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C’è bisogno di un cambiamento nel mondo Enduro MTB?

Il “popolo” dell’enduro chiede dei cambiamenti nella disciplina: andiamo a leggere (ed analizzare) molti dei commenti ricevuti.

enduro mtb
©Wario Pierguidi/e-Enduro

Le dichiarazioni di Marcello Pesenti, sicuramente deluso dall’infortunio a pochi giorni dall’Italiano Enduro di Castel del Rio (BO), hanno fatto discutere ma anche portato alla luce un tema caldo: vale a dire le furgonate spesso eccessive sui campi gara e le prove speciali tritate dagli atleti.

Premetto che la mia è solo una esamina dopo le decine e decine di commenti amareggiati ricevuti sul nostro post, niente contro chi organizza con passione le gare o, in questo caso, contro l’organizzazione degli italiani di Castel del Rio. Anzi, senza chi organizza, le gare non ci sarebbero, quindi “avoglia” fare questi discorsi.

Come detto non facciamo di tutta l’erba un fascio: molte gare e circuiti stanno lavorando bene (Toscano Enduro in primis), ma rimane il fatto che non esiste un coordinamento nell’enduro e se le cose vanno bene è spesso merito delle singole organizzazioni che ci mettono del loro. La colpa, è brutto dirlo, ma spesso sta negli utilizzatori finali, cioè noi biker.

Tutto questo polverone è nato da questo post sottostante di Marcello Pesenti su Instagram, in seguito ripreso da Marco Tagliaferri per lanciare degli interessanti spunti di riflessione.

POST DI MARCELLO PESENTI


PROPOSTE DI CAMBIAMENTO

Andiamo a leggere (ed analizzare con una mia personale risposta) su molti dei commenti ricevuti al nostro post Facebook:

Amara verità 🙂


Sono d’accordo nel concetto. Quello dei sentieri “pettinati” (come dice Pippo Marani) è un argomento che spesso trattiamo in modo ironico nei nostri video: le bici sono sempre più performanti, con escursioni e geometrie generose, e i tracciati stanno diventando sempre più semplici (basta guardare molti bike park dove troviamo la maggior parte dei tracciati “biglie friendly”).


È il problema di ogni sport o attività, non c’è da farne una colpa: all’inizio il clima genuino rende tutto più bello, non ci si scappa. Diciamo che una soluzione potrebbe essere quella di differenziare per bene le classi di gara: al momento stanno sparendo le gare minori/regionali, quelle gare dove la classifica non interessa, si paga poco l’iscrizione e ci si vuole solo divertire. Oramai anche nelle gare regionali si tende sempre a invitare il PRO di turno e a cercare, indirettamente, di alzare il livello e togliere quello spirito che la gare regionale dovrebbe avere. Nelle gare regionali, quel clima di cui parli, dovrebbe sempre esserci.


Il local sarà sempre favorito ma sarà favorito solo sul circuito di casa (poi comunque basterebbe una deviazione a metà PS e lo si manda in crisi 😄). Quindi la filosofia di non fare provare i percorsi è giusta, tanto poi alla gara successiva il local tornerebbe al suo livello. E se qualcuno rompe ancora dicendo che i local sono favoriti se si tengono i percorsi nascosti, la risposta è:”siamo amatori, divertiamoci! Lo batterai la gara successiva….o nel terzo tempo finita la gara!”


Si, secondo me questo è uno degli aspetti fulcro e mi trovi pienamente d’accordo. Se uno vuole provare la gara e farsi 3000m di dislivello i 2 giorni precedenti faccia pure. Ed ecco che ritornerebbero alla ribalta “gli uomini”, i veri enduristi, quello ora chiameremo atleti da all-mountain 🙂 Nel lontano 2014, quando ero piccolo e sgrammaticato, scrivevo:”L’importante è che questo “modus operandi” dei bike shuttle non entri anche nelle gare minori altrimenti sì che sarebbe una filosofia sbagliata (vedi link articolo).


L’enduro è difficile da seguire mediaticamente con telecamere e servizi TV. Tutto qua. Se guardi i report delle Enduro World Series è una disciplina molto avvincente con atleti di diverse caratteristiche rispetto a XC e DH (vedremo come Eurosport la saprà rilanciare il prossimo anno) e in questo contesto, il fatto di guidare a vista con poche prove, è messo in pratica.


Si, bel ragionamento: il segreto è avere gente competente alla guida delle varie società sportive, dei circuiti o ai piani alti della Federazione, solo così si possono fare delle scelte ragionate (facile a dirsi…)


Il famoso “cuggino” 😉 La risposta riprende un po’ quello che ho detto nel commento precedente.


Davide è il DS che ha avuto in passato, tra le sue file, anche Mirko Vendemmia.


Ecco, quando si parla di persone competenti alla guida, Roberto Ciambrone potrebbe essere una di loro. Una bella esamina schietta e precisa, però non è facile programmare una stagione di gare all’estero per una società che non abita in al nord-est. Tutti parlano di Francia ma se non abiti in Liguria è dura. Capisco benissimo il suggerimento, alla fine chi vuole davvero emergere ce la fa, “nothing is impossible”, ma sarebbe bello portare questa mentalità anche nelle nostre gare grazie ad organizzatori lungimiranti. Riporto la frase iniziale:”La colpa, è brutto dirlo, ma spesso sta negli utilizzatori finali, cioè noi biker.


La FCI spesso è molto “dura” nei regolamenti anche in gare che potrebbero richiedere meno rigore (amatoriali/regionali). Ma è così, un po’ come la burocrazia in Italia. Si dovrebbero fare dei trattamenti completamente diversi alle diverse classi di gara: le gare regionali dovrebbero promuovere la disciplina ed essere molto più libere di organizzare, con meno tassazione per gli organizzatori, in modo da evitare di affidarsi ad enti della consulta per fare la gara del paese (la gara del paese non deve essere vista come una gara minore, è il fulcro per far crescere la passione anche nei giovani e quindi il movimento).


Si, in alcuni frangenti l’Enduro può prendere il nome di Downhill di Serie B se permetti agli atleti di tritare una pista già di per sè non troppo difficile in un contesto naturale. Oppure togli l’aspetto del pedalato (quante volte ho sentito:”ma quanto pedalato c’è in questa gara?”, il tutto di fronte a uno strappo di 50m). Riguardo le classi/ranking mi trovi completamente d’accordo, vedi commento precedente.




Scritto da

davide.finetto@365mountainbike.it Sono un appassionato di tutto ciò che ha 2 ruote: in età giovanile ho praticato agonisticamente il ciclismo su strada e su pista (campione Italiano Allievi). All'età di 18 anni sono passato nel cross country gareggiando a livello nazionale/internazionale come Under23. Passato Elite, ho fatto la scelta di prendere le cose più alla leggera dal punto di vista dell'allenamento, ed ecco che è nato l'amore per le discipline gravity, formandomi come maestro e guida FCI MTB. Ora ho fatto della mia passione la mia professione gestendo 2 centri MTB all'isola d'Elba (Bike Center Elba ed Elba MTB), creando il FANTAmtb e raccontando in modo ironico, ma professionale, tutto quello che ruota attorno alla MTB grazie a 365mountainbike e 365tv (YouTube 'PULITI dentro BIKER fuori').

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