Questa volta vi descriverò una metodica di allenamento particolare, il Fartlek; la traduzione del nome significa gioco di velocità; vediamo di cosa si tratta.
Il Fartlek è una metodica di allenamento introdotta nel 1930 dall’allenatore svedese Gosta Holmer. In pratica è uno strumento che mischia lavori differenti inseriti spesso in modo casuale.
Proprio per il suo carattere ludico, viene spesso utilizzato come allenamento preparatorio nei giochi di squadra. A differenza delle ripetute o del classico Interval training, strumenti che hanno uno schema molto rigido, in questa metodica la possibilità di improvvisare rende l’allenamento meno pensante.
La possibilità di inserire strumenti differenti all’interno dello stesso blocco fa del Fartlek uno strumento molto versatile. Infatti, nelle discipline di endurance è molto utile nei periodi di mantenimento dopo le settimane di carico; oppure come richiamo di elementi di velocità e resistenza lattacida nei periodi in cui vi sono molte gare consecutive; o ancora nelle fasi preparatorie, quando si vuole iniziare ad elevare la componente qualitativa degli allenamenti.

I benefici del Fartlek
Fra i punti a favore del Fartlek vi è senza dubbio la modulabilità del mezzo. È possibile inserire diversi ingredienti a seconda della disciplina e delle esigenze dell’atleta, per cui con un endurista si possono prevedere brevi scatti e tratti di discesa alla massima intensità, per chi pratica cross country è possibile prevedere progressioni fuori soglia, tratti alla massima rapidità di pedalata, passaggi da tratti a pedalata dura ad altri con scatti brucianti, il tutto per simulare anche le fasi di una competizioni.

I contro
Fra gli aspetti a sfavore bisogna inserire il fatto che spesso è lo stesso atleta a ‘cucinare’ gli ingredienti dell’allenamento, fatto che in caso di persone con poca motivazione o esperie potrebbe ridurre i benefici dello stesso
Come approcciarsi
Come detto il vantaggio del Fartlek è quello di permettere l’improvvisazione e la varietà di stimoli. Quindi è difficile descrivere dei piani prestabiliti.
Personalmente con gli atleti meno esperiti imposto dei tempi rigidi a seconda degli obiettivi che mi sono prefissato per un determinato allenamento. In questo modo il rider ha uno schema preciso a cui appoggiarsi; così facendo si perde l’elemento libertà, ma è una passaggio transitorio che si può modificare con l’acquisizione degli strumenti necessari a comprenderne in funzionamento.
Con rider più maturi è possibile invece consigliare un tratto di strada con pendenze differenti, dando la possibilità all’atleta di scegliere il rapporto con cui affrontarlo. Questo dovrà essere fisso per tutta la durata; in questo modo ci saranno tratti in cui sarà necessario esprimere la massima intensità, altri n cui si pedalare quasi a vuoto e così via.
