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ENDURO2: competizione, avventura e un’idea diversa di Enduro

L’Enduro 2 è un format che merita attenzione. Gare di più giorni, territori da esplorare, prove speciali lunghe e diverse tra loro e, soprattutto, una particolarità: si corre in coppia.


Un modo differente di interpretare l’enduro che, alla luce dei cambiamenti che stanno interessando la Coppa del Mondo, potrebbe offrire qualche spunto interessante sul futuro della disciplina. A raccontarcelo è Mirco Montagni, nuovo interprete del collettivo 365mountainbike.

Nel mondo dell’enduro si parla molto di format, durata delle gare e direzione che dovrebbe prendere la disciplina. Le novità riguardanti la Coppa del Mondo, di cui abbiamo già parlato sul network 365, hanno inevitabilmente riaperto la discussione.

Ed è proprio in questo momento che vale la pena guardarsi intorno.

Non necessariamente per cercare un’alternativa all’enduro racing tradizionale, ma per osservare esperienze che ne recuperano alcuni elementi originari: stare molte ore in bici, adattarsi a terreni differenti, scoprire un territorio e condividere l’esperienza con altri rider.

Tra queste c’è sicuramente l’Enduro 2.

Due rider, una gara

La caratteristica che distingue immediatamente il format è semplice: si corre in coppia.

Ma ridurre tutto alla presenza di due rider sarebbe limitante, perché essere in due modifica profondamente il modo di affrontare la gara.

Il compagno non è semplicemente qualcuno che parte insieme a te. Diventa parte della strategia.

Se uno è più forte sul pedalato può prendere l’iniziativa nei tratti fisici; se l’altro interpreta meglio il naturale può stare davanti quando il terreno diventa più tecnico. Sui tratti bike park le gerarchie possono cambiare ancora.

Quando la coppia è equilibrata, il risultato nasce proprio dall’alternanza.

Cambia anche il rapporto con il mezzo. Una bici perfettamente funzionante non serve soltanto al singolo rider: un problema meccanico può condizionare la giornata di entrambi. In qualche modo si comincia quindi a ragionare realmente come una squadra.

Ed è probabilmente uno degli aspetti più interessanti dell’Enduro 2.

Meno pressione, più possibilità di recuperare

Le giornate sono lunghe e questo cambia anche l’approccio mentale.

Un errore non significa necessariamente aver compromesso la gara. C’è tempo per recuperare, per cambiare ritmo e per affrontare diversamente la prova successiva.

La pressione del cronometro rimane — soprattutto quando si vuole fare risultato — ma viene diluita all’interno di un’esperienza molto più ampia.

Ed è qui che il format riesce a mettere insieme due mondi che nell’enduro moderno non sempre convivono facilmente: competizione e avventura.

Correre significa scoprire un territorio

Uno degli aspetti che Mirco sottolinea maggiormente è la capacità di queste gare di portare il rider a conoscere realmente il luogo che le ospita.

Non si arriva semplicemente in una località, si provano alcune speciali e si torna a casa.

L’idea è quella di attraversare un intero comprensorio.

È successo in Paganella, muovendosi tra Andalo e Molveno, così come nelle altre tappe affrontate da Mirco. Ogni giornata porta su sentieri e versanti differenti, alternando terreni naturali a qualche tratto più tipicamente bike park.

La componente naturale rimane predominante, ma l’equilibrio è importante. Una gara di più giorni composta esclusivamente da sentieri naturali lunghi e molto impegnativi rischierebbe di diventare proibitiva per buona parte dei partecipanti.

E questo ci porta a un altro elemento fondamentale: l’Enduro 2 non sembra pensato esclusivamente per il professionista.

Dal rider normale agli atleti di Coppa del Mondo

Il bello è proprio la convivenza di livelli ed esperienze differenti.

Ci sono coppie di amici, coppie miste, padri e figli e rider che interpretano la gara soprattutto come un’avventura da vivere insieme.

Ma questo non significa che manchi il livello.

Secondo l’esperienza raccolta da Mirco nelle gare disputate negli ultimi due anni, alle varie tappe si incontrano regolarmente anche coppie composte da rider che frequentano le posizioni alte della Coppa del Mondo. È un segnale interessante: il format sta attirando non soltanto appassionati alla ricerca di un’esperienza diversa, ma anche atleti professionisti.

Ed è forse proprio questa contaminazione uno dei suoi punti di forza.

Libertà, ma con rispetto

Le fettucce sono poche e il principio è quello della responsabilità del rider. Bisogna interpretare il sentiero e rimanere all’interno della sua traccia, senza cercare scorciatoie o tagli che permettano di guadagnare artificialmente tempo.

Il controllo, in un certo senso, è anche collettivo: gli altri concorrenti fanno parte dello stesso sistema e comportamenti scorretti possono portare alla squalifica.

È un’impostazione che restituisce al rider autonomia, ma gli chiede allo stesso tempo rispetto per il percorso e per gli altri partecipanti.

Una gara che continua dopo il traguardo

Poi c’è tutto ciò che succede quando si smette di guardare il cronometro.

Ristori, serate insieme, incontri con rider provenienti da altre parti del mondo, racconti di altre gare e altri territori.

La dimensione sociale sembra essere una componente strutturale dell’esperienza, non un semplice contorno. Anche andando all’evento con l’obiettivo di ottenere un risultato, rimane forte il piacere del confronto con altri rider, altre realtà e persino altre riviste e media presenti.

Ed è forse qui che l’Enduro 2 riesce a ricordarci qualcosa che, nell’inevitabile professionalizzazione della disciplina, rischiamo qualche volta di mettere in secondo piano.

L’enduro nasce anche dal piacere di partire senza sapere esattamente cosa troveremo dietro la curva successiva.

Un format da osservare con attenzione

Non stiamo dicendo che l’Enduro 2 rappresenti automaticamente il futuro dell’enduro.

Ma crediamo sia un format che merita di essere osservato, provato e preso seriamente in considerazione, soprattutto nel momento in cui il mondo racing internazionale sta riflettendo sulla propria identità.

Qui troviamo gare lunghe ma accessibili a livelli differenti, competizione senza eliminare la componente di avventura, territori realmente esplorati e non semplicemente utilizzati come contenitori per alcune prove speciali.

E soprattutto troviamo la coppia.

Un elemento apparentemente semplice che cambia parecchio: obbliga a condividere decisioni, fatica, problemi e risultato.

Forse è proprio questo il punto più interessante.

In un momento in cui l’enduro cerca la propria strada, potrebbe valere la pena guardare anche a quei format che riportano al centro non soltanto quanto forte andiamo, ma dove stiamo andando, con chi e cosa troviamo lungo il percorso.



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