di una minore densità ossea. Si è stabilito che questo fenomeno sia dovuto all’assenza di carichi esterni tipici invece della corsa a piedi. Quindi passare molte ore in sella, senza introdurre allenamenti ad alti impatti, può essere dannoso per le ossa di un ciclista. Questa caratteristica è più marcata fra gli stradisti, ma è un elemento da tener in considerazione e che dovrebbe far rivalutare le sedute di running.

Se non sono un pro?

Se per un professionista la corsa a piedi può essere utile soprattutto per un discorso di salute delle ossa, per un amatore le motivazioni per cui inserirla possono essere ancora di più.

Infatti, soprattutto nel periodo invernale, è più difficile potere allenarsi in modo ottimale, sia per le poche ore di luce, che per il clima spesso ostile. Anche se i moderni rulli, con i programmi dedicati, sono venuti in contro alle esigenze dei ciclisti riuscendo a simulare sempre meglio un’uscita in bici, è mia opinione che realizzare un programma di allenamento solo indoor nel medio periodo possa essere alienante. Per cui pensare di alternare sedute in modalità criceto sui rulli a uscite di corsa può essere una buona soluzione per spezzare la monotonia. Inoltre, individuando le metodiche più appropriate, potrebbe permettere anche di realizzare allenamenti validi. E’ possibile ad esempio introdurre allenamenti di corsa in salita, dove la stimolazione muscolare si avvicina a quella della pedalata, si può fare un buon allenamento di forza resistenza, magari anche con tratti in soglia, utilizzando la discesa come momento di tecnica e destrezza, molto utile per chi gareggia.

Oltre agli aspetti fisiologici ci son anche altre considerazioni da fare prendendo in considerazione le sedute di corsa. La stimolazione che viene fatta all’arcata plantare può essere un valido aiuto per il rinforzo del piede e per migliorare la postura e l’attivazione generale della muscolatura. Se inoltre prendiamo discipline quali l’enduro e la DH, la reattività muscolare tipica del gesto della corsa, se ben sfruttata, può essere un valore aggiunto anche nella conduzione della MTB, nell’assorbimento delle energie presenti nelle curve in appoggio, nella gestione degli atterraggi da un salto e in generale in tutte le situazioni in cui dobbiamo vincere le forze gravitazionali.

Quante volte…

Difficile dare un numero, dipende dai piani di allenamento, dalla disponibilità di tempo e dall’attitudine del singolo atleta, ma generalmente una o due sedute settimanali possono essere un buon compromesso, cercando di mantenerne una anche durante la stagione agonisitica, magari utile per abbinare i lavori di tonificazione muscolare, di reattività e di rapidità, fondamentali sia per la guida attiva di una bici che per rendere l’attivazione muscolare più efficace anche per il gesto della pedalata.

Strada, off road o pista?

Siamo biker e quindi la risposta potrebbe sembrare scontata. Infatti l’allenamento su fondo sconnesso ha diversi vantaggi. In primis terra e prati sono più morbidi e quindi gli impatti diventano meno traumatici. Su questi fondi è meno importante possedere una tecnica di corsa perfetta, inoltre la presenza di sassi e radici ci aiuta a mantenere anche le qualità di destrezza fondamentali nel nostro sport.

La pista potrebbe essere una valida alternativa, il fondo assorbe meglio gli impatti, riducendo i traumatismi articolari, ci si allena in ambiente protetto e spesso è possibile farlo anche nelle ore serali. E’ certamente un po’ più noiosa, ma spesso permette di avere un maggiore socializzazione, fatto che non guasta mai. Personalmente invece eviterei il più possibile la strada per i motivi che si possono estrapolare da quanto scritto per la alter due tipologie.

Conclusioni

La parola d’ordine sta diventando multidisciplinarietà. Atleti versatili, capaci di passare dalla campagne del ciclocross al lungo mare della San Remo o alle radici di un circuito di Xc. Questa caratteristica, portata al suo limite, nel mondo del professionismo, può essere senza dubbio utile anche fra gli amatori e gli appassionati di sport in genere; per diversificare gli stimoli, mantenere alto il desideri di fare attività fisica e migliorare la salute generale. Naturalmente affrontando il tema con raziocinio e programmazione.



Scritto da

[email protected] Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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