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Un salto non è un mucchio di terra: Edo Perugino ci mostra come nascono davvero

Come si costruisce un salto da mountain bike e cosa rende un jump sicuro, fluido e divertente? Edo Perugino, nuovo collaboratore di 365 Mountainbike, ci porta sul campo per scoprire il lavoro dietro alla costruzione di un salto MTB: dalla velocità di ingresso alla progettazione di take-off e landing, fino alle prove e alle correzioni necessarie per ottenere una traiettoria naturale. Un viaggio nel trail building per capire cosa c’è davvero dietro una jump line.


Lo guardiamo, prendiamo velocità, stacchiamo e — se tutto va come deve andare — atterriamo dall’altra parte.

Sembra semplice. Ma dietro un salto che “funziona” c’è molto più lavoro di quanto immaginiamo.

A portarci questa volta dietro le quinte è Edo Perugino, nuovo collaboratore di 365 Mountainbike, che sta realizzando una serie di contenuti per raccontare la MTB partendo dal terreno, dalla tecnica e da tutti quei dettagli che spesso utilizziamo mentre pedaliamo senza sapere davvero cosa ci sia dietro.

Per realizzare questo primo approfondimento, Edo Perugino è andato direttamente a Mottolino, entrando dietro le quinte del lavoro che permette a una jump line di funzionare come dovrebbe.

Qui ha incontrato uno degli shaper della località, con il quale ha realizzato una lunga intervista per capire cosa significhi davvero progettare, costruire e mettere a punto un salto da mountain bike.

Non soltanto terra e pale, quindi, ma velocità, geometrie, traiettorie, esperienza e continue verifiche sul campo. Partendo dal racconto di chi questi elementi li costruisce e li modifica ogni giorno, Edo ci porta a osservare un salto da una prospettiva diversa: non più soltanto da rider, ma da chi deve immaginare la traiettoria ancora prima che una bici stacchi le ruote da terra.

Tutto comincia prima del salto

Un jump non può essere pensato come un elemento isolato. Prima ancora di costruire il take-off bisogna capire come il rider arriverà in quel punto: quanta velocità avrà, quale sarà la traiettoria e cosa troverà prima e dopo.

La velocità diventa quindi uno degli elementi che determinano le proporzioni del salto e il suo inserimento all’interno della linea.

Kiker e landing: due parti dello stesso salto

Quando guardiamo un jump vediamo soprattutto due elementi: il Kiker, la rampa dalla quale si stacca, e il landing, la zona nella quale torniamo a terra.

Ma costruirli non significa semplicemente creare due montagne di terra.

Altezza, lunghezza, inclinazione e curvatura influenzano il modo in cui la bici viene proiettata in aria. Il landing deve essere coerente con quella traiettoria e permettere al rider di ritrovare il terreno in maniera naturale.

La forma cambia il salto

Non tutti i take-off si comportano allo stesso modo.

Cambiare inclinazione, altezza o progressività significa modificare la risposta del salto sotto le ruote. Ed è proprio qui che esperienza sul terreno ed esperienza in sella iniziano a incontrarsi.

Per costruire bene bisogna riuscire a immaginare cosa farà la bici su quelle geometrie quando verranno percorse alla velocità reale.

Costruire, provare, correggere

Poi arriva la parte che nessun progetto può sostituire completamente: provarlo.

Come arriva la bici sul take-off? Dove porta la traiettoria? Il landing viene raggiunto naturalmente? La velocità della linea è quella prevista?

Il riding diventa parte dello stesso processo di costruzione: si prova, si osserva e, quando necessario, si corregge.

Il lavoro che non vediamo quando guidiamo

Ed è forse questo l’aspetto più interessante del racconto di Edo.

Quando una linea è costruita bene, gran parte del lavoro che c’è dietro scompare sotto le nostre ruote.

Entriamo nel salto, lasciamo correre la bici, troviamo il take-off nel punto giusto e il landing sembra arrivare esattamente dove dovrebbe.

Ma dietro quei pochi secondi ci sono terra movimentata, geometrie, esperienza, prove e continue correzioni.

La prossima volta che entrerete in una jump line, probabilmente la guarderete in modo diverso.

Perché un bel salto non è un mucchio di terra: è una traiettoria disegnata sul terreno per continuare in aria.




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