In un post di alcune ore fa Marcello Pesenti comunica che non prenderà parte al Campionato Italiano di Enduro che si svolgerà la prossima settimana a causa di una doppia frattura metacarpale. Ma la vera notizia è lo sfogo che è seguitA a questa comunicazione. Una riflessione amara, ma purtroppo reale, che dipinge un modo di interpretare l’enduro ‘all’italiana’ lontano da quello che accade nel resto del mondo.
IL POST DI MARCELLO PESENTI
Ecco cosa scrive Marcello:
⚠️BREAKING NUUUS⚠️ anche quest’anno niente campionato italiano di enduro per me, mi sono rotto quarto e quinto metacarpo e anche il cazz*, però va beh le ossa si sistemano, invece l’enduro all’italiana (è giusto chiamarlo cosi perché facciamo una disciplina) non si sistemerà mai (le prove del percorso del campionato italiano sono cominciate gia da un po’, quando invece dovrebbero essere solo il giorno prima della gara) fare le gare cosi non è più enduro, l’enduro è improvvisazione e fiducia delle proprie abilità e della bici, conoscendo invece a memoria il percorso o comunque provandolo più di una volta cambia tutto radicalmente, saprai la reazione della bici ad ogni curva, gobba, radice o sasso e quindi improvvisazione e fiducia non servono più.
Da un lato mi dispiace non partecipare perché stavo ritrovando sensazioni che da almeno 2 anni non sentivo, ma dall’altra sono contento di non partecipare ad una disciplina che facciamo solo in Italia.
Finché non ci allineiremo al resto del mondo non credo di partecipare ad altre gare di enduro in Italia.
A dispetto del regolamento, il Cello denuncia il fatto che molti rider stiano già provando i tracciati di gara, situazione in parte confermata dal fatto che parrebbe che alcuni team abbiamo chiesto all’organizzazione di conoscere in anteprima le PS.
Una pratica che danneggia il nostro enduro
Un modo di distorcere quella che dovrebbe essere la disciplina dell’improvvisazione, che in questo modo diventa altro. Ma questo voler eludere le regole pone anche una riflessione più ampia. Perchè così facendo il nostro circuito si autoesclude da quello che è il sistema enduro internazionale; perchè per chi vuole davvero emergere sono le gare internazionali quelle a cui si deve puntare e per farlo è necessario lavorare e correre con le regole internazionali.

È un tema antico quanto questa disciplina, ma che evidentemente in Italia non siamo ancora riusciti a risolvere, denotando ancora una scarsa maturità agonistica e una scarsa professionalità da parte di alcuni rider.
I costi lievitano
La MTB è una disciplina che per essere affrontata in modo professionale a livello agonistico necessita di un considerevole budget. Il mezzo, i materiali di consumo, le trasferte per le gare, i viaggi per trovare i terreni migliori per allenarsi: sono tutti elementi che hanno un costo. Se a questi aggiungiamo anche ulteriori trasferte per ‘provare i tracciati’, allora competere a livello italiano diventa difficile.
La cosa paradossale è che, il tutto, lo si fa quasi solo per la gloria; perché poi, come accennato sopra, il vero professionismo è all’EWS, ma se si arriva a quella gare con l’attitudine sbagliata o non si partecipa affatto per investire nelle competizioni locali, si corre il rischio di restare marginali.

Quale soluzione?
La risposta sembrerebbe facile, ma evidentemente non lo è. In questo caso ci auguriamo che la federazione prende i giusti provvedimenti e che gli organizzatori si attivino a risolvere questo problema. Nel medio periodo, però, è l’atteggiamento e le priorità degli atleti che deve cambiare. Chi ha capacità e voglia di emergere prenda atto di questa situazione e cerchi di focalizzare il proprio impegno sulle competizioni che davvero contano, quindi EWS ed EWS Qualifier, incominciando a viaggiare andando a correre quelle gare che possono fare curriculum e che danno la visibilità necessaria per provare a crescere.
Il sistema Italia dovrebbe essere riformato, così come i tracciati nazionali dovrebbero allinearsi agli standard internazionali come scritto QUI; ma intanto il consiglio da dare ai giovani, e a quei team che credono in uno sviluppo maturo di questa disciplina, è di guardarsi attorno, non scendere a compromessi e proseguire per la via maestra di questa disciplina, perché solo così i risultati veri potranno arrivare.
C’è bisogno di un cambiamento nel mondo Enduro MTB?
