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Test Freni BRAKING First: 3 mesi di utilizzo intenso

Test reale dei freni Braking EVO dopo 3 mesi: potenza da riferimento, buona modulazione, pro/contro, manutenzione e a chi sono consigliati (e-bike vs muscolari).

Alt text: Manopola freno e manubrio della mountain bike con dettagli tecnici.
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Provare un freno per qualche uscita non basta. Per capire davvero l’indole di un impianto serve tempo, continuità e soprattutto utilizzo intenso.
Per questo ho montato i Braking FIRST e li ho usati per oltre tre mesi, senza risparmiarli: discese lunghe, staccate vere, trail dove la frenata fa la differenza tra controllo e sopravvivenza.

L’obiettivo era semplice: capire se dietro a questo impianto, esteticamente molto curato e dichiaratamente orientato alle prestazioni, ci fosse davvero sostanza.


Le prime settimane: potenza subito evidente (e qualche assestamento iniziale)

Nei primi giorni di utilizzo ho riscontrato alcuni problemi iniziali. Nulla di drammatico, ma è giusto segnalarlo perché fa parte dell’esperienza reale: grazie all’assistenza Braking la situazione si è risolta rapidamente e da lì in poi il comportamento dell’impianto è stato costante.

Superata questa fase, il carattere dei Braking First è emerso in modo chiarissimo.

Il verdetto, se devo dirlo in modo diretto, è questo: è il freno più potente che abbia mai provato.

Già con le pastiglie di serie color oro, che non sono nemmeno le più performanti della gamma, la spinta è davvero importante. La prima sensazione è quasi spiazzante: serve un periodo di adattamento per imparare a gestire una potenza così elevata e trovare la giusta progressività.

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Anteriore impressionante e vantaggio reale sulle discese lunghe

La cosa che colpisce di più è l’anteriore.
Con pochissima forza dell’indice si sprigiona una frenata notevole, quasi eccessiva se non sei pronto a gestirla.

Questo però diventa un enorme vantaggio nelle staccate e soprattutto nelle discese lunghe, dove il fatto di dover applicare meno forza alla leva si traduce in meno affaticamento e più lucidità quando il trail continua a chiedere precisione.

Non è solo una questione di potenza pura: è una potenza che, una volta capita, può essere sfruttata in modo molto efficace.


Modulazione e sensibilità: non un freno “facile”, ma molto gratificante

La frenata è progressiva e ben modulabile, ma va detto chiaramente: richiede sensibilità.
Non è un freno che perdona una mano pesante o distratta, soprattutto all’inizio.

Detto questo, quando trovi il tuo equilibrio, la sensazione è davvero appagante. La risposta è immediata, la modulazione è precisa e la gestione dello sforzo ripaga con un controllo elevato. È uno di quei freni che non ti semplifica la vita, ma che ti permette di alzare il livello, se hai la tecnica per farlo.


Assetto della bici e gestione della frenata: qui non perdona

Durante il test mi sono reso conto di un aspetto fondamentale: con un setting sbagliato della bici, questo freno diventa difficile da gestire.

In particolare, con il mono ammortizzatore leggermente più morbido del solito e conseguentemente un anteriore più scarico, la gestione della frenata diventava complicata. La potenza dei Braking First tendeva a mettere in crisi l’equilibrio della bici, rendendo meno naturale il controllo soprattutto nelle staccate più decise.

Al contrario, lavorando sul setup, con un anteriore più carico e un assetto più sostenuto, il freno cambiava completamente carattere: la potenza rimaneva la stessa, ma diventava finalmente sfruttabile, precisa e coerente con la dinamica della bici.

Questo conferma una cosa molto chiara: non è un freno che si adatta a tutto e a tutti, ma un impianto pensato per chi cerca la performance e sa esattamente cosa vuole dal freno e dalla propria bici. Se hai un buon feeling con il setup, questo freno diventa un alleato incredibile. Se l’assetto non è a posto, invece, tende a mettere in evidenza ogni errore.


Su che bici ha più senso?

Dopo tre mesi di utilizzo, mi sono fatto un’idea abbastanza chiara: questo è un freno che vedo più naturale su e-bike e bici da DH, piuttosto che sulla mia Commencal Meta V5 muscolare.

Il motivo è semplice: una bici più pesante ha bisogno di un freno molto potente. Su una enduro muscolare da circa 15 kg, invece, questa potenza può risultare quasi sovradimensionata, a meno che tu non stia cercando volutamente un impianto molto “race”.

Non significa che non funzioni su una bici muscolare, ma che probabilmente non è la scelta più equilibrata per tutti. In questo senso, all’interno della gamma Braking esistono soluzioni più “umane” per un utilizzo enduro classico, come gli impianti che ho testato la scorsa estate Leggi il test

Avventuriero su mountain bike in salita su sentiero di montagna al sole.

Manutenzione: il prezzo da pagare per le massime prestazioni

C’è però un aspetto da considerare con attenzione: la manutenzione.

Probabilmente proprio a causa dell’elevatissima potenza in gioco, può capitare che si formino piccole bollicine all’interno dell’impianto, rendendo necessario effettuare spurghi con maggiore frequenza rispetto a freni più semplici e meno estremi.

Qui il discorso è molto chiaro: i prodotti super performanti richiedono attenzioni maggiori.
Una Ferrari non può avere la stessa manutenzione di un’utilitaria, e lo stesso vale per questi freni.

Se cerchi un impianto da montare e dimenticare, probabilmente non è questa la direzione giusta. Se invece vuoi il massimo delle prestazioni e accetti qualche intervento in più, il compromesso ha senso.


Dettagli e costruzione: mentalità racing

La lavorazione CNC e la cura dei dettagli raccontano molto della filosofia con cui questo freno è stato progettato.
Ogni soluzione va nella direzione della sicurezza e dell’affidabilità in gara.

Un esempio sono le controbrugole che bloccano viti di serraggio e regolazioni: per accedere a ogni regolazione è necessario prima allentare una piccola brugola, poi intervenire e infine richiudere tutto. Non è il sistema più rapido, ma è evidente l’obiettivo: una volta regolato, non deve muoversi più nulla.

È un approccio tipicamente racing, dove nulla viene lasciato al caso.

Disc brake e forcella di una mountain bike, vista da vicino, su fondo sterrato.
il dettaglio della controbrugola di serraggio

Conclusioni

I Braking First sono freni da altissime prestazioni, con una potenza che rappresenta un vero riferimento.
Danno il meglio su e-bike, bici pesanti e utilizzi gravity, mentre su una enduro muscolare possono risultare eccessivi se non sei un rider tecnicamente evoluto o se non cerchi volutamente un impianto molto spinto.

Sono freni pensati per chi vuole spingere al massimo, è disposto a mettere in conto qualche attenzione in più e apprezza la qualità costruttiva e la cura dei dettagli.

Ultima considerazione personale: la lavorazione CNC e il livello di finitura sono elementi premium che, da soli, raccontano perché questo freno si colloca in alto. Non è un prodotto per tutti, ma per chi è il target giusto, può diventare un riferimento.



Scritto da

[email protected] Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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