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SOGLIA nella MTB: cosa accade a livello dell’organismo a questa intensità?

Andiamo ad analizzare bene l’aspetto della Soglia.

Luca Braidot
Sicuramente Luca Braidot ha raggiunto il valore di soglia a Lenzerheide 😂 - ©Bartek Wolinski / Red Bull Content Pool

Abbiamo già parlato degli allenamenti in soglia e di come sia corretto organizzarli (l’articolo lo trovi qui); ora proviamo a fare una descrizione di cosa accade ai valori di soglia e di come reagisce il nostro organismo.

Quando si parla del concetto di soglia, si descrivere uno spartiacque fra due condizioni diverse. Al di qua di essa vi è un tipo di sforzo fisico, al di là si entra in un ambiente di allenamento diverso. Nel caso del ciclismo il termine ‘soglia anaerobica’ sta a indicare il passaggio da uno sforzo in cui l’energia necessaria viene prodotta quasi esclusivamente dal metabolismo energetico aerobico, ad un’attività in cui entra in gioco in modo importante quello anaerobico.

Volendo semplificare il concetto, potremmo dire che al di sotto della soglia anaerobica si ha un’attività fisica a bassa intensità mentre al di sopra di essa si ha uno sforzo ad alta intensità, dove la sensazione di fatica crescerà e lo sforzo sarà necessariamente di breve durata.

Emily Batty
Emily Batty – ©Bartek Wolinski / Red Bull Content Pool

Differenza fra i due metabolismi

Qual è la differenza fra il metabolismo aerobico e quello anaerobico? Nel primo per produrre energia si utilizza l’ossigeno, mentre nel secondo la produzione energetica avviene mediate glicolisi e senza l’utilizzo dell’ossigeno.

I prodotti di scarto del meccanismo aerobico sono l’anidride carbonica e l’acqua, mentre dal processo anaerobico si ottiene l’acido lattico.

I due meccanismi coesistono durante tutte le fasi in cui siamo attivi. Durante un’uscita a ritmo blando sarà predominante l’impegno del meccanismo aerobico,  la componente anaerobica sarà marginale, così come  la produzione di acido lattico, che sarà completante riassorbita dall’organismo. Con l’aumentare dell’intensità vi sarà un incremento della sua produzione, fino ad arrivare appunto al valore di soglia anaerobica, momento in cui quello prodotto sarà superiore alla capacità di smaltimento. In questo caso si depositerà nei muscoli portato ad una rapida riduzione della performance. L’acido lattico produrrà una sensazione di bruciore e di dolenzia momentanea, che non va confusa con i dolori del giorno dopo ( DOMS) di cui abbiamo parlato in precedenza ( trovi l’articolo QUI). Infatti, l’acido lattico si riassorbe in poche ore dalla la fine dell’attività sportiva.

Meccanismo endocrini coinvolti

Ma quando lavoriamo ai ritmi di soglia, quali sono i meccanismi endocrini coinvolti?

Dal punto di vista ormonale sono coinvolti in questo le stesse sostanze presenti anche ai livelli di intensità più bassa; la differenza è nella quantità prodotta dal nostro corpo. I due elementi principali sono l’adrenalina e la noradrenalina, che sono importante nella produzione energetica, infatti alzano la pressione e il battito cardiaco, stimolano la mobilizzazione dei grassi depositati, inibiscono la produzione dell’insulina e stimolano il rilascio del glicogeno epatico e muscolare. Perché avvenga l’inibizione della produzione di insulina però è necessario che non vengano assunti alimenti insulinostimolanti come i carboidrati, perché in tal caso affinché questo avvenga l’intensità di esercizi deve essere più elevata. Oltre alle sostanze appena descritte a sforzi intensi aumenta anche la produzione dell’ormone GH, attivo direttamente nella mobilizzazione dei grassi e indirettamente nello sviluppo dei tessuti.

Cosa bruciamo ai valori di soglia?

Con l’aumentare dell’intensità di esercizio il carburante necessario al nostro organismo si modifica, passando dalla lipolisi, ovvero dall’utilizzo dei grassi alla glicolisi, che ha come elemento di scarto il piruvato, il quale può entrare nei mitocondri per produrre energia attraverso la respirazione mitocondriale, oppure convertito in lattato.

quindi potremmo affermare che per dimagrire meglio un lavoro a media intensità, anche se è un’affermazione vera solo in parte, poiché abbiamo visto che l’adrenalina permette di mettere in circolo il grasso depositato, a patto però di curare attentamente la nostra alimentazione, evitando di introdurre cibi ricchi di carboidrati, che riducono questa possibilità. Sarà il soggetto di un prossimo articolo, dove andremo ad analizzare da un punto di vista differente l’alimentazione di un biker.

Per adesso, pensa a pedalare 🙂



Scritto da

[email protected] Redattore ed esperto di viaggi in mountain bike. Chiropratico e personal trainer, da anni al seguito di alcuni dei più forti interpreti nazionali dell'enduro mtb.

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