C’è una frase che amo citare quando si parla di riding sotto la pioggia: “Non esiste il brutto tempo, ma solo abiti sbagliati.”
Sembra solo un modo di dire, ma racchiude una grande verità. Oggi, grazie ai moderni capi tecnici, non ci sono più scuse per non uscire in bici, nemmeno a gennaio sotto un diluvio.

Devo ammetterlo, ho sempre apprezzato le uscite umide, anche quando l’unica protezione possibile era un semplice K-way. Ricordo i piedi che galleggiavano nelle scarpe e il freddo che penetrava fino alle ossa. A fine giro era difficile capire se avessi fatto mountain bike o qualche vasca in piscina!
L’altra sera, durante una classica chiacchierata da pizzeria, un amico parlava dell’entusiasmo che provava sua figlia nell’allenarsi a calcio sotto la pioggia e quanto sperasse di fare un allenamento con la neve. Chi non è abituato a fare sport all’aria aperta vede queste cose come follie, ma in realtà non sa cosa si perde.

Pedalare sotto la pioggia è quasi un’esperienza mistica: il tempo sembra sospeso, il bosco diventa ovattato, il rumore delle gocce copre ogni altro suono. Mi piace immaginare che anche gli animali abbiano trovato riparo e che la natura stessa stia trattenendo il respiro in attesa che smetta.

Le pozzanghere, il fango, la sensazione di totale libertà: tutto si trasforma in un gioco tra me e la natura. Siamo abituati a vedere la pioggia come un ostacolo, un fastidio che complica la nostra routine. Ma in sella alla bici, dopo i primi istanti di incertezza, ci si rende conto che la pioggia non è un limite, ma parte dell’avventura.

