Nell’intervista di qualche giorno fa Enrico Guala ha lanciato un sasso nello stagno. Una riflessione che, nel mondo delle e-bike, suona come un avvertimento: l’aumento incontrollato della potenza rischia di minare le fondamenta stesse del mondo assistito.
Quando ho ascoltato queste parole, la doanada che mi sono posto è stata la seguente:
ma è davvero un danno?
Per rispondere, bisogna fare un passo indietro.
Le e-bike hanno cambiato tutto (forse troppo)
Negli ultimi anni le bici a pedalata assistita hanno letteralmente stravolto il mondo della MTB.
La loro diffusione è ormai capillare e continuerà a crescere, soprattutto in ambiti come:
- mobilità alternativa quotidiana
- turismo outdoor
- fruizione “allargata” della montagna
Fin qui, nulla di negativo. Anzi.
Il problema nasce quando si guarda al cuore sportivo e culturale della MTB, quello che ha costruito questa disciplina negli ultimi decenni.

Un mercato sbilanciato
Oggi il mercato off-road presenta un dato che non può essere ignorato:
9 bici elettriche vendute ogni 1 muscolare.
Questo squilibrio porta con sé una conseguenza diretta:
gli investimenti in marketing, comunicazione e sponsorizzazioni si spostano quasi esclusivamente verso l’e-bike.
La domanda, a questo punto, diventa inevitabile:
perché investire in squadre XC, Enduro o DH se poi il prodotto che si vende è quasi solo elettrico, a un pubblico che spesso non conosce nemmeno quel mondo?
Dal punto di vista industriale è una scelta comprensibile.
Dal punto di vista culturale, però, è un rischio enorme.
Senza gare non esiste comunità
Le competizioni non sono solo eventi sportivi.
Sono luoghi di aggregazione, catalizzatori di passioni, sogni e identità.
Le gare creano:
- comunità
- modelli di riferimento
- linguaggi condivisi
- nuovi praticanti
Questo vale per tutte le discipline, anche le più anticonformiste: dal freeride allo skate, dal surf al dirt.
Senza una base culturale comune, una disciplina non cresce. Scompare.

Il grande vuoto delle e-bike
Ed è qui che nasce il vero problema:
quali sono oggi le manifestazioni di riferimento per le e-bike?
- Le gare tradizionali (XC, Enduro, DH) perdono parte del valore umano con l’assistenza elettrica
- Le competizioni motoristiche restano irraggiungibili
- Se liberalizziamo potenza e velocità, che differenza resta tra e-bike e un mezzo a motore?
Senza un format chiaro, senza regole condivise, senza un’identità sportiva riconoscibile, è impossibile creare una comunità stabile.
Il paradosso del mercato
All’ultima fiera di Misano la spaccatura era evidente:
- da un lato, solo e-bike
- dall’altro, componenti ultra-performanti per la MTB tradizionale
Scarpe XC con suola in carbonio, caschi leggeri, protezioni minimal che permettono di pedalare meglio, non meno.
Ma se tutti usassero solo e-bike, a cosa servirebbero questi prodotti?
A nulla.
Forse la soluzione è uscire dal recinto
Una provocazione finale:
e se estremizzare le e-bike, portandole ufficialmente fuori dal concetto di bicicletta, fosse una soluzione?
Non per demonizzarle, ma per chiarire cosa sono.
Perché se tutto resta confuso, il rischio è concreto:
la MTB potrebbe fare la fine della BMX, con una differenza sostanziale.
L’e-bike potrebbe sostituirla solo in parte, ma senza una comunità di riferimento la bolla si sgonfierebbe rapidamente.

