C’è un segnale che sta passando sotto traccia, ma che chi vive davvero questo mondo inizia a sentire forte.
I circuiti minori fanno più fatica.
Le gare locali perdono partecipazione e attenzione.
Le MTB muscolari rallentano nelle vendite.
Nel frattempo, le strategie di mercato spingono sempre di più sull’e-bike.
Fin qui, tutto logico.
Ma c’è un problema:
questa crescita non sta generando una vera community.
Non sta creando nuovi miti.
Non sta alimentando quel senso di appartenenza che ha sempre tenuto in piedi il mondo off-road.
E allora la domanda diventa inevitabile:
👉 stiamo davvero facendo crescere l’off-road…
oppure stiamo solo spostando il mercato, svuotando quello che lo rendeva unico?
Senza gara non esiste immaginario
La MTB non è mai stata solo un prodotto.
È sempre stata un sistema culturale basato su un equilibrio preciso:
- le gare creano il sogno
- i rider diventano modelli
- il pubblico si riconosce
Non tutti fanno gare.
Ma tutti, in qualche modo, si sono sempre identificati con quel mondo.
È lo stesso meccanismo che negli anni ’80 e ’90 ha reso iconico il rally con Lancia.
Quasi nessuno ha mai guidato un Lancia Delta Integrale al limite.
Ma quel simbolo ha fatto vendere anche le auto più semplici.
Perché rappresentava qualcosa.
Lo stesso nella MotoGP con Valentino Rossi: quel “46” sugli scooter non era tecnica, era appartenenza.

Cosa sta succedendo oggi
Oggi questo equilibrio si sta incrinando.
Non perché le e-bike siano sbagliate.
Ma perché stanno diventando centrali senza essere collegate a un immaginario altrettanto forte.
Le e-bike:
- vendono
- ampliano il pubblico
- rendono accessibile l’off-road
Ma, da sole, non stanno creando:
- miti
- status
- aspirazione
E senza questi elementi, la community si indebolisce.
Il punto critico: strategie senza identità
Il mercato oggi premia l’e-bike.
È una scelta logica.
Ma nel farlo, spesso:
- si riduce l’investimento nei circuiti minori
- si perde attenzione sulle gare
- si separa sempre di più il racconto
E così succede qualcosa di pericoloso:
👉 il prodotto che vende si scollega dal sistema che crea valore
Perché serve tornare a un’unica narrazione
Non è nostalgia.
È struttura.
Solo la dimensione race è in grado di:
- creare desiderio
- generare modelli
- costruire appartenenza
Se questo viene meno, nel tempo si indebolisce tutto il movimento.
E qui arriva il punto chiave:
👉 non bisogna scegliere tra muscolare ed elettrico
👉 bisogna rimetterli nello stesso racconto
Un unico cappello: la MTB
Serve tornare a una visione chiara:
👉 una sola identità
👉 più modi di viverla
Dove:
💪 La muscolare è il riferimento
- è la bici della gara
- è il simbolo
- è l’oggetto aspirazionale
⚡ L’e-bike è l’estensione
- è accessibile
- è inclusiva
- è quotidiana
Ma entrambe fanno parte dello stesso mondo.
Il ruolo centrale degli eventi
Gli eventi devono tornare a essere il cuore.
Non solo per chi compete, ma per tutto il sistema.
Perché è lì che nascono:
- l’emulazione
- il sogno
- il desiderio
Un rider guarda una gara, vede un atleta come Loic Bruni vincere.
Quella bici diventa:
- un riferimento
- un simbolo
- un obiettivo
Poi magari entra in negozio e sceglie un’e-bike.
Ma non perché è “un’altra cosa”.
Perché è la sua versione di quel mondo.
Cambiare la narrazione per salvare il sistema
Questo significa anche ripensare la comunicazione.
Alcuni segnali stanno già arrivando: Commencal, ad esempio, sta iniziando a usare lo stesso nome per modelli muscolari ed elettrici.
La scelta diventa del rider.
Ma l’identità resta unica.
Vedi l’atleta correre con la V5 muscolare.
E poi puoi scegliere la versione più adatta a te: muscolare o elettrica.
Questo è il punto:
- meno separazione
- più continuità
- più connessione con il race
La gara deve tornare a vendere anche l’e-bike.
Non essere qualcosa di parallelo.
Due ruoli, una sola identità
💪 Muscolare = status, tecnica, aspirazione
⚡ E-bike = accesso, esperienza, condivisione
Due ruoli diversi.
Una sola cultura.
La vera domanda
Non è se le e-bike siano giuste o sbagliate.
La domanda è:
👉 vogliamo un mercato che funziona oggi
oppure
👉 un movimento che esista anche domani?
Perché senza sogni, senza modelli, senza appartenenza…
la MTB rischia di diventare solo una bici.
Non più un mondo.