Connect with us

CONTATTACI (redazione)

365mountainbike

Approfondimenti

La crisi dell’agonismo è più pericolosa di quella della bike industry?

La crisi della bike industry non è l’unico problema del settore. Prezzi elevati, calo degli eventi e ridimensionamento dell’agonismo mettono a rischio la community e il futuro della MTB.


Da settimane il settore bike è attraversato da un dibattito sempre più acceso sulla crisi dell’industria. Da qualche giorno, però, si parla anche di un’altra crisi, forse meno evidente ma potenzialmente ancora più pericolosa: quella del mondo agonistico, in particolare delle granfondo e, più in generale, del sistema competitivo.

Squadre che chiudono, atleti senza contratto, eventi che riducono numeri o spariscono dal calendario. Il quadro è complesso e preoccupante, e riguarda da vicino tutto il nostro ecosistema.

Guardando al medio periodo, emergono due fattori critici, tra loro profondamente legati.
Il primo è quello dei prezzi fuori controllo, che stanno allontanando gli appassionati. Il secondo è il ridimensionamento progressivo del settore agonistico, sia amatoriale sia professionistico.

Prezzi e ricambio generazionale: un muro per i giovani

L’aumento dei costi ha un impatto devastante soprattutto sulle nuove generazioni.
Un quarantenne che è sempre andato in bici, in qualche modo continuerà a farlo: ridurrà gli acquisti, allungherà i cicli di utilizzo, ma resterà dentro il sistema.
Un ragazzo di vent’anni che si sta affacciando ora al mondo della mountain bike, invece, si trova davanti un muro fatto di migliaia di euro necessari anche solo per iniziare.

Il risultato è semplice: anche se avesse voglia di fare fatica, di allenarsi, di crescere come biker, probabilmente sceglierà altro.

Il rischio reale è quello di trovarci tra dieci anni senza una vera base di appassionati, quella che tiene in vita il settore: chi pedala, segue i media, partecipa agli eventi, cambia componenti, acquista abbigliamento e alimenta l’intero sistema.

Corridore su mountain bike in gara, allenamento o evento, con pubblico e sponsor sullo sfondo.

Il vero allarme: il ridimensionamento dell’agonismo “top”

Se nel mondo amatoriale le cause della crisi sono abbastanza evidenti — invecchiamento della base, costi elevati, trasferte impegnative, meno giovani — il vero campanello d’allarme è la contrazione del settore agonistico di vertice.

Qui entra in gioco una domanda tanto semplice quanto scomoda:
se oggi il rapporto di vendita tra e-bike e muscolare è circa 9 a 1 a favore dell’assistito, perché un’azienda dovrebbe continuare a investire su un settore che non traina il mercato?

Il problema nasce nel momento in cui l’e-bike non riesce a costruire una propria identità agonistica forte e riconoscibile. Senza una dimensione “race” chiara, l’assistito resta un prodotto commerciale, ma perde valore come generatore di cultura, aspirazione e appartenenza.

Perché la base race è fondamentale

Ogni sport — anche quelli più anticonformisti come skate, freeride o surf — ha eventi, competizioni, atleti di riferimento. È lì che nasce la community.

La community è lo zoccolo duro:

  • vive di passione
  • si informa
  • segue gli eventi
  • si identifica negli atleti
  • fa da catalizzatore per nuovi praticanti

Senza una comunità strutturata, qualsiasi movimento è destinato a spegnersi lentamente.

Ed è per questo che la vera preoccupazione, oggi, è il calo di eventi e di interesse verso il settore MTB agonistico. Potrebbe essere il segnale di qualcosa di già visto in passato. Qualcuno si ricorda la BMX?

Misano come campanello d’allarme

Questa sensazione l’ho avuta chiaramente a Misano.
Girando tra gli stand, osservando componenti super tecnologici, caschi iper traspiranti, selle termoformate, mi sono fatto una domanda semplice: a chi serviranno questi prodotti se il mercato vende quasi solo e-bike?

Sull’assistito non servono l’ultraleggerezza estrema o la tecnologia esasperata. Basta guardare come pedala la maggior parte degli e-biker.
Ma soprattutto: se non si costruisce una comunità che aspetta la Coppa del Mondo, che guarda la bici del pro per cercare di replicarla, che discute, commenta e sogna… a chi verranno venduti questi prodotti?

Forse la crisi dell’agonismo non è un effetto collaterale della crisi dell’industria.
Forse è la sua causa più pericolosa.



Scritto da

[email protected] Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

ARTICOLI CORRELATI

uci 2026 mtb team uci 2026 mtb team

Le squadre della WHOOP UCI Mountain Bike World Series 2026

Mondo Gare

samara maxwell world cup 2026 mtb samara maxwell world cup 2026 mtb

Samara Maxwell annuncia un anno sabbatico dalla WHOOP UCI Mountain Bike World Series 2026

Mondo Gare

morillon pubblico world cup morillon pubblico world cup

Morillon e Les Gets ospiteranno le tappe dell’Alta Savoia della UCI MTB World Series 2026

Mondo Gare

Advertisement

PRIVACY POLICY - NORMATIVA DEONTOLOGICA - NORMATIVA FACT CHECKING - CORREZIONI - COOKIE POLICY
365mountainbike è una testata giornalistica registrata al tribunale civile e penale di Verona in data 10/01/2012
Tutti i diritti riservati. Gli articoli contenuti nel sito non possono essere copiati o riprodotti con altri mezzi senza una licenza concessa dell'autore. La riproduzione pubblica di un contenuto del sito, in tutto o in parte, con qualsiasi mezzo, senza l'espressa autorizzazione scritta dall'autore, è vietata.

Connect